Con la Russia le sanzioni non sono una strategia

L’ultimo rinnovo da parte dell’UE

I ministri degli Esteri dell’Unione Europea lo scorso 18 giugno hanno esteso le sanzioni alla Russia per un altro anno; resteranno in vigore fino al 23 giugno 2019.  Il Consiglio ha sottolineato che l’UE “resta fermamente volta a difendere la sovranità dell’Ucraina e la sua integrità territoriale”. “A quattro anni dall’annessione illegale della Repubblica autonoma di Crimea e della città di Sebastopoli da parte della Federazione Russa, l’UE riafferma che non riconosce e continua a condannare tale violazione del diritto internazionale”, si legge nel comunicato.

Le misure interessano cittadini e aziende europee che non potranno intrattenere rapporti commerciali (turismo compreso) in Crimea e a Sebastopoli: si proibisce l’importazione di prodotti provenienti dalla penisola, gli investimenti e gli acquisti di immobili, servizi turistici (crociere comprese), l’esportazione di prodotti relativi a trasporti, telecomunicazioni e settore energetico ad aziende che hanno base in Crimea.

Genesi e cronologia delle sanzioni

All’indomani del referendum e della successiva annessione della Crimea (marzo 2014), l’Unione Europea, gli Stati Uniti, Canada, Australia, Norvegia, Giappone ed altri stati (anche storicamente “alleati” di Mosca, quali Montenegro o Moldavia) hanno risposto a tale violazione del diritto internazionale imponendo una serie di sanzioni alla Russia e alla penisola annessa. In questa sede East Journal si concentrerà principalmente sulle sanzioni implementate dall’Unione Europea e dall’Ucraina, tralasciando le altre introdotte dai singoli stati.

La decisione firmata dall’UE il 17 marzo 2014 era prettamente diplomatica: sanciva infatti che una lista di persone (21, poi ampliata) direttamente responsabili dell’annessione della penisola non avrebbero potuto entrare in territorio europeo, né intrattenere rapporti economico-finanziari. Si trattava comunque dell’implementazione maggiore di sanzioni verso la Russia mai attuata dal 1991.

Oltre ad ampliare la lista di persone nel mirino delle sanzioni, nel luglio 2014 il Consiglio dell’Unione Europea aggiunse una specifica restrizione commerciale: un embargo completo di commercio di armi e altro materiale militare verso la Russia, compresi investimenti e fondi destinati a fini militari. Una decisione derivata anche dalle manovre militari accesesi nel Donbass in quei mesi.

Entro la fine del 2014, l’UE provvide anche ad aggiungere una serie di limitazioni di natura più economica: bloccati alcuni investimenti e acquisti di immobili in Crimea, così come i servizi turistici, e interrotto il supporto alle esplorazioni energetiche russe nel Mar Nero.

Da allora le sanzioni sono state rinnovate dall’Unione Europea ogni sei mesi, nonostante i primi cori di dissenso da parte soprattutto di Grecia, Francia, Italia, Ungheria, sollevatisi già dal gennaio 2015.

Le controsanzioni

Senza farsi troppo attendere, nell’agosto del 2014, il Cremlino rispose alle sanzioni internazionali introducendo una serie di controsanzioni, pesantemente limitanti il commercio europeo e americano in Russia e Crimea: l’importazione di prodotti alimentari europei (e da tutti gli stati che avevano imposto sanzioni alla Russia) venne allora praticamente bloccata. Frutta, verdura, carne, pesce, latte e latticini figurano nella lista dell’embargo; il 10% delle esportazioni alimentari dell’Unione Europea dirette alla Russia venne con queste misure pesantemente colpito. All’embargo alimentare si aggiunse poco dopo anche quello sui prodotti dell’industria leggera, quale il tessile, l’abbigliamento, le calzature. Dal novembre 2016 anche il sale, compreso quello marino, è sotto restrizioni di importazione.

[…continua]

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Foto falco CC0

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