Kiska: la politica scongiuri la disintegrazione della società

Nel suo discorso sullo “stato della nazione” tenuto al Parlamento il 13 giugno, il presidente Andrej Kiska ha sottolineato che la Repubblica Slovacca ha celebrato da poco il suo 25° anniversario, e spetta ai politici impedire che la società si disintegri per la perdita di fiducia nello Stato da parte dei cittadini. Si deve tornare a una discussione pubblica onesta e ragionevole, e avere il coraggio di parlare in modo appropriato e decente anche su argomenti difficili, ha detto il capo dello Stato, invitando tutti alla coesione e solidarietà. E ammonendo chi persegue «il falso nazionalismo e la discriminazione aggressiva contro le persone che hanno un diverso colore della pelle, credo religioso e orientamento sessuale».

Kiska ha accennato agli omicidi del giornalista investigativo Jan Kuciak e della sua fidanzata, dicendo che dopo quattro mesi nulla è stato chiarito. Ma queste morti, ha redarguito il presidente, sono state probabilmente «una tragica materializzazione del fatto che i comportamenti criminali erano stati tollerati, comportamenti che solo coraggiosi giornalisti, a rischio della propria vita, avevano portato alla luce, mentre la leadership politica slovacca è rimasta per anni con le mani in mano.

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Egli ha poi posto a raffica e a muso duro alcune domande cruciali per il ministero dell’Interno su questo caso che ha toccato in maniera profonda tutta la società civile slovacca: «Perché non è stato chiamato un medico legale sulla scena del crimine? Perché l’ex presidente della polizia [Tibor Gaspar] ha continuato a confondere il pubblico quasi ogni giorno presentando diverse versioni del corso dell’indagine – e nonostante l’embargo della Procura generale sulle informazioni relative all’inchiesta? Perché la Slovacchia nelle settimane decisive dopo gli omicidi ha esitato nel ricorrere all’assistenza internazionale? Perché l’allora direttore dell’unità anticorruzione della NAKA era presente sulla scena del crimine, e perché l’allora presidente della polizia mentì? Perchè le persone che sono state citate negli articoli di Jan Kuciak, e che quindi avrebbero potuto essere coinvolte in scenari investigativi, hanno accesso alle carte relative al caso? Perché la polizia ha tentato di estrarre informazioni dallo smartphone di una giornalista ceca collega di Kuciak in modo così dilettantistico da causare uno scandalo internazionale? Perché una persona che minaccia i giornalisti riceve pubblicamente più rispetto dalla polizia di un giornalista che sta collaborando volontariamente a indagare sugli omicidi?». Kidka ha criticato anche quellle che lui considera interferenze inappropriate nel lavoro degli agenti di polizia da parte dei loro superiori.

Il presidente ha concluso dicendo che è ora di finirla di «distogliere l’attenzione [dai problemi reali] esagerando minacce come la crisi migratoria e invece di combattere il crimine organizzato e l’estremismo. È assurdo che le unità speciali della polizia indaghino chi regala scatole di cioccolatini [come tangenti] o casi di corruzione da 50 euro», mentre sono troppo caute nel combattere i crimini da milioni di euro.

Se mentre stava parlando è stato più volte interrotto dai parlamentari del partito di estrema destra Nostra Slovacchia (LSNS) anche con cartelli con stampata la parola “Traditore”, l’intervento duro del capo dello Stato ha alzato numerose proteste da parte dei politici della coalizione di governo.

Il capo dell’esecutivo, Peter Pellegrini (Smer-SD), ha detto ai giornalisti fuori dall’aula di essere rimasto deluso: con questo discorso Kiska ha dimostrato di non essere più un capo dello Stato neutrale, ed è chiaro, dalle sue parole, che già veste i panni del futuro politico di opposizione. Mi aspettavo una analisi veritiera dello stato del nostro paese, «ma non ho sentito nulla di positivo sulla Slovacchia, nessun commento sui nostri buoni risultati economici, la disoccupazione in calo e la crescita dei salari e della qualità della vita». Da lui invece, ha sottolineato il primo ministro, sono arrivate solo critiche, e inviti al rispetto dello stato di diritto, dell’etica e alla riconquista della fiducia pubblica negli organi statali. Sarebbe quindi anche confortante, ha rimarcato Pellegrini, «vederlo comportarsi da uomo affrontando le accuse di aver superato il limite di spesa di legge per la sua campagna elettorale presidenziale» del 2014.

Sulla stessa linea il presidente Smer-SD, Robert Fico, che ha ricordato le sue parole nella campagna presidenziale del 2014, quando ha previsto che Kiska sarebbe divenuto un politico di opposizione. Il suo discorso oggi «era proprio in questo spirito: solo pochi mesi fa diceva che la Slovacchia era un paese di successo, ma improvvisamente è diventato un buco nero senza alcun futuro», ha ammonito l’ex primo ministro, che si sarebbe aspettato da lui anche un po’ di auto-critica. Se parla di fiducia della gente nello Stato, nella magistratura e nella polizia, dovrebbe anche avere il coraggio di difendersi nei tribunali contro i gravi sospetti giudiziari sulla sua persona.

Bela Bugar, capo del partito della maggioranza Most-Hid, considera l’intervento di Kiska in Parlamento più un giudizio sul governo che non un discorso sulla situazione attuale del paese. Nel testo non avrebbero dovuto esserci solo i problemi, ma anche i successi di questo paese. In ogni caso, ha detto Bugar, ho sentito anche cose positive nel discorso, come l’accenno alla «mancanza di una discussione onesta», cosa sulla quale «sono d’accordo con lui».

Il presidente del Parlamento e leader dell’altro partito della coalizione, Andrej Danko di SNS, ha detto che bisogna essere capaci di accettare le critiche, perché in politica le cose non dovrebbero mai essere prese personalmente, e Danko, anche riferendosi alle accuse rivolte al presidente da Smer-SD, ha detto che «se non si cerca un compromesso, è una via per l’inferno». Alcuni dei giudizi di Kiska possono comunque darci delle lezioni, ha ammesso il leader dei nazionalisti, mentre altri sono fuori dalla realtà.

Dall’altro lato dell’emiciclo, i partiti dell’opposizione hanno lodato l’intervento del capo dello Stato, in quanto critico ma veritiero.  «Credo non abbia dimenticato niente di quello che turba oggi il paese: è così che io mi immagino un discorso sullo stato della nazione», ha detto il presidente di OLaNO, Igor Matovic. Dal più grande partito di opposizione, Libertà e Solidarietà (SaS) arrivano i complimenti del suo vicepresidente, Lubomir Galko, secondo il quale il discorso è stato migliore di quello dell’anno scorso. Galko ha soprattutto apprezzato «sentir dire esplicitamente che la polizia ha una brutta fama e anche di chi è la colpa». Il deputato indipendente Miroslav Beblavy, leader del neonato partito extraparlamentare Spolu (Insieme) ha elogiato Kiska per «aver detto la verità», anche se scomoda, parole dure ma veritiere. È evidente, ha chiosato Beblavy, che in Slovacchia «abbiamo bisogno di una ricostruzione completa dello Stato».

Piccato, invece, il commento proveniente dal ministero dell’Interno, cui la legge non consente, dice in una nota, «di pubblicare notizie sulle indagini in corso». Spetta invece all’ufficio del Procuratore generale «fornire informazioni pubbliche sul caso». Riguardo al caso del sequestro dello smartphone alla giornalista investigativa ceca Pavla Holcova, il ministero afferma che non si può dare dei dilettanti agli investigatori se non si hanno le neccessarie informazioni dettagliate sul fatto.

(Red)


Foto prezident.sk

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