Procura di Kosice: via libera all’estradizione di Antonino V.

Il procuratore della procura regionale di Košice si è pronunciato oggi favorevolmente riguardo all’esecuzione del mandato di cattura europeo dell’imprenditore italiano Antonino Vadalà emesso dal tribunale di Venezia nel mese di marzo. Il procuratore ha dunque deciso l’estradizione di Vadalà, cui l’imputato la scorsa settimana aveva affermato di non intendere opporsi.  La consegna fisica di Vadalà alle autorità competenti italiane dovrà ora compiersi nel termine legale di dieci giorni, un compito che spetta all’Ufficio per la cooperazione internazionale del Corpo di polizia.

Vadalà è stato arrestato il 13 marzo scorso nell’ambito di una inchiesta che ha portato a diciassette arresti in diverse regioni d’Italia, soprattutto in Veneto, Lombardia e Calabria. A suo carico ci sono accuse di appartenenza a un gruppo criminale affiliato alla ‘ndrangheta che organizzava un grosso traffico internazionale di stupefacenti dal Sud America, con spedizioni di centinaia di chilogrammi di cocaina in Europa, nascosti in mezzo a carichi di frutta esotica. Per alcuni dei fermati c’è l’aggravante dell’agevolazione mafiosa e del riciclaggio del denaro frutto di attività illecite.

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L’italiano è inoltre sospettato in Slovacchia di frodi nelle sovvenzioni agricole con fondi europei, su cui sta indagando dal 13 aprile l’agenzia anticrimine NAKA. In ballo c’è il tentativo di una delle decine di aziende agricole che fanno capo al calabrese di incassare 120mila euro nel 2009 dall’Agenzia per i pagamenti agricoli (PPA), l’organismo della Slovacchia che distribuisce le sovvenzioni UE per gli agricoltori. L’azienda BIO-FINIŠ aveva fatto richiesta di sussidi per la coltivazione di 600 ettari di terreno, nove volte più di quanti ne aveva in gestione, una accusa che potrebbe costare al suo titolare una condanna fino a dieci anni di carcere. Nei giorni scorsi anche l’Ufficio antifrode dell’Unione europea (OLAF) ha avviato una indagine sul presunto abuso di fondi dell’UE in Slovacchia, un tema di cui si era occupato il giornalista Ján Kuciak nel suo ultimo articolo, che non era riuscito a portare a termine perché assassinato a febbraio insieme alla fidanzata.

Kuciak aveva scritto dei legami tra mafia italiana, politici slovacchi e frodi nei sussidi agricoli comunitari in Slovacchia. L’OLAF si è mosso sollecitato dai parlamentari europei, una cui delegazione si era recata in Slovacchia all’inizio di marzo per verificare la situazione nel paese dopo il brutale assassinio di Kuciak e della fidanzata Martina Kusnirova, che avrebbero dovuto sposarsi domani 5 maggio. E dopo l’omicidio Vadalà e altri italiani a lui collegati erano stati arrestati come sospettati, un fermo poi non convalidato per mancanza di prove sufficienti.

(La Redazione)

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