OMS: inquinamento atmosferico, 7 milioni di vittime. Colpiti soprattutto i più poveri

L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha aggiornato i dati sui livelli d’inquinamento atmosferico presenti in oltre 4.300 città di 108 Paesi, rendendo così il database Oms il più completo al mondo. Ne risulta che il 70% di queste città presenta livelli di inquinamento da polveri sottili (PM2.5) superiori alle linee guida Oms, arrivando all’80% nelle città dell’Unione europea (che presenta il maggior numero di luoghi in grado di presentare dati sull’inquinamento atmosferico) e al 96% dei Paesi in via di sviluppo, che soffrono a causa dei livelli di inquinamento troppo elevati.

Nel dettaglio, l’Oms stima che l’inquinamento atmosferico sia responsabile di 4,2 milioni di morti premature l’anno (2016), alle quali si aggiungono altri 3,8 milioni di decessi nello stesso periodo dovuti a una forma d’inquinamento cui raramente prestiamo attenzione, ovvero quella presente negli ambienti interni (dovuta ad esempio all’impiego di stufe e combustibili inquinanti per la cottura dei cibi, ma non solo). Insieme fanno 7 milioni di morti premature.

Ci sono molti modi di morire a causa dell’inquinamento atmosferico. Secondo l’Oms sono da attribuire a questo fattore il 24% dei decessi dovuti a malattie cardiache, il 25% di quelli legati a ictus, raggiungendo il 29% nel caso di tumori ai polmoni e addirittura il 43% per la broncopneumopatia cronica ostruttiva.

L’inquinamento atmosferico riguarda tutti, ma non si tratta di una falce che miete vittime in modo indiscriminato. Il suo criterio è quello della disuguaglianza: «Oltre il 90% dei decessi correlati all’inquinamento atmosferico – argomenta l’Oms – si verificano nei Paesi a basso e medio reddito, principalmente in Asia e Africa, seguiti dai Paesi a basso e medio reddito nelle regioni del Mediterraneo orientale, dell’Europa e delle Americhe».

A livello globale, 15 fra le 20 città maggiormente inquinate sono in India, mentre 16 delle città maggiormente inquinate nell’Unione europea si trovano in Polonia. L’India sta mettendo a punto un piano nazionale, ma mancano ancora degli obiettivi precisi; i dati Oms mostrano invece ampi progressi in Cina, dove gli investimenti in energia pulita, un piano nazionale contro l’inquinamento dell’aria e i rigidi standard sulle emissioni hanno prodotto un livello medio di PM2.5 (nelle città disponibili a fornire i dati) diminuito fino al 30% dal 2013 al 2016. Ad ogni modo, vale la pena notare che in Cina il livello medio di PM2.5 nelle città campionate è cinque volte superiore a quello stabilito dalle linee guida dell’Oms, e ciò evidenzia la necessità di stabilire nuovi obiettivi e misure più ambiziose. Il monitoraggio della qualità dell’aria necessita inoltre di essere urgentemente ampliato, in particolare in Asia meridionale, nel Sud est asiatico e nell’Africa Subsahariana: queste due ultime aree forniscono infatti dati sulla qualità dell’aria solo in 92 città, un numero inferiore all’intera Austria.

[…continua]

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Foto tomi.cc cc by sa
Area Slovnaft, Bratislava

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