L’idea indicibile dell’Austria: azzerare le richieste d’asilo in Europa

Il dossier a Bruxelles: selezione fuori dai confini dell’Ue e accoglienza solo per chi condivide i valori occidentali.

«Stop alle domande per il diritto di asilo sul territorio della Ue». L’Austria è da nove giorni presidente di turno della Ue e spinge a tavoletta sull’acceleratore per promuovere la linea dura sulla gestione della crisi dei migranti. Non solo confini europei sigillati, per bloccare qualunque sbarco o arrivo via terra non controllato.

Il cambio di paradigma
Il paper è stato proposto dall’entourage di Herbert Kickl, ministro degli Interni della destra austriaca (Fpö). Ha come obiettivo un cambio di paradigma, che viene così motivato: la crisi dei migranti del 2015 ha mostrato in modo drammatico i limiti dell’attuale sistema di richieste di asilo, dicono a Vienna. Inoltre, «i migranti che arrivano nei nostri Paesi non sono i soggetti più bisogni di protezione, ma quelli che possono permettersi di pagare i trafficanti», alimentando quello che nella retorica d’Oltralpe viene chiamato il «turismo dell’asilo», sfruttato da «estremisti e terroristi».

Chi può entrare?
Ma secondo Vienna, dunque, chi può entrare? Dovrebbero essere gli Stati Ue a scegliere quante persone far venire. Nei campi – «hotspot» – creati fuori dal territorio dell’Unione le organizzazioni internazionali come l’Unhcr o la Iom dovrebbero identificare chi ha davvero bisogno di protezione, su mandato dei singoli Paesi Ue. Ogni membro Ue potrà stabilire a quanti migranti concedere l’asilo. Va detto che sulla possibilità di costruire hotspot in Africa vige la totale incertezza, primo perché molti stati africani si sono rifiutati di ospitare centri-migranti, secondo perché il Consiglio europeo del 28 giugno di fatto li ha esclusi. E infatti Vienna usa questo argomento per difendersi: «È un documento per i funzionari, è stato in parte superato dalle decisioni del 28», dice il portavoce del governo.

In conflitto con Ginevra
Due categorie di migranti potrebbero far domanda di asilo: «Coloro che rispettano valori, diritti e libertà fondamentali della Ue». Una richiesta, però apparentemente in contrasto con la Convenzione di Ginevra del 1951: tra i doveri del richiedente c’è quello di conformarsi alle leggi del Paese ospitante, non ai valori. Sarebbero anche accettati i migranti che «scappano da un Paese vicino all’Ue», o da terre lontane, ma «se non trovano nessun Paese terzo sicuro tra il loro e il Paese di primo approdo Ue». Afghani, iracheni, siriani, eritrei e somali, insomma, che con l’attuale sistema hanno buona probabilità di vedere accettate le loro domande di asilo, sarebbero tutti respinti alle frontiere esterne. Loro e le loro domande d’asilo. Sempre se il giro di vite proposto da Kickl andrà avanti, trovando prima di tutto consenso tra i colleghi del ministero degli Interni degli altri Paesi.

(Letizia Tortello, La Stampa cc by nc nd)

 

Foto: migranti al confine austroungherese di
Nickelsdorf, 6/9/2015 Mstyslav Chernov cc by sa

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