Centrale di Caorso, iniziato il trasferimento in Slovacchia dei fanghi radioattivi

Il 20 giugno è partito dalla centrale di Caorso, in provincia di Piacenza, il primo trasferimento di fusti con resine e fanghi radioattivi ancora presenti nell’ex impianto nucleare chiuso definitivamente nel 1990 dopo il no al nucleare sancito dai referendum del 1987. I 168 fusti di materiali contaminati, primo dei due carichi previsti in questa fase iniziale, sono partiti alla volta di Jaslovske Bohunice, nella Slovacchia occidentale, dove devono essere trattati e ricondizionati nello stabilimento della società slovacca Javys, che ha vinto l’apposita gara internazionale nel 2015.

Nei prossimi giorni seguirà il secondo trasporto per un totale di 336 fusti sui quali saranno fatte le “prove a caldo” di incenerimento e condizionamento. Solo successivamente partiranno per il trattamento in Slovacchia anche gli altri 5.600 fusti, che una volta lavorati come materiali a bassa radiazione, e ridotti in volume fino al 90%, rientreranno in Italia per essere poi trasferiti in un futuro deposito nazionale che tutt’ora non è ancora stato pianificato.

Il progetto di trattamento dei rifiuti radioattivi di Caorso, risalenti al periodo di attività della centrale (dal 1978 al 1990), è in forte ritardo, e già due anni fa si diceva imminente il trasferimento in Slovacchia. Javys aveva vinto per un costo di circa 1,75 milioni di euro la gara d’appalto lanciata da Sogin, responsabile dello smantellamento degli impianti nucleari italiani e della gestione delle scorie e dei fanghi. Secondo i piani iniziali, il rientro dei rifiuti lavorati doveva avvenire nell’estate 2019.

Le quattro centrali nucleari italiane – Caorso, Trino Vercellese, Garigliano e Latina – costano 70 milioni all’anno di gestione, nonostante siano chiuse da ormai 28 anni. Questi costi vengono raccolti attraverso una componente del costo delle bollette elettriche, un conto che dal 2001 ad oggi ha già totalizzato 3,7 miliardi di euro e che dovrebbe includere la spesa per il deposito nazionale per le scorie, una struttura che non esiste (nonostante un bellissimo sito web) e che nessuno vuole ma che l’Italia deve al più presto implementare, anche per rispettare le direttive europee. Per lo smantellamento completo delle centrali italiane passeranno ancora molti anni. Il costo stimato, ad oggi, è di almeno 400 milioni di euro soltanto per Caorso, una somma che anno dopo anno continua a crescere.

(La Redazione)

 

Foto javys.sk

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