Prvá: le donne che hanno cambiato la Slovacchia

Il 15 marzo, a Palazzo Montanari a Forlì, alcuni studenti di slovacco del Dipartimento di Traduzione e Interpretazione di Forlì hanno assistito alla proiezione di uno degli episodi di Prvá (“prima” in italiano), una serie di documentari che riprende la storia di alcune figure femminili della storia della Slovacchia. In particolare, la proiezione trattava la storia di Zora Jesenská, traduttrice letteraria il cui grande talento è stato messo in ombra a causa del suo impegno politico durante gli anni del socialismo. Portavoce della storia di Zora sono stati il regista del documentario Róbert Šveda, docente della scuola di arti musicali e performative di Bratislava nel dipartimento di televisione e film e la studentessa del terzo anno Camilla Zucchini, che ha tradotto e sottotitolato il documentario in lingua italiana per la sua tesi di laurea. Šveda ha spiegato che l’obiettivo di Prvá, serie realizzata assieme alla collega regista Zuzana Liová, è di far conoscere l’importanza di alcune figure femminili nella storia slovacca poiché troppo spesso, quando si celebrano grandi figure storiche ed eroi nazionali, mancano proprio nomi di donna. Il documentario è stato presentato in molti festival sia in Repubblica Ceca che in Slovacchia. Il regista ha ammesso di non aver mai pensato alla possibilità di esportarlo all’estero, ma si è dichiarato molto contento dell’orizzonte aperto dalla studentessa Zucchini, che ha reso accessibile la storia di Zora al pubblico italiano.

Il documentario ripercorre in 41 minuti la vita di Zora Jesenská partendo dall’infanzia, vissuta a Turčiansky Svätý Martin con la famiglia, e cosa più importante l’amore per la lingua slovacca e tutte le sue sfumature. Per Zora l’umanità viene dalla lettura, ed è questa sua sensibilità linguistica che la porta ad approcciarsi a prime traduzioni letterarie verso il russo. Questi piccoli primi passi la porteranno a tradurre importantissimi autori russi, inglesi, francesi, tedeschi, ma anche alcune opere ceche e bulgare. Il suo successo ed il suo talento la condurranno nella Capitale, e la vedranno sposarsi con un suo critico, il giornalista Ján Rozner, di tredici anni più giovane. Tra i due nascerà una lunga storia d’amore che durerà fino alla morte di lei per leucemia nel 1972. Una parentesi felice nella vita della traduttrice che però non è stata per niente facile, come raccontano i numerosi testimoni e studiosi che intervengono nel documentario (l’amica Vierá Hegerová, la politica Magda Vašáryová, la traduttrice Marta Ličková, il drammaturgo Peter Pavlac, la professoressa  Eva Kollárová, la traduttrice Ana Ostrihoňová, il regista Ľubomír Vajdička, la traduttrice Eva Maliti, il professor Vladimír Petrík).

Zora sarà per tutta la sua vita vittima di aspre critiche a causa delle ideologie politiche e per il suo essere una donna senza peli sulla lingua. Attraverso le immagini presentate sono riprese originali dell’epoca, testimonianze e scritti della traduttrice stessa, si scopre infatti una donna vera e coraggiosa, che non ha paura di far sentire la sua voce e la sua presenza in una situazione politica in bilico tra innovazione e regressione. Sarà proprio quando quest’ultima avrà la meglio, con l’occupazione sovietica (agosto 1968) che la voce di Zora verrà messa a tacere. Ciò che venne attuata non fu solo l’eliminazione totale delle sue opere, che solo dopo molti anni sono state reintrodotte nelle biblioteche slovacche, ma della sua persona:  in quanto lavoratrice, poiché fu costretta per il resto della vita a pubblicare usando il nome di un’amica traduttrice, e in quanto individuo poiché persino dopo la morte fu quasi impossibile celebrarne i funerali, alla fine consentiti ma severamente tenuti sotto controllo.

La proiezione è terminata tra gli applausi dei partecipanti, ai quali è stata data la parola per le ultime domande. La studentessa Camilla Zucchini ha elencato agli studenti alcune difficoltà traduttive riscontrate nella resa dallo slovacco all’italiano mentre il regista Róbert Šveda ha raccontato il lungo lavoro di documentazione e di ricerca dei testimoni, le tecniche grafiche e di regia pensate per la storia della traduttrice. La serie Prvá racconta storie di coraggio, di emancipazione femminile, di ideali che hanno portato alla creazione della società moderna; per questo la storia di Zora Jesenská e delle altre protagoniste sono di ispirazione per coloro che difendono tuttora l’eredità costruita sui loro sacrifici.

(Giulia Cecchi)


Foto: Lettorato Slovacco a Forlì

Articoli più letti

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.