Delocalizzazione Honeywell: dall’Abruzzo alla Slovacchia, licenziate 420 persone

Dopo il caso Embraco, torna d’attualità la questione dell’altra multinazionale Honeywell, che chiude tutto ad Atessa, in Abruzzo, per trasferire la produzione di turbocompressori per motori diesel nello stabilimento in Slovacchia, nonostante gli incentivi e le esenzioni incassate negli anni scorsi. Chiude lasciando senza lavoro e senza paracadute 420 lavoratori, come scrive il Corriere della Sera oggi. Una decisione per molti incomprensibile, data la produttività «a livelli altissimi» dell’impianto, dove «la qualità dei turbodiesel è un fiore all’occhiello» dicono i sindacalisti locali.

Dunque, trasloco a Prešov, nella Slovacchia dell’est dove si spende meno, nell’ottica di un riordino aziendale in un settore che è in «sovracapacità» mentre la domanda di motori diesel continua da anni a diminuire, causa i limiti di emissioni sempre più stringenti. Nei giorni scorsi diverse decine di dipendenti Honeywell hanno protestato a Roma con un presidio davanti alla sede del Ministero dello Sviluppo Economico, dove il ministro Calenda ha lasciato gli uffici per lasciare il posto a un successore che ancora non si vede all’orizzonte. Si lamenta la mancata attuazione delle promesse di Honeywell di reindustrializzazione del sito produttivo per dare una speranza alle 420 famiglie di Atessa e dintorni, e permettere il pagamento della cassa integrazione straordinaria fino al febbraio 2019. I rappresentanti dei lavoratori incontreranno di nuovo l’impresa il 4 giugno, cercando di evitare il licenziamento secco senza compensazioni di sorta.

(Red)

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