Trump, una politica estera piena di contraddizioni

Di Pierre Haski, L’Obs – Ammettiamolo: siamo rimasti tutti sorpresi dallo spettacolare annuncio di un possibile incontro tra Donald Trump e Kim Jong-un. E ancora di più dalla rivelazione della missione segreta di Mike Pompeo, direttore della Cia e presto segretario di stato, arrivato a Pyongyang per incontrare il leader nordcoreano, senza neppure un annuncio da parte di Donald Trump su Twitter.

Questa svolta diplomatica, che sostituisce la gara di “bottoni rossi” alla quale si dedicavano fino a poco tempo fa il leader statunitense e quello nordcoreano, è evidentemente una buona notizia. Anche se, allo stadio attuale, genera più domande che risposte. Ma per una volta che la sorpresa, da parte di Trump, è positiva e non negativa, occorre essere sportivi e riconoscergli la capacità di saper cogliere le opportunità quando queste si presentano.

Questa felice sorpresa sembra però contraddire l’ossessione del presidente degli Stati Uniti per l’affossamento dell’accordo di denuclearizzazione firmato nel 2015 dal suo predecessore Barack Obama con l’Iran. Donald Trump deve decidere il 12 maggio se prolungare o meno i termini di quest’accordo, con una decisione unilaterale degli Stati Uniti, quando invece l’accordo era stato negoziato e firmato da altri paesi tra i quali la Francia, la Russia e la Cina.

Evitare un doppio fallimento
La diplomazia “trumpiana” è tale che Washington finirà per dialogare con la Corea del Nord per raggiungere un accordo di denuclearizzazione, sforzandosi al contempo di smontare quello raggiunto con l’Iran. Un fatto incomprensibile, incoerente, e soprattutto una contraddizione che potrebbe generare un doppio fallimento carico di conseguenze, tanto nella penisola coreana quanto in Medio Oriente.

Si può davvero stabilire un parallelo tra le due situazioni? Naturalmente sì, anche se con le cautele che sono d’obbligo per ogni paragone. Dal punto di vista di Washington c’è soprattutto l’appartenenza dei due paesi al vecchio “asse del male” dell’epoca di George W. Bush. Come ricorderete quest’espressione è apparsa nel 2002, e prendeva allora di mira la Corea del Nord, l’Iran e l’Iraq di Saddam Hussein (invaso poi l’anno seguente, con il conseguente rovesciamento del dittatore).

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Illustr: ParentRap@pixabay
Foto FolsomNatural cc by

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