Ungheria, il no ai migranti va in Costituzione

Il parlamento dell’Ungheria ha votato sì alla modifica della Costituzione che prevede una stretta sulle richieste d’asilo e inserisce il divieto di accogliere i migranti economici. Con questa mossa il premier nazionalpopulista ungherese Viktor Orban cerca di blindare il rifiuto alle quote obbligatorie Ue.

Il testo di modifica della Legge fondamentale del 2011 approvato ieri in commissione, e votato oggi dal Parlamento, recita che «collocare cittadini stranieri sul territorio del paese è vietato, salva l’autorizzazione del Parlamento». Forte della maggioranza di due terzi ottenuta alle ultime elezioni, per Orban ormai è fatta. Malgrado i giuristi costituzionalisti lo abbiano avvertito che il diritto internazionale prevale su quello nazionale, sia pure inserito in costituzione.

Già nelle settimane scorse l’Ungheria e i Paesi di Visegrad avevano affossato sul nascere la riforma del regolamento di Dublino proprio in opposizione alla ridistribuzione dei profughi. Senza considerare che a gennaio sempre Orban aveva fatto introdurre dal Parlamento anche una legge che criminalizza chi aiuta gli immigrati irregolari. Pena per i trasgressori: un anno di carcere.

Non manca giorno che la propaganda governativa ripeta come un mantra che con il meccanismo delle quote obbligatorie l’Ue sta cercando di far arrivare migranti in massa, mettendo così a rischio l’identità e la cultura cristiana degli ungheresi. Il governo Orban, però, è risoluto a contrastare questa politica con ogni mezzo. Non a caso il pacchetto pronto per l’approvazione di domani contiene anche un passaggio sull’obbligo «di difendere la cultura cristiana» del Paese, senza però precisare cosa questo significhi.

Ma la riforma costituzionale figlia dell’uomo forte d’Ungheria abbraccia anche altre materie. Innanzitutto, punta a riorganizzare il sistema della giustizia con l’istituzione di tribunali speciali per giudicare gli atti amministrativi dello Stato con giudici nominati direttamente dal governo fra ex funzionari governativi. Questi tribunali avranno competenza sui ricorsi dei privati contro atti amministrativi e, in futuro, serviranno ad evitare verdetti dei tribunali ordinari contro atti o membri del governo. «Un passo pericoloso per aumentare il controllo della giustizia da parte del governo», osservano gli esperti di diritto costituzionale.

Un’altra delle modifiche introdotte limita il diritto di manifestazione, vietando le proteste «vicino alle abitazioni dei politici» perché «costituiscono una violazione della privacy», come ha detto il ministro della Giustizia illustrando la proposta. In verità, il vero obiettivo è impedire le manifestazioni vicino alla casa del premier, dove più volte in passato è dovuta intervenire la polizia. Un altro divieto riguarda i senzatetto: non potranno più «usare come dimora i luoghi pubblici». A Budapest ce ne sono circa 30mila che popolano i sottopassaggi. «Criminalizzare la povertà non sembra molto cristiano», ha osservato l’ex premier Ferenc Gyurcsany nel dibattito in Parlamento.

(La Stampa, cc by nc nd)


Foto sferrario1968 CC0

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