Voto italiani all’estero, sottosegretario Giro: soluzione è Registro degli elettori

ROMA\ aise\ – «Voteranno in pochi? Sì, ma saranno voti puliti». Così il viceministro degli Esteri Mario Giro a proposito del voto degli italiani nel mondo. E scarta l’ipotesi del voto nei seggi presso Ambasciate e Consolati: «La nostra rete consolare non è abbastanza estesa». Giro propone dunque l’inversione dell’opzione, ovvero il registro degli elettori. Vota solo quell’italiano nel mondo che dichiara la volontà di farlo.

Si tratta, in poche parole, del sistema usato alle ultime elezioni dei Comites. L’affluenza fu molto bassa, ricordano i più scettici; quelli invece più favorevoli a questa soluzione commentano che è meglio avere meno voti, ma puliti”. Ad intervistare il vice ministro è stato Ricky Filosa, direttore di Italiachiamaitalia.it.

“Il viceministro è netto: la migliore soluzione è l’inversione dell’opzione: «Votano in meno, ma il voto è più pulito. Questo io l’ho sempre detto», commenta con ItaliaChiamaItalia.it. Perché, allora, questa soluzione non è stata usata in occasione delle Politiche 2018? «Perché molti hanno criticato il fatto che fossero troppo pochi a votare», eppure «io penso che sia l’unica soluzione, pochi ma sicuri».

Di fronte all’opzione del voto elettronico osserva: «Quando arrivai io, era già stato escluso». Motivo? «Per il costo molto elevato». Insomma, una questione economica. «Il costo per il sistema di voto elettronico era superiore al costo attuale del voto estero». «Certo – aggiunge Giro -, parliamo del costo una tantum, per il sistema informatico». Costo che dunque, nel corso degli anni, si andrebbe ad ammortizzare.

Al viceministro degli Esteri non piace l’ipotesi di allestire dei seggi presso le nostre sedi diplomatiche: «Come si fa? La nostra rete consolare non è abbastanza estesa. Forse si potrebbe fare in Europa… Ma se penso al Sud America, o all’Australia, oppure a Stati Uniti e Canada, scarterei questa ipotesi: in quei Paesi sarebbe un problema». Dunque? «Per tagliare la testa al toro – ribadisce in conclusione – e mettere fine a queste polemiche, bisognerebbe inserire l’inversione dell’opzione. Ma una decisione deve essere presa dai parlamentari in questo nuovo Parlamento».

(aise)

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