Anche Erdogan innalza un muro. Al confine con la Siria

La Turchia ha il suo nuovo muro lungo il confine con la Siria, ufficialmente contro i terroristi di matrice curda, ma destinato a ridimensionare, e non poco, il flusso dei migranti che scappano dagli orrori di una guerra civile che va avanti da otto anni e della quale non si riesce a vedere la fine. Una cesura netta, costruita anche con l’aiuto economico dell’Ue.

Contro Pkk e Ypg
L’opera era stata concepita già dal 2015. L’obiettivo ufficiale era impedire il transito illegale, soprattutto dei membri del Partito dei lavoratori del Kurdistan, il Pkk, appunto, verso la Siria per dare man forte ai «colleghi» dello Ypg e viceversa. Entrambe le organizzazioni, che per Ankara sono strettamente legate, sono considerate terroristiche e dopo anni di bombardamenti e azioni chirurgiche oltre confine, fra cui quella denominata Ramoscello d’Ulivo tutt’ora in corso, la Turchia ha deciso ha deciso di arginare il problema alla radice. La parete di cemento, però, diventerà anche il muro sul quale si infrangeranno le speranze di chi scappa dalla guerra.

La fortificazione è lunga 764 chilometri, è composta da moduli alti tre metri e larghi due e con uno strato di filo spinato alto un metro sulla sommità. Circa 564 chilometri sono stati edificati dal Toki, la potentissima agenzia per la pianificazione edilizia. Il resto è stato costruito dalle prefetture delle sei province coinvolte dal progetto.

Barriera tecnologica
Il muro contiene tecnologie di difesa fisiche ed elettroniche avanzate. Sono presenti rotte di pattugliamento, torri con equipaggio e senza equipaggio. Ci saranno sistemi di sorveglianza ravvicinata, telecamere termiche, radar di sorveglianza terrestre e sistemi di armi telecomandate. Le aree più estese saranno controllate da radar per il rilevamento di droni. Secondo il «Der Spiegel», l’Ue ha assicurato ad Ankara 80 milioni di euro di tecnologie per la sicurezza e la sorveglianza, in cambio del controllo rigoroso dei suoi confini. Di questi, 36 milioni di euro sarebbero finiti nel programma di sviluppo regionale Ipa che ha costruito veicoli blindati attualmente utilizzati sulla frontiera siriana.

Altri 30 milioni sarebbero stati versati alla Aselan, controllata dal governo turco, per produrre altri veicoli da ricognizione, da utilizzare sul confine con la Grecia. Infine, 18 milioni sono andati a una società olandese per costruire sei navi per pattugliare le coste dell’Egeo.

(Marta Ottaviani, La Stampa cc by nc nd)

Foto Ben Chun cc by sa
Tratto di muro a Gerusalemme Est, Israele

Be the first to comment

Rispondi

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetto" nel banner a fondo pagina"

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.