Brexit, e se i veri europeisti fossero i Lord?

Questa settimana approda alla Camera dei Comuni la legge di ritiro dall’Unione Europea, con tanti emendamenti inseriti dalla Camera dei Lord che cercano la riconferma. Intanto a Bruxelles la pazienza inizia a diminuire

Se qualcuno pensa ancora che nel Regno Unito la Camera dei Lord abbia solo una funzione folkloristica e rappresentativa, beh allora ci ripensi. Questa volta i Lord a fare da “passacarte”, venga perdonata la forza della parola, non ci sono proprio stati. Alla legge di ritiro dall’Unione Europea, conosciuta come European Withdrawal Bill, hanno presentato ben 15 emendamenti sui quali altrettante volte il governo, guidato dal partito conservatore della premier Theresa May, è andato sotto incassando delle sconfitte.

I peers, come li chiamano nel gergo istituzionale, alla Camera dei Lord sono in maggioranza Laburisti, partito di opposizione guidato da Jeremy Corbyn, rappresentante della corrente più a sinistra e radicale del partito.

Nel ping-pong che questo disegno di legge sta conoscendo da ormai diversi mesi, si gioca il futuro del Regno Unito al suo interno e, cosa che preme di più all’opinione pubblica, al suo esterno, vale a dire in che modo si voglia divorziare rimanendo “amici” con l ’Unione Europea. Un matrimonio da ridimensionare, ma pur sempre un divorzio.

Le due fazioni si distinguono sommariamente in due parti. Coloro che vogliono un distacco netto con Bruxelles e quelli che ne vorrebbero una versione soft, mantenendo un relazione quanto più stretta possibile, specie per garantire la linfa vitale di ogni stato degno di questo nome, ossia la fluidità del commercio estero.

I labour a loro volta sono in maggioranza per la versione soft, dato che fra le loro fila prima del referendum erano in netta maggioranza gli “europeisti”, diventati nel tempo difensori della versione detta appunto “soft Brexit”. Fra i conservatori invece, a maggioranza anti-europeista, prevale comunque una buona fetta di parlamentari eurofili, cosa che sta creando non pochi problemi alla signora May, che a suo tempo si schierò per rimanere all’interno dell’Unione europea, seppur senza dannarsi l’anima come ricorda qualcuno degli addetti ai lavori.

Theresa May cammina su un ponte tibetano, perché i Brexiteer più intransigenti del suo partito potrebbero di colpo staccare la spina al governo, in piedi grazie anche a 10 parlamentari del partito nord-irlandese Dup.

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Foto derwiki CC0

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