Prestami il tuo trattore

Dicono che tra qualche decina di anni funzionerà quasi tutto così e la chiamano, in mancanza di un termine migliore, sharing economy – o economia collaborativa. Che non sempre prevede una collaborazione, ma piuttosto un cambiamento radicale nel rapporto delle persone con le cose: non c’è più bisogno di possedere qualcosa per usarla.

Qualsiasi origine è un racconto a colori, ma sembra che il fenomeno sia cominciato con le canzoni e i film: all’improvviso perché qualcun altro avesse quello che avevo io non c’era bisogno che io non lo avessi più. Al di là dello scioglilingua, la questione era chiara: se presto un libro non avrò più quel libro, se condivido il mio piatto di lenticchie mangerò mezzo piatto di lenticchie; se voglio dare ad altri il mio mp3 continuerò ad averne uno intero. Così è nato un modello che sfidava i princìpi della nostra società: dare non equivale a cedere, condividere non equivale a perdere. La generosità ha smesso di essere un sacrificio.

Civetteria e sopravvivenza
Il modello si è esteso a cose meno distribuibili, sotto forma di tempo. Non posso dare la metà della mia casa o della mia automobile, ma se non la uso per tre giorni o tre ore posso cedere quelle ore o quei giorni. Così sono nati gli airbnb, gli über e le altre attività innovative, che ben presto si sono rovinate sotto l’assedio dei soliti capitalisti.

Ma il modello resiste e cerca nuove espressioni. Una delle argomentazioni a suo favore è che sia il miglior modo di ridurre gli sprechi: il fatto che qualcuno abbia bisogno di spostare una tonnellata di metallo e plastica per andare al mercato è un fallimento della civiltà; se poi non li usa per il 90 per cento del tempo, il fallimento è ancora maggiore. Se le automobili fossero condivise, dice uno studio recente, invece del miliardo di auto che c’è nel mondo ne basterebbero cinquanta milioni, la Terra ce ne sarebbe grata e i terreni ancora di più. […continua]

Vai a leggere il resto su Internazionale

Foto hpgruesen CC0

Articoli più letti

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.