Il soft power di Al Qaeda sta prevalendo sullo Stato Islamico

Campagne militari mirate e radicamento nei territori conquistati attraverso la mediazione con i leader di comunità e tribù locali. Alla brutalità e al sensazionalismo degli attentati sferrati dallo Stato Islamico in tutto il mondo, negli ultimi anni Al Qaeda ha contrapposto una strategia di soft power che sta permettendo all’organizzazione jihadista guidata da Ayman al-Zawahiridi confermarsi quale prima minaccia terroristica a livello globale rispetto al Califfato di Abu Bakr Al Baghdadi.

Quella su cui sta puntando la leadership qaedista nasce in realtà dall’esigenza di rifondare a ogni suo livello l’organizzazione e risollevarla da uno stato di debolezza causato dalla massiccia risposta militare degli Stati Uniti agli attacchi dell’11 settembre del 2001 e dall’uccisione di Osama bin Laden nel 2011.

Congelando in questa fase la tattica degli attacchi diretti contro l’Occidente, missione che resta comunque prioritaria per l’organizzazione come più volte ribadito da Al-Zawahiri, Al Qaeda ha prima rilanciato le propria ambizioni internazionali annunciando nel settembre del 2014 la nascita di AQIS (Al Qaeda nel subcontinente indiano), mentre negli ultimi mesi ha sfruttato a proprio favore le battute d’arresto patite dallo Stato Islamico in Medio Oriente e Nord Africa per consolidare la propria presenza in diversi fronti strategici: Afghanistan, Yemen, Somalia e Sahel.

[…continua]

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Foto Hamid Mir cc by sa
Foto Tom Hannigan cc-by

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