Italians: virgola e punto e virgola, questi sconosciuti

Abbiamo dimenticato qual è la funzione reale della punteggiatura. Scriviamo sempre più in base ai sentimenti che alle regole grammaticali: Leonardo Luccone ci dimostra come invece è possibile tornare ad apprezzare la bellezza della lingua italiana anche a partire dalle sue regole.

Un solo punto usato male può cambiare il senso di un’intera frase: lo sfortunato Martino, abate di Asello, lo ha imparato a sue spese, “perdendo la cappa”. Ma pur senza scomodare i proverbi popolari è facile intuire come l’uso della punteggiatura sia decisivo in un testo di qualsiasi genere e, in un’epoca social come la nostra, il problema del suo corretto utilizzo sia importante anche se sottovalutato. Ce lo ricorda Leonardo Luccone con il suo ultimo libro edito da Laterza per la collana “i Robinson” dal titolo “Questione di virgole. Punteggiare rapido e accorto”.

Luccone, traduttore e fondatore dello studio editoriale Oblique, ci tiene molto alla punteggiatura e lo ribadisce con forza nel suo libro che, più che un manuale, è un vero e proprio viaggio nella terra dimenticata e violata della grammatica: protagonisti di questo viaggio la virgola ed il punto e virgola, ovvero quegli elementi che più di tutti subiscono il cambiamento della nostra lingua.

La punteggiatura oggi: una questione di emozione

Una lingua che cambia costantemente, anche a causa del modo in cui noi scegliamo di usarla: con i social, le mail e i messaggi istantanei il parlato si è sempre più sovrapposto alla parola scritta, provocando la semplificazione e, in alcuni casi, la scomparsa di alcune regole. La cosa che più di tutte, forse, risente di questo processo, è la punteggiatura: si scrive sempre più come si parla, le pause sono pensate non in base a regole sintattiche ma “a respiro”, e i dubbi sul corretto uso di marcatori quali i punti sospensivi o le parentesi sono sempre più frequenti: almeno per chi se li ricorda.

Già altri linguisti da tempo ci avevano messi in guardia circa la trasformazione della scrittura in senso sempre più “emotivo”: non è un caso che quelle che conosciamo come emoticon siano nate proprio dall’uso, improprio, della punteggiatura. Leonardo Luccone tiene a ricordarci, invece, come:

La punteggiatura mette in lu­ce le nervature del testo. Questi segnetti meravigliosi sono come torce che delineano la struttura, dando risalto ai piani del discorso, alla gerarchia dei contenuti e alle connessioni (attraverso meccanismi di avvicinamento e allontanamento).

L’eleganza della lingua passa attraverso le sue regole

In tale situazione ricordare quali sono le reali potenzialità espressive della lingua, e soprattutto tenere fede a quelle che sono regole ben precise e non “a sentimento”, è divenuto complicato. Per questo l’autore ha scelto di intervenire con un testo ricco non tanto di noiosi precetti grammaticali, bensì di storie, esempi ed esercizi pratici per recuperare l’importantissima familiarità con la virgola e col punto e virgola.

Il testo è diviso in due parti: dopo un’introduzione in cui si ribadisce l’importanza storica della punteggiatura il discorso di Luccone entra nel vivo con due capitoli, rispettivamente dedicati alla virgola e al punto e virgola. Riscopriamo così tutti gli usi della virgola nei discorsi: è giusta dopo il “ma”? Come si usa nella forma disgiuntiva? E nelle correlative? E il punto e virgola, questo sconosciuto, che funzione ha? A proposito di quest’ultimo Luccone chiarisce in modo semplice e immediato il suo ruolo di separazione e collegamento al tempo stesso, come se fosse  “il nostro grigio sulla tavolozza del bian­co e nero. Anzi è tutti i grigi. Per questo lo vogliono far fuori, perché è pieno di gente che non ama le mezzetinte”.

Una lingua deve la propria eleganza alla ricchezza dei suoi strumenti espressivi. […] Nessuno è inutile, perché essi segnano pause più o meno profonde, e danno ritmi diversi alla prosa. Se perdiamo la ricchezza della lingua, di­ventiamo incapaci di pensare, o di elaborare i nostri pensieri.

(Federica D’Alfonso, Fanpage cc by nc nd)

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