Kosice, rilasciato su cauzione Sebastiano Vadalà

Ieri presso il tribunale regionale di Kosice un giudice ha confermato il rilascio su cauzione decretato dal tribunale distrettuale di Trebisov l’italiano Sebastiano Vadalà, che era stato arrestato il 15 marzo scorso con l’accusa di minacce pericolose e condotta aggressiva continuata. L’arresto del 45enne era avvenuto a seguito della denuncia di un certo Martin L. che affermava di essere stato aggredito fisicamente il 13 e 14 settembre 2017. Nel primo caso, con il tentavico di soffocarlo e minacciandolo di morte. Nel secondo, colpendolo più volte con pugni al volto perché lasciasse in pace la sua fidanzata. Per l’imputato era stata decisa la custodia cautelare per il rischio di fuga, per la sua possibile intimidazione dei testimoni e infine per evitare il ripetersi dei reati di cui è accusato, che prevedono pene fino a tre anni di reclusione.

Il tribunale distrettuale di Trebisov aveva stabilito il 12 giugno che Sebastiano sarebbe uscito di galera con il pagamento di una cauzione di 2.000 euro, cui si accompagnava l’impegno a evitare qualunque contatto con la parte lesa e di sottoporsi alla supervisione di un funzionario addetto alla sorveglianza. Una sentenza confermata ora in seconda istanza dal tribunale regionale. Ovviamente con l’aggiunta del divieto di recarsi all’estero.

Sebastiano e l’intera famiglia Vadalà sono saliti agli onori della cronaca dopo il duplice omicidio del giornalista investigativo Jan Kuciak e della sua fidanzata. Pochi giorni dopo il ritrovamento dei corpi tre membri della famiglia sono stati arrestati insieme ad altri italiani residenti nella zona, sospettati di avere a che fare con l’odioso crimine. Kuciak aveva scritto di loro nel suo ultimo articolo, rimasto incompiuto e pubblicato dopo la sua morte, raccontando dei loro legami con la ‘ndrangheta e del loro coinvolgimento in truffe e frodi milionarie specialmente nel settore dei fondi UE per l’agricoltura. I sette cittadini italiani erano poi stati rilasciati dal giudice per le convalide, che non aveva ritenuto sufficienti le motivazioni per un fermo cautelare. Il fratello di Sebastiano, Antonino Vadalà, è stato poi arrestato di nuovo pochi giorni dopo su mandato di cattura del tribunale di Venezia, che he ha ottenuto l’estradizione per un caso di traffico internazionale di droga dal Sudamerica di cui Antonino sarebbe stato una delle menti, insieme a personaggi della’ndrangheta in Calabria e nel Nord Italia. Dalla metà di maggio egli si trova in Italia, a disposizione delle autorità giudiziarie che si occupano dell’inchiesta. Antonino avrebbe intrattenuto rapporti con due persone molto vicine al primo ministro Robert Fico, che si è dovuto dimettere in marzo su pressione popolare.

(La Redazione)

Foto Victor cc by

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