Vertice UE sui migranti: per l’Italia un compromesso al minimo

Al Consiglio Ue, a cui hanno partecipato i 28 Paesi dell’Unione un accordo è stato raggiunto. Ma si tratta di una vittoria a metà per l’Italia: non ci sono obblighi per nessuno, ma solo alcune modifiche dell’assetto attuale “su base volontaria”.

Alla fine un accordo c’è stato. Anche se non proprio quello che l’Italia avrebbe voluto. «I 28 leader hanno trovato un accordo sulle conclusioni del consiglio europeo, inclusa l’immigrazione». Lo ha scritto su Twitter il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, al termine di una sessione di lavori durata 13 ore e mezzo.

La parola chiave del documento è l’aggettivo “volontario”. Compare ben quattro volte nelle conclusioni del Consiglio europeo. Si parla poi di “reinsediamenti volontari” e di “base volontaria” per l’apertura di centri negli Stati membri da destinare alla selezione dei rifugiati rispetto ai migranti economici. Poco oltre nel testo, a “base volontaria” vengono definiti anche ricollocamenti e reinsediamenti e il documento cita anche i “rimpatri umanitari volontari”. Non esattamente quello che ci si aspettava, e comunque un compromesso lontano da quello che si voleva raggiungere con la riforma del regolamento di Dublino, che i Paesi del Mediterraneo vorrebbero modificare proprio con le quote “obbligatorie”. L’Italia è riuscita comunque a far sentire la propria voce, minacciando di mettere il veto a tutte le conclusioni. «Da oggi l’Italia non è più sola», ha commentato comunque il premier Conte alla fine dei lavori.

Altro punto saliente riguarda le organizzazioni non governative: «Tutte le navi che operano nel Mediterraneo devono rispettare le leggi applicabili e non ostacolare le operazioni della guardia costiera libica». Per quanto riguarda l’apertura dei centri di smistamento in Africa, che potrebbero fare da filtro e decidere chi può essere accolto nell’Ue e chi no, è stato confermato che il proprosito di farli c’è: nel documento finale si parla appunto di centri di «accoglienza per consentire lo sbarco e se il caso il transito dei migranti anche in paesi terzi, sotto il coordinamento della cooperazione con Unhcr e Oim». Questi nuovi hotspot verranno finanziati dall’Unione europea.

E per quanto riguarda l’apertura di questi centri anche in Italia, come volevano Germania e Francia il premier italiano ha spiegato che «è una decisione che ci riserveremo ovviamente al livello governativo in modo collegiale, direi che non siamo assolutamente invitati a farlo». Anche per i centri in Europa quindi la soluzione è la possibilità di aprirli solo a discrezione di ogni singolo Paese.

Sui cosiddetti “movimenti secondari”, su cui nelle ultime settimane si è spesa la Merkel, pressata in Germania dal suo ministro degli Interni Seehofer, e che comporterebbero l’espulsioni dei migranti arrivati attraverso uno dei Paesi del Mediterraneo (come l’Italia), nelle conclusioni si legge: «minacciano l’intergrità del sistema di immigrazione europeo e l’area Schengen, quindi gli stati membri dovrebbero prendere ogni provvedimento legislativo e amministrativo per contrastarli». Quello che manca è la modifica del criterio del “primo infìgresso”, che impone al Paese di primi approdo di gestire l’accoglienza del richiedente asilo.

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Tra i punti messi a segno dal governo italiano c’è «il principio del rifinanziamento del fondo fiduciario per l’Africa che ci torna particolarmente utile per le rotte dei migranti nordafricani», ha spiegato Conte, parlando del fondo che finanzia la Guardia costiera libica. Secondo il testo poi verranno «intensificati i rapporti e gli accordi con i Paesi di origine e transito dei migranti».

Soddisfatto comunque il ministro degli Interni italiano Matteso Salvini: «Ho messaggiato stamattina col presidente del Consiglio, e a Bruxelles qualcuno si è accorto di noi, hanno fatto mattina. Mi sembra che si sia portato a casa per il momento il 70% di quello che è stato richiesto. Chiaro che l’Italia non può essere lasciata da sola, abbiamo messo puntini sulle i e si è arrivati a dei risultati».

Esulta invece la Polonia, uno dei 4 Paesi del gruppo di Visegrad, insieme a Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia: «Dopo più di due anni di discussioni difficili, controversie e pressioni, tutta l’Ue a 28 unanimemente ha adottato la posizione polacca e del gruppo di Visegrad: no ai ricollocamenti forzati e riforma di Dublino solo se all’unanimità». ha detto il premier polacco Mateusz Morawiecki commentando l’esito del vertice.

I leader torneranno a riunirsi alle 11 con le riunioni a 27 per fare il punto sulla Brexit e a 19 per discutere del rafforzamento e delle riforme dell’Eurozona.

(Annalisa Cangemi, Fanpage cc by nc nd)

Foto © European Union

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