Come si sconfiggono le fake news?

Una ricerca del Parlamento Europeo fa il punto sulla disinformazione online. La soluzione? Passa dalla cultura. Articolo di Andrea Daniele Signorelli, Wired.it.

È passato un anno e mezzo dalla vittoria di Donald Trump, ma quale sia stato il ruolo giocato dalle fake news nell’elezione di uno dei più improbabili presidenti degli Stati Uniti (o nella vittoria della Brexit, per fare un altro esempio) è ancora un tema ampiamente dibattuto.

“Un recente studio ha sottoposto a un campione di elettori americani una serie di notizie attendibili e di bufale, chiedendo in quanti le ricordassero e se all’epoca le avessero ritenute vere”, si legge in un recente papercommissionato dal Parlamento Europeo per fare il punto sulla disinformazione online. “Nel caso di notizie da prima pagina attendibili, il 70% del campione ricordava di averle viste e il 60% di averle ritenute attendibili. Solo il 15% ricordava invece di aver visto le notizie false e l’8% di averci creduto. Una percentuale simile alle notizie placebo che sono state ideate appositamente per il test”.

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Di conseguenza, “l’impatto delle fake news sulle elezioni potrebbe essere molto inferiore a quanto temuto”, conclude il paper.

Ma è proprio così? Parecchi altri studi – tra cui uno appena condotto dalla Ohio State University – hanno invece confermato quanto la disinformazione potrebbe aver aiutato Donald Trump a conquistare la Casa Bianca; mentre altre ricerche hanno messo in collegamento il fenomeno fake news, inestricabilmente legato ai social network, alla diffusione del populismo in Europa (Italia compresa).

Ovviamente, sarebbe ingenuo pensare che la trasformazione politica in corso in Occidente sia causata dalle bufale.

Allo stesso tempo, è rischioso sottostimare i pericoli che si nascondono dietro a fake news che riescono a circolare con una velocità molto maggiore(anche sei volte superiore) rispetto alle notizie attendibili o ai video complottisti presenti su piattaforme come YouTube che – come è stato dimostrato – possono far entrare alcuni utenti in un turbine infinito di contenuti sempre più estremi e complottisti.

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Ma che cos’è una fake news? Secondo Ziga Turk, docente all’Università di Lubiana e autore della ricerca del Parlamento Europeo, sotto questa etichetta si possono riportare “tutte le forme di informazioni false, inaccurate e fuorvianti che vengono create e promosse con lo scopo di fare profitti o causare intenzionalmente un danno pubblico”.

Le due motivazioni sono molto diverse: nel caso economico (probabilmente quello più antico), chi ospita fake news sul proprio sito lo fa sapendo che queste possono ottenere un’enorme circolazione sui social; garantendo ottimi introiti pubblicitari ai siti che le ospitano (considerando anche l’investimento minimo necessario a crearle). Niente di più facile che inventare bufale sugli immigrati che vogliono trasformare il colosseo in un luogo di culto islamico, per fare solo un esempio, per infiammare un certo tipo di utenza e garantirsi una vasta circolazione (e quindi un ritorno economico).

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Foto pixel2013 CC0

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