Eurostat: il 6% degli slovacchi nel 2017 viveva in un altro paese dell’UE

Secondo una indagine di Eurostat pubblicata il 28 maggio è in crescita il numero di cittadini dell’UE in età produttiva (20-64 anni) che vive in un altro stato membro. Circa il 3,8% dellle persone residenti nei 28 paesi dell’Unione europea che sono in età produttiva viveva l’anno scorso in uno Stato membro diverso dalla propria patria. Dieci anni fa tale percentuale era ridotta al 2,5%. Secondo i dati, maggiore mobilità hanno le persone con un’istruzione universitaria.

Se per certi paesi in dieci anni le cose sono cambiate di poco, ad esempio per la Germania che è passata da un tasso dello 0,9% all’1% del 2017, per altre nazioni il decennio è stato oggetto di grandi stravolgimenti. Ad esempio, in Romania il 7,4% della popolazione nel 2007 viveva in un altro paese UE, mentre dieci anni dopo tale quota è salita al 19,7%, con un balzo di oltre il 12%. E la Lettonia è passata dal 2,9% al 12,9%, aumentando di dieci punti la percentuale di cittadini in altro paese membro.

Ma ci sono stati che registrano un dato di sviluppo negativo, con più ritorni che partenze. È il caso di Cipro (-3,2%), della Finandia (-0,9%), di Austria (-0,4%) e Danimarca (-0,3%).

Per quanto riguarda la Slovacchia, nel 2017 il 6% dei suoi cittadini vivevano in un altro stato dell’Unione, una quota che era pari al 3,6% nel 2007 e al 4,3% nel 2012. L’Italia ha visto aumentare di 0,6 punti percentuali i suoi cittadini residenti in altri paesi dell’UE, dal 2,4% al 3,1%, posizionandosi sotto la media UE-28 del 3,8%.

(Red)

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