Smer-SD a congresso, cambia lo statuto ma mantiene leader e linea

In un “congresso di lavoro” che si è svolto ieri a Casta-Papiernicka, località nella regione di Bratislava, il partito di governo Smer-SD ha cambiato i suoi statuti per ridurre la sua direzione a 15 membri. Presidente rimane Robert Fico, vicepresidenti sono Robert Kalinak (ex ministro degli Interni), il deputato Juraj Blanar, il primo ministro Peter Pellegrini, il ministro delle Finanze Peter Kazimir, il ministro dell’Economia Peter Ziga, il vice premier per l’Informatizzazione e gli Investimenti Richard Rasi e il direttore generale del partito Viktor Stromcek. Gli altri membri del direttivo eletti ieri sera sono il governatore regionale di Trencin Jaroslav Baska, il vicepresidente del Parlamento Martin Glvac, i deputati Miroslav Ciz, Ladislav Kamenicky e Lubomir Petrak, il nuovo ministro dell’Interno Denisa Sakova, il segretario di Stato del ministero della Difesa Marian Salon.

Il risultato complessivo del congresso di ieri è che tra i volti noti del partito nessuno crede che ci siano ragioni obiettive per sostituire il leader Robert Fico, alla guida del partito sin dalla sua fondazione. E questo malgrado Fico sia stato costretto a dimettersi da premier un mese fa sull’onda della pressione popolare. Unica voce fuori dal coro quella dell’ex ministro della Cultura Marek Madaric, già a lungo vice presidente di Smer e oggi semplice parlamentare, che pensa che la sostituzione di Fico non dovrebbe più essere un tabù tra i socialdemocratici.

Nel suo intervento all’assemblea dei delegati, il leader Robert Fico ha detto che Smer-SD  non è un partito monouso, una cosa resa evidente dalle molte crisi che ha superato per tornare sempre sulla scena da protagonista. Nel suo discorso, Fico ha criticato più volte i media, l’opposizione, gli attivisti civici e il presidente Andrej Kiska. «Noi non andiamo da nessuna parte. Ci mobilizzeremo e non ci lasceremo intimidire. Noi combatteremo per far passare la nostra visione sociale, e non permetteremo ad alcun dilettante con nozioni economiche sempliciotte di mettere a rischio la posizione sociale della gente. Siamo pronti con le nostre politiche sociali a combattere ancora per la vita e prospettive dignitose degli slovacchi», ha detto l’ex primo ministro annunciando aumenti nei prossimi due anni per il salario minimo, nelle retribuzioni del settore pubblico, e per insegnanti e infermieri. Noi, ha detto, siamo «l’alternativa sociale per la Slovacchia e vi possiamo garantire che [la Slovacchia] si avvicinerà alla media europea di tenore di vita». Fico vuole portare la Slovacchia dal 78-79% attuale all’85% della media UE entro la fine del 2020.

Commentando le sue dimissioni da premier, egli ha rivendicato il gesto non come segno di debolezza, ma anzi come dimostrazione di responsabilità verso gli alleati di Most-Hid nella coalizione di maggioranza, che aveva minacciato di lasciare il governo, provocando elezioni anticipate e il caos nel paese. Fico ha affermato di fidarsi completamente del suo successore Peter Pellegrini, che «può concentrarsi sul lavoro da primo ministro», mentre io mi «dedicherò alla gestione del partito» e ad andare tra la gente ad ascoltare i loro problemi.

(Red)

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