Il premier Pellegrini a Bruxelles: nessun rifugiato in Slovacchia senza il nostro consenso

Il primo ministro socialdemocratico slovacco Peter Pellegrini, in queste ore a Bruxelles per partecipare a un Consiglio dell’UE piuttosto teso e che si è protratto tutta la notte per chiudere un accordo sui migranti, ha ammesso che il negoziato è stato particolarmente difficile. Dopo dieci ore di colloqui, si è finito questa mattina alle cinque con un documento che non accontenta tutti. Pellegrini ha detto tuttavia che la Slovacchia, ma soprattutto l’Unione europea, possono sentirsi soddisfatte della dichiarazione finale. Dal suo punto di vista, uno dei risultati migliori è che «la discussione si è spostata dal ricollocamento di migranti secondo quote obbligatorie a un livello più rigoroso di protezione delle frontiere esterne, che è stato uno dei temi principali», una posizione sulla quale Bratislava spingeva da molto tempo.

Pellegrini ha ribadito che secondo l’accordo, l’agenzia Frontex dovrebbe essere rafforzata sia con nuovi finanziamenti che con mezzi tecnici. L’dea è che l’UE riveda il sistema degli hot spot basandoli in paesi terzi, in particolare in Africa. Ma se i migranti arrivano in uno degli Stati membri dell’Unione europea, «si è convenuto che hot spot chiusi sotto stretto controllo dell’UE possono essere aperti nei paesi in prima linea», anche se questo avverrà soltanto su base volontaria.

Quanto alla Slovacchia, Pellegrini è soddisfatto delle garanzie che non saranno applicate condizioni di ridistribuzione obbligatorie di chi arriva in Europa. «Nessun migrante arriverà in Slovacchia senza che la Slovacchia lo consenta», ha affermato il premier, ammettendo che il suo paese potrebbe invece eventualmente fornire un aiuto temporaneo, ad esempio, dando alloggio sul suo territorioa un certo numero di richiedenti asilo provenienti da paesi confinanti che lo chiedono, come ha fatto l’Austria in passato. La Slovacchia, ha detto Pellegrini, è in grado di accogliere fino a 1.200 migranti con questa modalità. In precedenza, in un intervento al Consiglio d’Europa in occasione dei 25 anni da membro di questa assise della Slovacchia, Pellegrini aveva detto che solidarietà non vuole solo dire accogliere i migranti, ma ci sono anche altre forme di aiuto che il suo paese preferisce. Mentre davanti alla commissione Affari europei del Parlamento slovacco aveva sottolineato che gli slovacchi non sono egoisti, sono disposti ad aiutare, ma non accettando migranti. E la Slovacchia non dovrebbe pagare per gli errori di altri paesi.

Ieri, prima dell’incontro dei capi di governo dell’UE, il presidente dei socialdemocratici slovacchi (Smer-SD) Robert Fico aveva detto in una conferenza stampa che il vertice avrebbe potuto affossare la fiducia tra gli Stati membri e allargare il divario di diffidenza già enorme tra i paesi dell’Unione. Fico ha ribadito che Smer-SD è contrario alle quote obbligatorie di redistribuzione dei rifugiati, ma è a favore del mantenimento dello spazio di libera circolazione di Schengen e di una forte politica di rimpatri dei migranti e della loro assistenza nei paesi di provenienza. Rifiutando ogni idea di sanzionare con multe o tagli ai fondi UE i paesi che non vogliono migranti, in primo luogo la Slovacchia e gli altri membri del gruppo Visegrad (Repubblica Ceca, Polonia e Ungheria), l’ex premier ha detto di non avere problemi ad accogliere gli stranieri che vogliono lavorare in Slovacchia e sono “culturalmente vicini” agli slovacchi. Ha evitato, questa volta, di nominare i musulmani, con idchiarazioni che in passato gli avevano attirato critiche anche a livello di UE. Senza fare nomi precisi, Fico, che era accompagnato dall’ex ministro dell’Interno Robert Kalinak, vice presidente di Smer-SD, ha citato anche i migranti che arrivano in Europa grazie a diverse ONG finanziate da denaro straniero, e ha parlato di tentativi di destabilizzazione dell’Unione europea. Pur senza fare nomi, vengono in mente le accuse a George Soros del premier ungherese Viktor Orban, e quelle dello stesso Fico nei riguardi dei presunti rapporti con il finanziere americano di origine ungherese del presidente slovacco Andrej Kiska.

Articoli più letti

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.