Rapimento del vietnamita, dove eravamo rimasti

Quasi due settimane dopo l’ultimo nostro articolo prima della pausa, riprendiamo la questione del rapimento del cittadino vietnamita Trinh Xuan Thanh, che i servizi segreti del Vietnam hanno sequestrato in un parco pubblico a Berlino un anno fa e riportato in patria anche con l’aiuto di un aereo di stato fornito dal governo della Slovacchia. Allora avevamo scritto che l’ufficio del Procuratore generale aveva annunciato di avere avviato un incontro con le controparti in Germania e Repubblica Ceca per districare la questione del rapimento, in cui peraltro la vittima si dichiarava perseguitato politico nel suo paese, ragion per cui aveva richiesto asilo in Germania.

Ora apprendiamo che il Procuratore generale federale della Germania, Peter Frank avrebbe negato di conoscere il rapporto degli investigatori che è stato citato dal quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung, e poi riportato dal quotidiano slovacco Dennik N. Lo ha confermato ai giornalisti slovacco il PG slovacco Jaromír Čižnár la scorsa settimana dopo aver incontrato Frank. Il capo della Procura generale slovacca ha detto che la Germania ha chiesto alla Slovacchia di fornire assistenza legale nelle indagini, cosa che è stata fatta  in modo «altamente professionale e ai più alti livelli». Čižnár ha detto che i procuratori che supervisionano l’indagine in Slovacchia hanno in programma di esonerare dall’impegno di riservatezza 44 persone che potrebbero testimoniare nel caso – funzionari del governo, agenti di polizia e dei servizi, staff dell’aereo governativo e altre persone che hanno avuto una funziona nella visita ufficiale della delegazione vietnamita. Il PG Čižnár ha detto che gli interrogatori sono in corso, e ha chiesto pazienza a chi domandava di conoscerne i primi risultati. Ha poi negato la possibilità di istituire una squadra congiunta di investigatori, dato che l’idea non piace a Berlino in quanto il reato è stato commesso su territorio tedesco.

Il redattore capo di Denník N, Matúš Kostolný, pensa che le dichiarazioni di Čižnár indichino da un lato che le autorità tedesche sono soddisfatte della cooperazione slovacca, ma dall’altro egli trova che le autorità slovacche non hanno gestito la questione in modo proattivo. Egli ha scritto che il PG «non era stato informato in modo soddisfacente dai colleghi dei servizi segreti o della polizia sull’avere o meno alcuna conoscenza del rapimento».

In precedenza, pochi giorni prima, si erano riunite le commissioni parlamentari per la Difesa e la sicurezza e per la Vigilanza del Servizio di intelligence slovacco (SIS). Nella prima riunione il ministro dell’Interno Denisa Sakova (Smer-SD) ha detto che è necessario attendere fino a quando non sia completamente indagato l’intero caso. Il rapimento, ha detto, «ha avuto luogo in Germania. La polizia tedesca ha cominciato a trattare il caso, sotto la supervisione della Procura della repubblica tedesca. L’indagine è in corso e stiamo fornendo cooperazione all’interno del sistema di assistenza legale internazionale», ha detto Sakova durante l’audizione, una parte della quale si è tenuta a porte chiuse ed è stata secretata. La ministra ha anche accettato di liberare dal segreto di stato 14 funzionari del ministero che hanno potuto testimoniare sul caso.

Mentre dopo la riunione del comitato parlamentare per i Servizi segreti il suo presidente, il deputato OLaNO Borisl Grendel, ha detto di poter escludere che il Servizio di intelligence slovacco (SIS) abbia svolto un qualche ruolo nel rapimento del vietnamita ed ex manager statale Trinh Xuan Thanh. Come ha testimoniato il direttore del SIS Anton Safarik, che ha risposto a tutte le domande dei parlamentari in modo credibile, ai servizi segreti non era stato chiesto dal Ministero degli Interni di cooperare per la verifica delle informazioni e l’organizzazione dela visita della delegazione vietnamita in Slovacchia. «Secondo le informazioni che abbiamo, SIS non ha nascosto alcuna informazione su questo tema. Nel momento in cui SIS dovesse riceverne [informazioni], le comunicherà alle autorità competenti», ha detto Grendel.

Dopo settimane di attesa, sull’onda dello scandalo il primo ministro Peter Pellegrini (Smer-SD) aveva garantito all’inizio di agosto l’interesse di tutto il suo governo a chiarire quanto prima le circostanze relative al rapimento del vietnamita Trinh Xuan Thanh attraverso la Slovacchia. Il governo e ogni membro del governo, ha spiegato il premier Pellegrini, «farà di tutto per indagare a fondo su tutte le informazioni che verranno pubblicate»: «conoscere la verità è l’unica soluzione possibile alla situazione che stiamo affrontando», aveva affermato.

Le prime notizie sul rapimento erano arrivate sui media soltanto poche settimane fa, malgrado i fatti risalgano al luglio 2017. Nonostante il dialogo tra i due paesi fosse stato attivato da mesi, fino ad allora non se ne sapeva niente e fino a due settimane fa le autorità slovacche continuavano a dire che la questione era di competenza tedesca, e polizia o procure in Slovacchia non avevano titolo per aprire alcun fascicolo di indagine. Avevano tuttavia fornito, come richiesto dal governo tedesco, assistenza legale e cooperazione alle autorità di Berlino.

La questione, e lo scandalo, era salito di intensità quando alcuni giornali tedeschi avevano citato i forti sospetti della autorità della Germania sul coinvolgimento attivo delle autorità slovacche nel rapimento, quanto meno nel facilitare le operazioni dei servizi segreti vietnamiti. Sospetti che chiamavano in causa l’allora ministro dell’Interno Robert Kalinak (Smer-SD), dimessosi a marzo per le proteste di piazza che hanno seguito il doppio omicidio del giornalista Jan Kuciak e della fidanzata Martina. Ministro che continua a dire di non aver saputo nulla dell’eventuale trasporto sull’aereo governativo slovacco, insieme alla delegazione del ministro della sicurezza vietnamita in visita ufficiale a Bratislava, di un uomo rapito illegalmente. Nei giorni scorsi si è saputo che Kalinak si sarebbe sottoposto volontariamente alla macchina della verità rispondento alle domande dei servizi di intelligence per dimostrare la sua estraneità, e questo nonostante la legge slovacca non ammetta i risultati di tali test perché ritenuti inaffidabili.

Il leader del partito Most-Hid, Bela Bugar, ha ribadito il 15 agosto che se venisse confermato che alcuni degli organi statali della Slovacchia sono stati consapevolmente e attivamente coinvolti nel rapimento, il partito si ritirerà dalla coalizione di governo, togliendogli la maggioranza in Parlamento. Se invece i vietnamiti hanno “imbrogliato” la Slovacchia abusando dell’aereo di stato fornito a titolo di cortesia, Bratislava dovrebbe espellere all’istante l’ambasciatore vietnamita, ha dichiarato Bugar, che si attende tempi rapidi per l’indagine: «Non credo che sia nell’interesse del Procuratore generale prolungare i tempi delle indagini», ha detto, augurandosi che i fatti possano essere appuranti al massimo entro un paio di mesi.

(La Redazione)

Foto:
In alto – bilaterale del 2016 tra 
i governi slovacco e vietnamita | Sotto – il PG Jaromír Čižnár (Dennik N) | In fondo – l’ex ministro Robert Kalinak (Vlada SR)

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