La Slovacchia non riuscirà a rispettare il target di riciclaggio dei rifiuti dell’UE

Si fa complicato per la Slovacchia il raggiungimento degli obiettivi fissati dall’Unione europea nel settore della gestione dei rifiuti. È infatti quasi impossibile che il paese riesca a raggiungere il target ambizioso del 50% di riciclaggio per i rifiuti comuni entro il 2020, con conseguenti potenziali pesanti sanzioni. Oggi il livello di riciclaggio in Slovacchia raggiunge appena il 20% del totale, e i due terzi dei rifiuti urbani finiscono nelle discariche, ha detto la scorsa settimana Michal Sebin, ceo della società NATUR-PACK che è una delle organizzazioni certificate dal ministero dell’Ambiente per l’applicazione della legge sui rifiuti del 2015, parlando a Tablet.tv.

L’UE ha stabilito che entro il 2025 dovrebbe essere riciclato almeno il 55% dei rifiuti prodotti dalle famiglie e dalle piccole imprese, una quota che salirà al 60% entro il 2030 e almeno il 65% entro il 2035.

Gli slovacchi producono in media 348 chilogrammi di rifiuti all’anno, che è tra i valori più bassi in UE, dove la media è di circa 500-600 chilogrammi. In testa a questa lista sono Germania, Paesi Bassi e Paesi scandinavi, ma questi sono anche i paesi che riclicano la maggior parte dei loro rifiuti. Sebin crede necessario, per un vero cambiamento dello stato di cose, un aumento delle ecotasse, i tributi dovuti dai comuni per il deposito in discarica, premiando con sconti consistenti i comuni più virtuosi, che oggi ammontano a 4,98 euro per tonnellata.

In questa direzione sta andando un nuovo disegno di legge preparato dal ministero dell’Ambiente, che prevede importi differenziati, basati sul livello di separazione dei rifiuti. I comuni con una differenziata inferiore al 10% pagherebbero 17 euro per tonnellata di rifiuti in discarica a partire dal 2019, gabella che crescerà a 46 euro nel 2023. Alle amministrazioni che arrivano a oltre il 60% di differenziata saranno chiesti 5 euro per tonnellata dall’anno prossimo, e 16 euro dal 2023. Il provvedimento, che è stato inviato alla revisione interdipartimentale, potrebbe entrare in vigore dal 2019, ma ci sono alcuni che vorrebbero rimandarlo di un anno, spostando il problema alle nuove amministrazioni comunali che saranno elette nel novembre di quest’anno.

(Red)

Foto pixabay CC0
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