Salario minimo, nessun compromesso finora. Il ministero annuncerà sua proposta

Il ministero del Lavoro ha annunciato che preparerà entro la fine di luglio la propria proposta di aumento del salario minimo per il prossimo anno, documento che sarà quindi presentato al Consiglio economico e sociale del governo. Se non sarà raggiunto un accordo sull’aumento del salario minimo tra le parti sociali – datori di lavoro, sindacati e ministero – sarà quest’ultimo a decidere, come fatto negli ultimi anni, e invierò la propria proposta al governo che deciderà entro il 20 ottobre.

Al momento le parti sono piuttosto lontane da un compromesso. La Confederazione dei sindacati KOZ spinge per ottenere un salario minimo di 635 euro lordi al mese nel 2018, che vorrebbe dire un balzo del 32% dall’attuale livello di 480 euro. Un importo improponibile per le organizzazioni di datori di lavoro, come la Confindustria slovacca (AZZZ) che rigetta la proposta giudicandola assolutamente irrealistica e fuori dal mondo. Le associazioni di imprese suggeriscono invece di legare gli aumenti alla crescita media delle retribuzioni, con soluzioni graduali che suggeriscano aumenti tollerabili nel corso di un certo numero di anni.

Già nel 2018 l’aumento del salario minimo del 10,34% era stato il più alto degli ultimi due anni, e superiore alla crescita media dei salari nell’economia slovacca. Ma KOZ difende la sua richiesta affermando che garantirebbe un minimo salariale pari al 60% del salario medio nazionale stimato per il 2019. Il 60% è il livello raccomandato anche dal Comitato europeo dei diritti sociali, dicono i sindacati.

Nei mesi scorsi il premier Peter Pellegrini (Smer-SD) ha detto che il governo ha tra le sue priorità quella di garantire aumenti del livello di salario minimo per superare «significativamente i 500 euro al mese nel 2019». Nella giornata del lavoro del 1° maggio Pellegrini aveva poi promesso di prendere provvedimenti «per ridurre ogni anno il numero di lavoratori retribuiti con il salario minimo».

(Red)

Foto stux CC0

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