Corte Suprema: Marian Kočner va in galera, in attesa del processo

La Corte Suprema della Repubblica Slovacca ha preso in esame ieri con una udienza nel pomeriggio il caso di presunta contraffazione che riguarda l’imprenditore Marian Kočner e l’ex ministro Pavol Rusko, rilasciati dopo un paio di notti in custodia da un giudice della Corte penala specializzata (STS). Alla fine, dopo due ore e mezza di seduta, la corte ha deciso di rimandare in carcere Kočner, mentre Rusko è rimasto agli arresti domiciliari con la cavigliera elettronica per un altro procedimento nel quale è accusato di essere il mandante dell’omicidio di Sylvia Volzova, sua ex socia in TV Markiza. Per i due – Kočner e Rusko – l’accusa è per i reati di contraffazione, alterazione e produzione non autorizzata di liquidità e titoli di credito. Kočner, che era presente all’udienza insieme all’altro imputato, è stato subito messo in custodia, e il suo difensore ha annunciato immediatamente l’intenzione di fare ricorso contro la sentenza.

Secondo i tre giudici, Kočner è in questo momento coinvolto in tre procedimenti penali, tra i quali la causa intentata da TV Markiza per le cambiali che la televisione ritiene false che, ritengono i giudici, riguarda una grande somma di denaro. Infatti, è di 43 milioni di euro il valore delle cambiali che sono ancora in giro con Rusko debitore e Markiza garante, ma ne erano state firmate in totale per 70 milioni. Secondo la Corte Suprema va anche considerato che il reato di cui è accusato l’imputato è particolarmente grave ed è stato realizzato con modalità altamente sofisticate, e c’è la preoccupazione che Kočner possa continuare nell’attività criminale, oltre al sospetto che possa ostacolare il corso di un procedimento penale. La corte ha criticato il fatto che non sia stata compiuta alcuna visita a casa dell’accusato, mentre il procuratore ha risposto di non averla fatta perché sapeva che non erano lì gli originali delle cambiali che Kočner ha preso in visione dal tribunale e mai restituito. I giudici hanno inoltre criticato la detenzione di Rusko, secondo loro avvenuta con una procedura irregolare e probabilmente intenzionale.

Le cambiali, per quasi 70 milioni di euro, sono apparse per la prima volta nel 2016. Le avrebbe emesse a suo nome Pavol Rusko come persona fisica nel 2000, quando era direttore di TV Markíza, società che figura come garante. Le cambiali sarebbero state la soluzione per risolvere una disputa su TV Markiza con la società GAMATEX di Kočner. Questi è passato all’incasso con Rusko nel 2016 per quattro cambiali, due da circa 8,3 milioni di euro e altre due da oltre 26 milioni ciascuna. Una di queste ultime, tuttavia, è decaduta in quanto non sono stati pagati i tributi giudiziari, quindi la somma complessiva ancora aperta è pari a 42,8 milioni.

In un caso, Kočner ha già vinto il primo contenzioso con Markiza per una cambiale da 8,3 milioni più interessi, sentenza che la televisione contesta, anche perché la giudice di questo procedimento aveva deciso senza chiedere una verifica della autenticità della cambiale. I legali di Markiza sostengono che i titoli di credito siano stati fabbricati molto tempo dopo di quanto dichiarato da Rusko. Inoltre, essi asseriscono che non c’è alcuna presenza delle cambiali nella contabilità della società televisiva, e lo stesso vale per le società di Kočner, che peraltro rifiuta di portare i libri contabili quale prova. Questo fatto è ora oggetto di indagine da parte del fisco slovacco, che sospetta una evasione fiscale milionaria. Non l’unica per l’uomo d’affari, che è sospettato di avere frodato il fisco in altre occasioni.

Esperti della difesa sostengono che la firma apposta dal debitore sulla cambiale sia diversa da quella di altri documenti autografi dell’anno 2000, quando egli afferma di avere firmato i titoli. Anche gli investigatori della polizia hanno la convinzione che le cambiali non siano autentiche. Della stessa opinione era anche il giudice della Corte penale specializzata che ha rilasciato gli imputati sabato scorso, secondo il quale c’è il «ragionevole sospetto che i due abbiano commesso il crimine loro imputato».

(Red)

Foto BrigitteBerninger CC0 (dett.)

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