Sondaggio: i candidati alle presidenziali che piacciono di più: Šefčovič, Mistrík, Harabin

In vista del 31 gennaio, data ultima per la presentazione delle candidature, comincia a delinearsi la corsa alla carica di capo dello Stato, che si concluderà nel mese di marzo: il 16 marzo si terrà il primo turno di voto, il 30 il ballattaggio tra i due nomi che avranno più voti. Sembra già ora altamente probabile che nessuno dei candidati riuscirà a conquistare la metà dei voti direttamente al primo turno. Per la registrazione della propria candidatura è necessario presentare al Parlamento 15.000 firme di privati cittadini o 15 firme di deputati.

Dal Palazzo presidenziale Andrej Kiska ha espresso da tempo la sua volontà di non correre per un secondo mandato, e solo all’ultimo, un paio di settimane fa, si è delineata la candidatura del partito più forte Smer-SD, dopo un anno di tentennamenti.

Nonostante la prima scelta dei vertici del partito fosse il ministro degli Esteri Miroslav Lajak, da poco rientrato da una esperienza di presidente dell’assemblea generale delle Nazioni Unite, alla fine, visto il suo reiterato rifiuto il partito ha chiesto di correre al commissario slovacco dell’UE, Maroš Šefčovič. Šefčovič, tre mandati e dieci anni a Bruxelles, ha sciolto le riserve il 18 gennaio e presentato le firme necessarie per la candidatura. Fino a qualche mese fa veva anch’egli altre ambizioni, avendo cercato la candidatura unica del Partito dei socialisti europei (PES) per la scalata alla presidenza della Commissione europea, ma poi la scelta è caduta sull’olandese Frans Timmermans. Per le elezioni presidenziali Šefčovič potrà contare sulla popolarità del partito socialdemocratico che, sebbene in flessione, è pur sempre alla guida del governo e prima formazione politica in Slovacchia da almeno dodici anni. Smer cerca una rivincita dopo il flop clamoroso del suo leader Robert Fico cinque anni fa, una sconfitta che di certo brucia ancora.

Un altro partito di coalizione ha schierato un candidato alla presidenza: Most-Hid, ‘terza’ gamba del governo, che ha messo in campo il suo presidente e fondatore Béla Bugár, parlamentare di lungo corso (fin dal 1992), Bugár, di estrazione moderata, è di etnia magiara, ed è stato il fondatore del partito etnico magiaro SMK, prima di lasciarlo per creare un partito più moderato e inclusivo, Most-Híd, che non si connota in modo così preponderante come partito della minoranza ungherese. Politico apprezzato da molti per la sua flemma, Bugár ha detto di avere deciso di correre perché la società è ormai abbastanza matura da non preoccuparsi più tanto dell’etnia dei candidati quanto di «quello che hanno fatto e che fanno, e della loro visione per la Slovacchia».

Il terzo partito della coalizione di maggioranza, il Partito nazionale slovacco (SNS), ha deciso che non avrà un suo candidato alla presidenza. Fino all’ultimo il suo leader Andrej Danko aveva intenzione di correre, ma lo hanno presumibilmente fatto desistere le controversie sulla sua tesi dottorale.

Tra i candidati con maggiori possibilità di ottenere un buon risultato è Róbert Mistrík, chimico e imprenditore, co-fondatore del partito neoliberale Libertà e Solidarietà (SaS). Mistrík, che si presenta come indipendente, ha il sostegno assoluto di SaS, primo partito dell’opposizione, e del nuovo Spolu (Insieme), costituito da poco.

L’avvocato Zuzana Čaputová, sostenuta dal partito Progresívne Slovensko di cui è vice presidente, ha consegnato il 24 gennaio una petizione con oltre 18.400 firme per la sua candidatura. Lei vede naturale la sua corsa, perché intenderebbe proseguire anche al Palazzo presidenziale l’attività di una vita: aiutare le persone che hanno subito ingiustizie o torti. Oggi, ha detto, è necessario avere un presidente «che difenda la gente e si opponga alle ingiustizie». Čaputová e Mistrík si sono accordati alcuni giorni fa per un sostegno reciproco al secondo turno al candidato che riuscirà a passare al ballottaggio.

