Maroš Šefčovič è il primo del PSE a candidarsi a capo della Commissione europea 2019

Alla riunione che si è tenuta ieri a Bruxelles dei primi ministri dell’Unione europea appartenenti al Partito socialista europeo (PSE), cui ha partecipato anche il premier slovacco Peter Pellegrini (Smer-SD) prima del vertice UE, si è discusso delle candidature dei socialisti europei alla presidenza della Commissione europea, che sarà rinnovata dopo le elezioni del Parlamento europeo dell’estate 2019. Il vicepresidente slovacco dell’attuale Commissione dell’UE Maroš Šefčovič, responsabile per l’agenda energetica comunitaria, ha confermato in questa occasione la sua intenzione di candidarsi alla carica di capo della Commissione europea per il prossimo mandato quinquennale.

Šefčovič, che al momento è l’unico tra i socialisti ad aver annunciato la sua scesa in pista, ha detto dopo la riunione che lavorerà per ottenere entro il mese di ottobre la candidatura da tutti i nove partiti nazionali che compongono il PSE . Sarò appunto in autunno che il PSE presenterà ufficialmente i suoi candidati per andare a soffiare la poltrona al Partito popolare europeo (PPE), maggioritario in Europa e oggi per la prima volta a capo di tutte e tre le principali istituzioni dell’UE con Antonio Tajani al Parlamento europeo, Donald Tusk al Consiglio UE e Jean-Claude Jucker alla Commissione.

Šefčovič, 52 anni, nove dei quali da commissario all’UE (che fanno di lui il commissario più longevo tra quelli in servizio), sa che la candidatura non sarà un affare semplice per un socialista mentre in tutto il continente la sinistra sta arretrando, e soprattutto per un politico che viene dall’Europa centro-orientale, una regione che secondo lui non è abbastanza considerata a livello di UE, come evidenziato, a suo dire, dal tentativo fallito della Slovacchia di ottenere lo scorso anno l’Agenzia del farmaco dell’UE, poi andata ad Amsterdam, nonostante Bratislava credesse di avere sia le condizioni che il sostegno utile per vincere la gara. Šefčovič ha però apprezzato i tanti incoraggiamenti dai colleghi del PSE che credono sia giunto finalmente il momento di un candidato proveniente dalla Nuova Europa.

Nel suo programma, in caso di successo, il politico slovacco lavorerebbe per rafforzare la politica industriale europea con investimenti in infrastrutture strategiche e proprietà intellettuale degli investitori europei. Una particolare attenzione verrebbe anche concentrata sulle persone che stanno subendo gli effetti negativi della globalizzazione e dei cambiamenti epocali nel futuro mercato del lavoro. A fare il suo nome quale candidato a presidente della Commissione europea erano stati i socialdemocratici cechi, cui si sono aggiunti anche altri del Gruppo Visegrad, facendo di Šefčovič in qualche modo un candidato comune del V4, cosa che tuttavia non è affatto sufficiente, anche perché tra i quattro paesi membri solo in Slovacchia un partito di sinistra è al governo, peraltro in una coalizione multicolore. Se da un lato egli non è così chiaramente legato al partito Smer-SD, che oggi non ha la reputazione migliore nell’UE, a svantaggio di Šefčovič c’è il fatto, come hanno notato alcuni commentatori, che a guidare la Commissione vanno in genere ex primi ministri o ministri degli esteri, mentre lui in patria non è stato un politico di tale rango. Ma può tuttavia far valere i tanti anni a Bruxelles, e la conoscenza approfondita dei meccanismi di funzionamento della macchina europea.

(La Redazione)

Foto Arno Mikkor/EU2017EE cc by

Articoli più letti

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.