Migrazioni: gli Stati, l’UE e i Global Compacts dell’Onu

Il fenomeno delle migrazioni tocca una sensibilità profonda dell’Europa: la ricerca dell’identità perduta a cospetto dei sani propositi che abbondano nel Trattato sull’Unione europea. Sul punto, l’Unione sconta la sottovalutazione politica ed il vuoto giuridico. Agli inizi il fenomeno appariva controllabile coi mezzi di bordo e con il richiamo alla vocazione umanitaria dell’Unione e dei suoi popoli. Quando i numeri divennero importanti fino al picco del 2015, la reazione fu invece sovradimensionata. Frutto della propaganda di ambienti politici interessati ad alimentare la tensione emotiva e frutto della percezione popolare di essere, i cittadini europei, in balia di fenomeni incontrollati.

In carenza di una reazione europea adeguata, la paura dell’invasione ha finito per dominare il pubblico dibattito. Su questo abbrivio contano i movimenti cosiddetti sovranisti per raggiungere la maggioranza in seno al prossimo Parlamento europeo, fino a scardinare il tradizionale duopolio popolare e socialista.

L’argomento forte del sovranismo è che le frontiere degli Stati membri costieri (Grecia, Malta, Italia, Francia, Spagna) sono le frontiere esterne dell’Unione. La loro protezione pesa in prima battuta sullo stato interessato e, in solido, sull’Unione nel suo insieme. Di qui l’appello alla solidarietà europea o, in caso di silenzio, il grido “l’Europa ci ha lasciati soli”. Segue l’imperativo ad adoperarsi da soli: stringendo intese bilaterali con i Paesi di provenienza e di transito dei flussi; dirottando i flussi verso altre destinazioni europee (il caso Aquarius); aprendo i porti nazionali in funzione della bandiera della nave soccorso (le Ong straniere respinte, le navi militari nazionali accolte giocoforza).

La mancanza di una strategia europea condivisa, pur possibile
Manca una strategia europea condivisa. Si susseguono i vertici dei Ventotto in cerca della pietra filosofale. Si moltiplicano, insieme, i richiami alla vocazione umanitaria dell’Europa e all’esigenza di tutelare, costi quel che costi, le frontiere e le identità nazionali che si temono minacciate. Un quadro disordinato dove qualsiasi iniziativa, anche la più scomposta, pare avere diritto di cittadinanza. Occorrerebbe una regia europea che non si intravede. Difficile aspettarla da una Commissione a fine mandato, difficile aspettarla da un Consiglio europeo prigioniero della regola del consenso. Le risposte nazionali sono quasi le sole ascoltate dal grande pubblico. […]

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Foto Francesco Malavolta
©Frontex / EC – Audiovisual Service

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