Il mondo è sempre meno pacifico

Nel 2017 il mondo è diventato un po’ meno pacifico dell’anno precedente, ed è la quarta volta consecutiva che accade, secondo l’ultimo rapporto del Global Peace Index. L’indice del centro di ricerca internazionale Institute for Economics and Peace tenta di verificare la situazione a livello dell’intero pianeta e dei singoli Stati. È un indicatore basato non solo sull’esistenza di una vera e propria situazione di conflitto con un altro Stato o di una guerra civile interna, ma anche su altri parametri. Se uno Stato sia più o meno pacifico e se faccia o meno progressi rispetto all’anno precedente dipende anche dagli omicidi e dai crimini violenti in generale che si registrano al suo interno, dalle relazioni che ha con gli altri Paesi, dalle spese militari e da altri 20 indicatori che vengono raggruppati in tre categorie: sicurezza, conflitti in corso, militarizzazione.

Il Paese più pacifico del mondo risulta essere l’Islanda (sopra, un panorama di Reykjavik), che mantiene questo primato da dieci anni, seguita da Nuova Zelanda, Austria, Portogallo e Danimarca. L’Italia si trova al 38esimo, con un punteggio che viene definito di alta pacificità. All’ultimo posto si trova da cinque anni ormai la Siria, preceduta da Afghanistan, Sud Sudan, Iraq, Somalia, Yemen e Libia. Anche Russia e Ucraina, Corea del Nord e Turchia, Pakistan e Nigeria sono nella lista dei Paesi meno pacifici del pianeta. La situazione è peggiorata in 92 Stati e migliorata solo in 71.

In generale, l’Europa resta l’area del mondo meno conflittuale (Medio Oriente e Nord Africa resta invece l’area più conflittuale), ma anche nel nostro Continente le cose sono andate peggio nel 2017 per il terzo anno consecutivo.

La pace rende dal punto di vista economico. I Paesi più pacifici hanno fatto registrare tassi di crescita del Prodotto interno lordo tre volte superiori rispetto a quelli meno pacifici negli ultimi settant’anni. E il reddito pro capite delle nazioni in cui la situazione è migliorata è cresciuto sette volte di più rispetto a quelli in cui è peggiorata.

(Paolo Magliocco, La Stampa cc by nc nd)


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