Il rosario contro la polizia segreta: le candele che liberarono la Cecoslovacchia

Trent’anni fa si svolse in Cecoslovacchia una manifestazione destinata a cambiare la storia d’Europa e a svelare al mondo il vero volto dei regimi comunisti. Di Raffaele Magaldi per Il Sussidiario.

Quel giorno, alle 18 in punto, un gruppo di circa duemila persone iniziò ad accendere alcune candele nella piazza Hviezdoslav, a Bratislava. Subito dopo attaccò a cantare l’inno cecoslovacco, per poi passare all’Inno e alla Marcia Pontificale. Nel frattempo, le forze di polizia e di pubblica sicurezza iniziarono a coordinarsi per disperdere i convenuti, impedendo allo stesso tempo ad altre centinaia di persone di accedere alla piazza dalle vie circostanti. Un’auto della pubblica sicurezza (VB, Verejná Bezpecnost) fece il giro della piazza, chiedendo ai presenti di disperdersi “perché la manifestazione non era stata autorizzata” e annunciando che, se la piazza non fosse stata sgombrata, le autorità avrebbero usato tutti i mezzi disponibili per ristabilire l’ordine pubblico. Per tutta risposta, i fedeli intervenuti iniziarono a pregare il santo rosario.

Ma per quale motivo così tante persone si erano ritrovate a pregare quel venerdì 25 marzo di trent’anni fa, con le candele accese in mano, ignorando le autorità che ordinavano loro di sgombrare la piazza? Tutto aveva avuto inizio con Marián Štastný, ex stella cecoslovacca dell’hockey su ghiaccio, emigrato in Canada per giocare nella lega professionistica Nhl e diventato poi vicepresidente esecutivo del Congresso mondiale degli slovacchi. Dopo aver letto un libro sulle torture e le persecuzioni che tanti suoi concittadini avevano subito negli anni Cinquanta da parte del regime comunista, Štastný si rese conto che il problema della discriminazione e del mancato rispetto dei diritti umani fondamentali era ancora vivo e presente nella società cecoslovacca del 1987: ebbe quindi l’idea di chiedere alle varie comunità slovacche sparse per il mondo di organizzare delle manifestazioni pacifiche davanti alle rispettive ambasciate. La protesta era diretta contro il brutale trattamento a cui erano sottoposti i fedeli laici e i religiosi in Cecoslovacchia e contro il mancato rispetto della libertà religiosa sancita dai trattati di Helsinki firmati anche dalla Cecoslovacchia. Più in generale, voleva difendere i diritti umani fondamentali di tutti i cittadini.

Štastný fece pervenire le informazioni su questa manifestazione anche alla Chiesa clandestina in Slovacchia e, in breve tempo, i dissidenti František Mikloško e Ján Carnogurský si misero al lavoro per organizzare una manifestazione simile a Bratislava. Con una differenza nelle motivazioni: lì si chiedeva anche di permettere al Vaticano di nominare i vescovi per le diocesi vacanti della Slovacchia.

Alla fine, di tutte le manifestazioni internazionali a cui aveva originariamente pensato Marián Štastný se ne tenne una sola. Alle 17 del 25 marzo 1988 un gruppo di una cinquantina di persone manifestò a Roma davanti all’ambasciata cecoslovacca: la manifestazione pacifica era stata organizzata dal gruppo locale di Comunione e liberazione, che aveva chiesto preventivamente tutte le autorizzazioni del caso. A Bratislava, invece, le autorità negarono a Mikloško l’autorizzazione, adducendo come motivazione il fatto che gli organizzatori non avrebbero potuto garantire l’ordine pubblico. Le varie comunità cristiane della Slovacchia, però, si organizzarono lo stesso e la notizia fu diffusa da Radio Free Europe, Voice of America e Radio Vaticana. Molte persone decisero di andare a Bratislava anche singolarmente, per manifestare pacificamente “accendendo candele e pregando il Rosario”, nonostante il regime avesse fatto di tutto per impedirglielo — ad esempio chiudendo il giorno precedente le residenze per studenti che erano stati costretti a tornare a casa (nella maggior parte dei casi a diverse decine di chilometri da Bratislava), oppure bloccando i trasporti pubblici cittadini il giorno della manifestazione.

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