La direttiva dell’UE sul copyright: una minaccia per la rete?

Il punto sulla direttiva europea sul copyright a pochi giorni dalla sua approvazione da parte della Commissione giuridica del Parlamento europeo. Di Niccolò Caranti, Osservatorio Balcani & Caucaso Transeuropa.

Alcuni giorni fa 70 “padri della rete” (fra cui il creatore del World Wide Web Tim Berners-Lee, il co-fondatore di Wikipedia Jimmy Wales, etc.) hanno inviato una lettera  al presidente del Parlamento europeo, l’italiano Antonio Tajani, per dire che la proposta di direttiva europea sul copyright minaccia internet per come la conosciamo.

La questione è tecnicamente complessa e probabilmente per questo ha ricevuto scarsa attenzione dai media generalisti. Proviamo quindi a capirla cominciando dall’inizio.

Storia

La storia  inizia nel 2016 quando la Commissione europea ha proposto un pacchetto che includeva una proposta di direttiva sul copyright nell’ambito della Strategia europea per il Mercato unico digitale. Come prevede la procedura legislativa dell’Unione europea la proposta – avanzata dalla Commissione –  è stata assegnata ad una commissione del Parlamento, in questo caso la Commissione giuridica. Il relatore è dal 2017 l’eurodeputato tedesco Axel Voss. Il 20 giugno 2018 la Commissione giuridica del Parlamento europeo ha votato la proposta di direttiva.

A questo punto il testo dovrà essere negoziato con il Consiglio dell’UE, che detiene il potere legislativo insieme al Parlamento. Sarà la plenaria del PE a decidere, fra il 3 e il 5 luglio, se questo negoziato dovrà essere condotto dalla Commissione giuridica o dal Parlamento stesso. Secondo EDRi  , organizzazione europea per i diritti digitali, la negoziazione con il Consiglio potrebbe finire a ottobre, e a dicembre-gennaio ci potrebbe essere il voto finale dell’assemblea.

Critiche

Uno dei punti più controversi è l’art. 13 che – oltre a generare incertezza perché formulato in maniera poco chiara – prevede che le piattaforme online che ospitano grandi quantità di contenuti caricati dagli utenti debbano monitorare il comportamento degli utenti e filtrare i loro contribuiti per identificare e prevenire violazioni di copyright. L’articolo è stato soprannominato “macchina della censura” da alcuni contrari, come EDRi  Index on Censorship  e la parlamentare europea del Partito Pirata Julia Reda  .

Finora la Direttiva sul commercio elettronico prevede che le piattaforme che permettono agli utenti di caricare contenuti non siano responsabili di tali contenuti. Questo non significa che contenuti illegali possano rimanere online, ma che la piattaforma ha l’obbligo di rimuoverli a posteriori, e non di bloccarne e priori la pubblicazione.

La nuova normativa imporrebbe l’utilizzo di tecnologie di riconoscimento dei contenuti, che però sono costose e non infallibili. Il rischio quindi è che a parte poche grandi aziende, le altre piattaforme minori, i blog, i piccoli editori, etc. non siano in grado di far fronte a questa novità e potrebbero essere costrette a  chiudere. In più si teme che questi algoritmi, ancora imperfetti, potrebbero bloccare anche contenuti legittimi.

La principale spinta che ha condotto all’attuale proposta sembra arrivare dall’industria musicale, che la vorrebbe vedere applicata a piattaforme come YouTube. Tuttavia, la nuova direttiva andrebbe a toccare anche altre siti, come Wikipedia, che è scritta dagli utenti. Secondo i critici, la libertà di internet diventerebbe una “libertà vigilata”. Inoltre, secondo il Max Planck Institute for Innovation and Competition  ci sono anche dei dubbi sulla compatibilità con la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, in particolare con la protezione dei dati personali, la libertà di espressione e informazione, e la libertà d’impresa.

Altro punto controverso è l’art. 11, che prevederebbe che chi pubblica snippet (“frammenti”) di contenuto giornalistico online debba prima ottenere una licenza dall’editore. La norma, soprannominata “tassa sui link” si applicherebbe ad esempio a Google, Facebook, etc., che nell’anteprima di una pagina vi mostrano anche alcune righe di testo.  Attualmente tutte le principali normative nazionali sul copyright prevedono che la citazione di brevi passaggi di un testo protetto sia libera.

C’è un precedente in Spagna: una legge del 2014 aveva introdotto una norma simile, che si sarebbe applicata in sostanza a Google News. Ma Google ha preferito chiudere il servizio (provate ad andare su news.google.es  ). Da segnalare che all’ultimo momento gli editori dei giornali avevano provato – senza riuscirci – a impedire che  il sito venisse chiuso  , forse rendendosi conto che ci avrebbero rimesso anche loro. Una norma quindi che rischia di danneggiare tutti: siti/aggregatori che diventerebbero meno utili, lettori che perderebbero un servizio, giornali che invece di guadagnarci in royalties rischiano di perdere visitatori.

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Foto melenita2012 CC BY

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