Il rompicapo dell’Europa orientale visto da Bucarest

Di Bernard Guetta – Visto da Parigi, Berlino, Bruxelles o Madrid, il futuro dell’Unione europea si gioca tra Angela Merkel ed Emmanuel Macron, sulla possibilità che la Germania e la Francia investano nelle industrie del futuro armonizzando le rispettive fiscalità e protezioni sociali. Vista da Bucarest, però, la situazione è molto diversa.

Nella capitale romena, tra le case art déco degli anni venti e i palazzi mussoliniani voluti da Nicolae Ceausescu, dittatore comunista ucciso nel 1989, sono convinti che il futuro dell’Unione europea si deciderà proprio in Romania, unico dei grandi paesi dell’Europa centrale a non essere scivolato nel nazionalismo reazionario e antieuropeo.

In Polonia, in Repubblica Ceca e in Ungheria i leader solidamente al comando accusano l’Unione di essere un’idra totalitaria che vuole distruggere l’identità degli stati, trasformandoli in paesi musulmani imponendo l’accoglienza dei rifugiati siriani e privandoli del diritto ad autogovernarsi come vogliono, quando in realtà le loro economie non sarebbero mai decollate senza i fondi e la solidarietà dell’Europa.

Un problema a est
I leader di Ungheria e Polonia arrivano al punto di attaccare l’indipendenza della magistratura e la libertà di stampa. La Polonia e l’Ungheria non sono più democrazie, un criterio fondamentale per far parte dell’Unione. È un rompicapo politico, perché farle fuori significherebbe indebolirle e indebolire l’Unione, e in ogni caso sarebbe difficile farlo senza un voto unanime, impossibile da ottenere perché Budapest e Varsavia si spalleggiano a vicenda.

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L’Unione ha un problema a est, negli ex paesi comunisti che oggi ne fanno parte. Se un domani Bucarest si unisse a Praga, Budapest e Varsavia, l’Europa centrale e occidentale potrebbe andare verso una nuova separazione.

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Foto Albert Dobrin cc-by-nd
Bucarest, manifestazione del febbraio 2017

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