Slovacchia morbida sul caso Skripal, nessun diplomatico espulso finora

Il ministero slovacco degli Affari esteri ed Europei ha deciso di convocare l’ambasciatore russo in Slovacchia e chiedergli una spiegazione sul caso dell’avvelenamento dell’ex spia russa Sergei Skripal nel Regno Unito. Per il momento il paese non ha deciso alcuna espulsione di diplomatici di Mosca, una mossa che invece è stata decisa da diversi paesi dell’UE, inclusa la Repubblica Ceca, l’Ungheria e la Polonia. Bratislava, unica ad indugiare nel gruppo di Visegrad, afferma di riservarsi di «prendere ulteriori misure», che tuttavia sono ancora da decidere.

Le autorità slovacche hanno adottato il 22 marzo la risoluzione del Consiglio europeo nella quale gli Stati UE hanno dichiarato sostegno a Londra nell’attribuire alla Russia la responsabilità dell’attentato, e si sono unite agli altri paesi dell’UE nel condannare risolutamente l’attacco all’ex spia sovietica Sergei Skripal e alla figlia Yulia, che sono ancora in coma tre settimane dopo essere stati avvelenati con il gas nervino Novichok a Salisbury, nel sud-ovest della Gran Bretagna. Skripal (66 anni) e sua figlia Yulia (33 anni) sono stati trovati svenuti su una panchina nella città di Salisbury. Gli esperti britannici li ritengono contaminati con l’agente nervino Novichok, inventato e sviluppato nell’ex Unione Sovietica. Qui un riepilogo della storia.

Il Regno Unito ha espulso 23 diplomatici russi e altri 14 stati membri dell’UE intendono seguirne l’esempio, tra i quali vi sono la Germania e la Francia. L’Italia ha deciso l’allontanamento di due diplomatici dell’ambasciata russa a Roma, e il presidente Usa Trump ha ordinato l’espulsione di 60 addetti e la chiusura dell’ufficio consolare russo a Seattle.

Intanto a Praga il primo ministro Andrej Babis ha deciso di espellere tre diplomatici russi, dando loro cinque giorni per fare le valigie e aggiungendo il suo paese agli altri che già hanno preso misure di ritorsione contro la Russia. Babis ha difeso con forza la piena integrazione della Cechia nell’UE e nella NATO e la sua forte vocazione euroatlantica, mentre nel frattempo il presidente ceco Milos Zeman, solitamente accusato di troppe simpatie filorusse, ha chiesto al servizio di controspionaggio di verificare se il tipo di agente nervino utilizzato in Gran Bretagna avrebbe potuto essere creato nella Repubblica Ceca.

Il nome Novichok (che in russo significa “nuovo venuto”) identifica una serie di gas nervini di “quarta generazione” prodotti in Unione Sovietica in piena guerra fredda, tra il 1970 e il 1980. Ritenuti i più letali agenti nervini mai realizzati, prodotti in un impianto chimico dell’attuale Kazakistan. La Russia non ha tuttavia mai riconosciuto ufficialmente l’esistenza del programma Novichok e la maggior parte di ciò che è noto viene da Vil Mirzayanov, uno scienziato russo che ha lavorato per anni al programma di armi chimiche sovietiche e che ha rivelato la formula dell’agente nervino nella sua autobiografia anni fa.

I russi avevano affermato che senza conoscere la formula esatta del gas rinvenuto sulle vittime, il Novichok utilizzato poteva provenire da diversi paesi che lo avevano studiato in passato. Tra i paesi citati dalla portavoce del ministero degli Esteri di Mosca, Maria Zacharova, ci sono lo stesso Regno Unito, la Svezia, potenzialmente gli Stati Uniti e anche Repubblica Ceca e Slovacchia.

Il ministero degli Esteri slovacco aveva negato con forza il suo potenziale coinvolgimento nel caso, e ancora ieri, prima della convocazione dell’ambasciatore russo atteso per oggi, diceva di stare valutando le azioni da intraprendere nei confronti di Mosca. Lunedì 16 marzo il sottosegretario Ivan Korčok aveva affermato che «Mai prima d’ora tale sostanza è stata usata sul suolo europeo». E adesso «è successo in uno stato membro dell’UE e nostro alleato. Abbiamo espresso la nostra massima solidarietà al Regno Unito e siamo tutti consapevoli che se è potuto accadere, allora tutto può accadere» «in qualsiasi paese».

(La Redazione)

Foto Samuel King Jr (dett.) cc-by-nc-nd

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