Storie della mitologia slava

Dalla serie Linguae, dedicata da East Journal alla grande diversità e ricchezza del tessuto linguistico-culturale eurasiatico.

Oggi ci concentriamo su alcuni tra i personaggi più noti e diffusi del folklore slavo orientale, talvolta noti con nomi leggermente diversi a seconda della lingua e della tradizione. La lista sarebbe incredibilmente lunga, pertanto ci limiteremo ad alcune creature mitologiche ancora oggi molto famose nella cultura popolare.

Le divinità della mitologia slava si riconducono molto spesso al loro luogo di “abitazione”consueto, come le foreste, i campi, i fiumi o l’ambito domestico. I loro stessi nomi in genere sono “parlanti” e suggeriscono dove possiamo trovarli.

Il Lešij o Lesun è lo spirito tutelare del bosco (da les – bosco in russo). Può assumere diverse forme, anche antropomorfe (in questo caso diventa un uomo barbuto). Verso gli umani ha solitamente una disposizione neutrale, a meno che il loro comportamento non metta in pericolo la foresta.

Il Vodjanoj è il padrone delle acque (da voda – acqua in russo); anch’esso è raffigurato come creatura antropomorfa, in genere come un uomo dai tratti di anfibio o pesce. Da lui dipendono alluvioni, rotture di dighe, esondazioni e, talvolta, le morti per affogamento. Accanto a lui si ricorda spesso la Rusalka, una sorta di sirena affascinante dai lunghi capelli, foriera di disavventure; secondo la mitologia slava non vive solo presso l’acqua, ma anche nei campi e, soprattutto, sugli alberi.

Il Polevoj o Polevik è invece lo spirito tutelare dei campi (da pole – campo in russo). Questo personaggio ha sembianze umane ed è spesso accompagnato dal vento. Da lui dipende la buona riuscita del raccolto e del pascolo del bestiame.

Sia il Polevik che il Lešij possono talvolta far perdere l’uomo, ma il vero personaggio che ama disorientare nel bosco è il Blud (zabludit’sja significa perdersi, in russo). Più che una reale figura, il Blud è l’incarnazione (anche letterale) della perdita di orientamento.

Anche la banja, la sauna russa, ospita un suo spirito: al Bannik si associano tutti gli inconvenienti che vi accadono. Raffigurata in genere come un anziano, questa creatura si offende facilmente; reagisce scottando l’uomo con l’acqua bollente, soffocandolo con il vapore. In particolare, ama spaventare le donne. Il Bannik predice anche il futuro: sarà positivo se accarezzerà la schiena, negativo se la graffierà.

Un’altra importante figura della mitologia slava è il Domovoj, la creatura che protegge la casa e l’unità famigliare (da dom – casa). Personificazione talvolta degli avi, questo personaggio ha una lunga tradizione di venerazione e rispetto alle spalle. Da lui dipendeva la felicità della casa, tanto che nel caso di trasferimento lo si “invitava” a seguire il nucleo famigliare. Considerato parte della famiglia, gli veniva lasciato addirittura del cibo in cucina durante la notte. Se arrabbiato, il Domovoj si diceva disturbasse la quiete della casa, spostando gli oggetti, facendo rumore, provocando piccoli incidenti domestici. Per chetarlo era necessario far regnare la pace tra i membri della famiglia e ristabilire l’ordine.

La controparte femminile del Domovoj è la Kikimora, una vecchina particolarmente malvagia, che crea noie agli abitanti della casa, impedendo di dormire, rompendo oggetti, tirando i capelli nel sonno, attaccando perfino gli animali domestici. L’apparizione di questa creatura era cattivo segno per la famiglia.

Un’altra vecchietta maligna è Baba-Jagà, una strega che si sposta volando a bordo di un mortaio (a lei la scopa serve solo a cancellare le orme dietro a sé) e vive al limitare del bosco in una izba che poggia su zampe di gallina, circondata da uno steccato di ossa umane. Questo personaggio appartiene tutt’oggi alla cultura di massa, assieme ad altre due notissime figure, quali Ded Moroz (Nonno Gelo) e sua nipote Sneguročka (la Fanciulla di Neve) (di cui si è parlato qui). [in Slovacchia la sua corrispondente è la Ježibaba – ndr]

Malvagio come Baba-Jagà è il vecchio avaro Koščej, detto l’Immortale in quanto – secondo la leggenda – la sua morte è nascosta nella punta di ago, all’interno di uovo, dentro a un’anatra, che sta dentro una lepre, a sua volta dentro una sacca sepolta sotto una quercia, in un’isola in mezzo all’oceano. Questo personaggio è l’antagonista dell’Uccello di Fuoco (Žar-ptica) e dell’eroe fiabesco Ivan-Zarevič nel balletto L’uccello di fuoco musicato da Stravinskij (1910). Il giovane Ivan libererà le tredici fanciulle tenute prigioniere da Koščej grazie all’aiuto del magico Uccello di Fuoco.

L’Uccello di Fuoco è un’importante figura della mitologia slava. Questa creatura ha un piumaggio di fiamme che bloccano la vista umana e si ciba di mele d’oro che gli garantiscono eternità e bellezza. Quando canta dal suo becco si formano perle, mentre il suo canto guarisce gli infermi e dona la vista ai ciechi. Raggiungerlo e catturarlo è spesso la missione che compiono i personaggi delle leggende, benché toccarlo non sia possibile a mani nude dagli uomini. Come la Fenice, anche l’Uccello di Fuoco muore e rinasce, in genere in primavera. L’Uccello di Fuoco è un personaggio carico di significati ancora oggi: nel 2009 la sua figura è stata usata come logo dell’Eurovision tenutosi a Mosca.

(Martina Napolitano, EastJournal.net cc by nc nd)

Illustr.: Rusalki (1879),
Konstantin Makovsky – Wiki/CC0

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