Italia: un giovane su quattro non studia né lavora

Un giovane italiano su quattro non studia né lavora. In Slovacchia il fenomeno tocca un giovane su sei. La media più alta dell’intera Unione europea. Il governo pronto a varare un decreto sull’occupazione giovanile.

Circa un giovane su quattro in Italia non studia né lavora. È il fenomeno dei cosiddetti neet. L’acronimo inglese sta per “not (engaged) in education, employment or training”, una fascia di persone che non sono occupate né seguono percorsi di istruzione o formazione.

In questo l’Italia è fanalino di coda in Europa. Lo dicono i dati dell’ultima indagine Eurostat, relativi al 2017, che prende in considerazione i giovani tra i 18 e i 24 anni. Lo scorso anno, a fronte di una media europea del 14,3%, in Italia i neet erano il 25,7%. Un dato inquietante, anche perché in crescita rispetto al 2016 e non lontano dal massimo registrato nel 2014 (26,2%).

Tutto il contrario rispetto al trend europeo, che ha visto negli anni diminuire la quota di giovani non occupati né impegnati nell’istruzione o nella formazione. Da un picco del 17,2% nel 2012 all’attuale 14,3%. Parliamo sempre di circa 5,5 milioni di giovani, l’equivalente della popolazione totale della Slovacchia o della Finlandia, ma si tratta di un dato molto vicino a quello dei livelli pre-crisi (prima del 2008).

Chiarito che peggio dell’Italia, al momento, non c’è nessuno, tassi elevati di neet si registrano anche a Cipro (22,7%), secondo Paese di questa non onorabile classifica. Ma anche in Grecia (21,4%), Croazia (20,2%), Romania (19,3%) e Bulgaria (18,6%).

Un tasso di neet superiore al 15% poi, è stato registrato anche in Spagna (17,1%), Francia (15,6%) e Slovacchia (15,3%). In fondo alla classifica, dunque con le percentuali più basse, i Paesi Bassi (5,3%).

A salire, Slovenia (8,0%), Austria (8,1%), Lussemburgo e Svezia (entrambi 8,2%), Repubblica Ceca (8.3 %), Malta (8,5%), Germania (8,6%) e Danimarca (9,2%).

(Fonte: Eurostat)
(Fonte: Eurostat)

A questo proposito, nelle ultime ore, è arrivato anche il commento (via Facebook) del ministro del Lavoro e dello sviluppo economico Luigi Di Maio. “Alcuni [“neet”, nda] li conosco, sono ragazzi che hanno perso le speranze sia di trovare un lavoro e sia di studiare per poi lavorare”. Le cause, secondo il ministro Di Maio, sono da ricercare nella forte disoccupazione, nella poca sinergia tra mondo della formazione e del lavoro e nella mancanza di meritocrazia.

Nello stesso video Di Maio ha annunciato il varo nel Consiglio dei ministri (entro fine giugno) di un decreto legge, il cosiddetto Decreto Dignità, che dovrebbe modificare radicalmente il Jobs Act di Renzi e prevede, tra le altre cose, anche garanzie e tutele per i lavoratori della gig economy, a cominciare dai fattorini del food delivery.

(Antonio Carnevale, Wired.it cc by nc nd)

Foto TirolYoungCaritas cc by

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