Il crocifisso che divide la Germania

“In un periodo in cui le identità culturali sono al centro dell’attenzione un po’ ovunque, ha destato scalpore la decisione del Primo ministro bavarese Markus Söder (CSU) di voler rendere obbligatoria, a partire dal prossimo mese di giugno, l’esposizione del crocifisso in tutti gli uffici pubblici dello Stato tedesco. Secondo l’esponente politico la croce non è “un segno di una religione, ma dell’identità e del carattere storico e culturale della Baviera”. Questa decisione è stata presa all’indomani della polemica scatenata dall’ex Primo ministro e compagno di partito Horst Seehofer, il quale aveva nelle settimane passate dichiarato che “l’Islam non appartiene alla Germania”, costringendo l’alleata di governo, la Cancelliera Angela Merkel (CDU), a dichiarare l’esatto contrario”. Così scrive Stefano Russo che firma questo articolo per “il Deutsch-Italia”, quotidiano online diretto a Berlino da Alessandro Brogani.

“In ogni caso, tale decisione ha scatenato una ridda di polemiche. Secondo un sondaggio effettuato dalla società Emnid per la “Bild am Sonntag” la maggioranza dei tedeschi, il 64 per cento, sarebbe contraria a tale provvedimento, il 29 per cento a favore e il 7 non ha un’opinione precisa in merito. Anche fra gli stessi cattolici c’è divisione al riguardo: il 48 per cento si dice contraria al crocifisso appeso e solo il 38 è a favore. Anche fra i protestanti avviene la stessa cosa: il 62 per cento si dice contrario e solo il 34 a favore. Fra gli altri gruppi religiosi, confessionali o non, il rifiuto arriva all’87 per cento, contro il 12 favorevole.

Ovviamente la questione è stata oggetto di discussioni politiche, anche perché il sospetto che la decisione di Söder sia stata presa in vista delle elezioni bavaresi dell’ottobre prossimo è più che fondato.

Anche all’interno degli stessi politici della Baviera c’è stata divisione in merito: Marion Kiechle, ministro della Scienza, dopo un primo momento di perplessità durante il quale aveva bollato l’idea come “non molto intelligente”, si è affrettata in seguito a dichiarare: “Sostengo la decisione unanime del governo bavarese di mettere una croce negli uffici bavaresi, perché la croce rappresenta la tradizione cristiana della Baviera”.

Non dello stesso avviso l’ex ministro della Scienza bavarese Wolfgang Heubisch (Fdp) che ha sentenziato: “L’appendere simboli religiosi con imposizione da parte dello Stato è un segnale anti-costituzionale e fondamentalmente sbagliato”. In fin dei conti la Germania aveva deciso 23 anni fa, con una sentenza della Corte costituzionale federale, che non vi dovessero essere crocefissi imposti appesi nelle aule scolastiche, e quest’ultima imposizione parrebbe andare in senso opposto a tale decisione della Corte di Karlsruhe.

Comunque la Repubblica federale rimane uno degli Stati maggiormente laici del Vecchio continente. Chi professa apertamente una religione deve pagare le tasse per essa, e non gli viene fatto un prelievo forzoso, come avviene da noi, anche se ci si dichiara atei.

La parola più saggia sulla questione sembra averla espressa in un’intervista rilasciata alla “Süddeutsche Zeitung” il cardinale e arcivescovo cattolico Reinhard Marx.

L’alto prelato a capo della Conferenza episcopale tedesca, interpellato da due giornalisti del quotidiano bavarese, si è detto sì contento dell’affissione della croce, in quanto rappresentante di una confessione religiosa, ma contrario al fatto che il messaggio del Vangelo e della comunità cristiana sia stabilito solo dallo Stato.

“La cosa”, ha dichiarato l’arcivescovo, “non porta ciò che si potrebbe desiderare: assicurare e rafforzare il carattere cristiano del nostro Paese”. Ha poi continuato: “Prima di tale passo, si dovrebbe fare un dibattito con le chiese e i gruppi sociali, anche quelli che non sono cristiani. Cosa significa per noi il messaggio di questo uomo sulla croce? Cosa vogliamo ottenere? Come? Cosa significa quando parliamo di valori cristiani? Un simile dibattito sarebbe impegnativo, ma necessario per la coesione nel nostro Paese. Nessuna parte, nessuno Stato, nemmeno io come cardinale, possiamo semplicemente decidere da soli cosa sia cristiano. Questo è stabilito da colui che è morto su questa croce. Non puoi semplicemente reinterpretare il Vangelo per te stesso”.

La croce, secondo Marx, non è un semplice “simbolo culturale”, come dichiarato da Söder. “Non si può avere la croce senza l’uomo che vi è appeso. È un segno di opposizione alla violenza, all’ingiustizia, al peccato e alla morte, ma non un segno contro altre persone. Appendere una croce significa: voglio seguire le parole di colui che è morto sulla croce per il mondo intero. Questa è una provocazione, per ogni cristiano, per la Chiesa, ma anche per lo Stato, che vuole fare riferimento a questo segno”. Concludendo l’intervista il cardinale ha messo una parola definitiva sulla questione: “Chiunque critichi il decreto non deve essere considerato un nemico religioso”. Migliore chiusura di questa sarebbe difficile da immaginare”.

(aise)


Illustr: BS

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