Il 24 gennaio ha presentato la sua candidatura, con 16 firme di membri del Parlamento a corredo, Martin Dano, 42 anni, giornalista investigativo. I deputati che gli hanno permesso di presentare la petizione sono indipendenti e di diversi partiti dell’opposizione (Sme Rodina) e della coalizione (Smer-SD, SNS, Most-Hid).

Il 25 gennaio è stata la volta di František Mikloško, uno degli organizzatori della Manifestazione delle candele del 1988 e co-fondatore del Movimento cristiano democratico (KDH). Egli è stato inoltre presidente del Parlamento e deputato per un ventennio, e aveva tentato la scalata presidenziale anche nel 2004 e nel 2009, quando vinse entrambe le volte Ivan Gašparovič. Mikloško ha presentato 19.104 firme di cittadini per la sua candidatura, che lui dice di considerare un seguito alle idee che hanno guidato il dissenso cristiano, il novembre dell’89 e l’opposizione al “regime” dell’ex primo ministro (dal 1990 al 1991, dal 1992 al 1994 e dal 1994 al 1998) Vladimír Mečiar e al partito Smer-SD. «Vengo dal mondo cristiano, ma ho sempre cercato contatti con il mondo laico e sono sempre stato in grado di trovarlo», ha detto l’ex parlamentare. «Voglio unire queste persone e dedicare tutti i miei sforzi alla lotta per una Slovacchia dignitosa, per portare la pace nei litigi tra coalizione e opposizione».

Il 28 gennaio sono arrivate anche le candidature ufficiali di Štefan Harabin ed Eduard Chmelár. Il primo, personalità controversa, già ministro della Giustizia nel primo governo di Robert Fico (2006-2010) per il partito HZDS di Mečiar, è giudice della Corte Suprema e vuole diventare presidente della Repubblica «Per la Slovacchia, le tradizioni e lo stato di diritto», e con l’ambizione di riportare ordine nello Stato in «alternativa al potere arrogante e all’ingiustizia». Harabin ha detto di voler sostenere le tradizioni nazionali e il cristianesimo, e intende denunciare la Convenzione di Istanbul e il Global Compact delle Nazioni Unite per le Migrazioni perché crede che questi documenti distruggerebbero la costituzione e la statualità slovacca.

Eduard Chmelár, pedagogo e analista politico, il cui volto è noto al pubblico per le sue presenze televisive come commentatore della politica ha detto che vuole essere il presidente della gente comune. La società slovacca è divisa, ha notato, e la sua candidatura ha l’obiettivo di «unirla più che mai: solo una grande idea, un grande piano può unire la società, e la Slovacchia soffre del fatto che si è smesso di discutere i problemi più seri che non preoccupano solo questa società, ma anche l’Europa e il mondo», ha affermato.

Il sondaggio

Un sondaggio con nomi reali di candidati realizzato dall’agenzia Focus per TV Markiza, e presentato domenica al programma “Na telo” sul televisivo canale privato più popolare, mostra che Maroš Šefčovič e Róbert Mistrík se la giocano alla pari, almeno in questa fase: 16,5% per entrambi. Segue la coppia di testa Štefan Harabin, che sarebbe scelto dall’11,7% degli slovacchi, davanti al capo di Most-Hid Béla Bugár al 10%. Zuzana Čaputová avrebbe il 9%, e se Andrej Danko avesse deciso di candidarsi potrebbe avere l’8%. Il vicepresidente del partito di opposizione Sme rodina Milan Krajniak otterrebbe il 7%, e František Mikloško il 6,7%. Nessuno degli altri candidati andrebbe oltre il 3%.

(La Redazione)

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