Un nuovo premier, un nuovo stile? Ci sono i nomi, domani l’annuncio

Difficilmente, una settimana fa, si poteva ipotizzare che davvero Robert Fico avrebbe lasciato la poltrona di primo ministro, anche se continuerà a dirigere l’azione del governo da dietro le quinte, come presidente dei socialdemocratici (Smer-SD), il maggiore partito del paese. Un partito che ha guadagnato enormemente consensi dopo il biennio del gabinetto Radicova (2010-2012) di centrodestra, tanto da riuscire ad ottenere oltre il 44% dei consensi e governare da solo con un esecutivo monocolore. Ma quei tempi sono evidentemente passati, e anche il 28 e rotti per cento ottenuto nel 2016, che in qualche modo era riuscito a tenersi, si è sgretolato nelle ultime settimane, precipitando al 20% di pochi giorni fa, nel pieno della crisi politica seguita all’omicidio del giornalista Jan Kuciak e alla guerra istituzionale che ha visto confrontarsi con toni durissimi e inconciliabili il premier Fico e il presidente Andrej Kiska.

Una volta che l’unica via possibile sembrava il voto anticipato, una soluzione chiesta a gran voce in piazza dalle più grandi manifestazioni popolari dell’ultimo trentennio, il capo dello Stato non ha potuto far altro che piegarsi ai dettami del primo ministro (niente elezioni, rispetto della maggioranza uscita dal voto del 2016 e un nuovo governo a guida Smer), che ha dimostrato di avere in Parlamento una maggioranza (le firme di 79 deputati su 150) che promette fiducia al nuovo gabinetto. Ora la responsabilità ricade sulla testa di Peter Pellegrini, vice presidente di Smer-SD ma con uno stile completamente diverso da quello – nerboruto e poco diplomatico – di Robert Fico. Ha sorpreso molti, dopo aver ricevuto il mandato dal presidente Kiska, il silenzio di Pellegrini che ha invece lasciato la parola al premier dimissionario. Quella che subito è parsa una energica dimostrazione dell’autorità di Fico, o forse più semplicemente la volontà del nuovo leader di mettersi subito al lavoro a testa bassa, cosciente che la gente in Slovacchia sta passando un periodo di disillusione e rabbia per la corruzione che sembra avere pervaso l’intera società, e che su di lui sono ora riposte non solo le aspettative degli elettori dei tre partiti di coalizione, ma sono anche gli oppositori che si attendono un cambiamento di rotta – e di stile – per il futuro. Dalla sua, Pellegrini può vantare una carriera immacolata, con nessun sospetto o scandalo a pesare sulla sua persona. Una qualità che in questo governo non si può attribuire proprio a tutti.

Ma chi è il premier incaricato? Il primo primo ministro “italiano” di questo paese? Lo vediamo in questo breve profilo.

Chi è il nuovo primo ministro incaricato Peter Pellegrini

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Il compito di Pellegrini nella creazione di un nuovo governo, con la stessa maggioranza, non sarà un lavoro facile, e ha cominciato subito venerdì le consultazioni con i partiti alleati della maggioranza. Il presidente Kiska ha detto sabato, dopo che il giorno prima altre decine di migliaia di slovacchi hanno marciato nelle strade chiedendo nuove elezioni, che la Slovacchia ha bisogno di un governo «che non divida il paese». Un governo di cui possiamo fidarci, e «in possiamo credere che ognuno dei suoi membri farà tutto il possibile per indagare sugli omicidi del giornalista investigativo Jan Kuciak e della sua fidanzata Martina Kusnirova il prima possibile», ha scritto Kiska su Facebook.

Partecipando ieri a un programma di discussione politica su TV Markiza, il neopremier Pellegrini ha affermato che il nuovo ministro degli Interni dovrebbe sapersi muovere bene nel nuovo ruolo, ma non dovrebbe essere riconosciuto come un uomo di Smer. Dovrà «essere una persona esperta» che non dovrà avere bisogno di molto tempo per prendere in mano il nuovo incarico, perché «questo governo non avrà i classici cento giorni di “prova”».  E, aggiungiamo noi, dovrebbe fare dimenticare quanto più velocemente possibile il dimissionario Robert Kalinak, per poter riportare nell’istituzione la fiducia della maggioranza degli slovacchi. Pellegrini è stato vago sulla potenziale rimozione del capo della polizia Tibor Gaspar, una figura ritenuta troppo vicina a Kalinak e dunque di ostacolo nel convincere anche i manifestanti che il governo prenderà strade nuove. La questione sarà decisa dal nuovo ministro, che valuterà in maniera indipendente se tenersi Gaspar o cambiarlo, ha detto salomonicamente il premier incaricato.

I ministri del nuovo governo
Quanto ai nomi dei ministri, alcuni dei quali che circolano da giorni, ce ne sono diversi in ballo. Oggi 19 marzo dovrebbe essere una giornata decisiva per dirimere diversi incarichi del nuovo esecutivo, con i diversi partiti che hanno riunito le proprie presidenze per prendere delle decisioni.

Alla fine, dalla riunione di Smer-SD, che ha confermato il suo sostegno a Pellegrini come premier, sono usciti tre nomi, comunicati dal leader Robert Fico nel primo pomeriggio. Jozef Raz ml. (jr.), oggi segretario generale dell’ufficio di servizio del ministero della Sanità, dovrebbe diventare il nuovo ministro degli Interni. Richard Rasi, sindaco di Kosice ed ex ministro della Salute, sostituirà Pellegrini all’ufficio del vice premier per gli Investimenti e l’Informatizzazione. Mentre Lubica Lassakova, capo di Smer-SD nella regione di Banska Bystrica, ed ex conduttrice radiofonica e giornalista per la Radio pubblica slovacca per 23 anni fino al 2011, sarebbe il nuovo ministro della Cultura. Peter Kazimir rimane al suo posto di ministro delle Finanze e sarà vice-premier. E anche gli attuali ministri dell’Economia Peter Ziga, degli Esteri Miroslav Lajcak, del Lavoro Jan Richter e della Salute Tomas Drucker, dovrebbero essere confermati.

Pellegrini ha lodato Lassakova, che dice di averla conosciuta anni fa come decente e donna attiva nel campo della cultura e dei media, i due settori di cui si dovrà occupare come ministro. Nei giorni scorsi per la Cultura era uscito il nome del deputato Erik Tomas (Smer-SD), molto vicino a Fica, facendo protestare intellettuali e artisti, che avrebbero invece preferito il capo della commissione cultura e media Dusan Jarjabek (anch’egli Smer-SD), ma che non avrebbe voluto lasciare il suo posto in Parlamento.

Pellegrini ha anche accolto con favore la nomina agli Interni di Jozef Raz, figlio di Jozo Raz, leader del leggendario gruppo pop-rock slovacco Elan. «Avevo detto che volevo qualcuno che non fosse membro del partito, abbiamo offerto il posto al ministro della salute Tomas Drucker e lui stesso ha raccomandato Jozef Raz», ha detto Pellegrini.

Sempre oggi ha fatto le sue nomine anche il partito Most-Hid, la terza gamba dell’esecutivo la cui fermezza è stata la chiave per le dimissioni di Fico. I moderati di Most hanno confermato la fiducia a Laszlo Solymos al ministero dell’Ambiente, che diventerà vice-premier (al posto della dimissionaria Zitnanska), e ad Arpad Ersek ai Trasporti. C’è anche un nome nuovo, Gabor Gal, fino a ieri capogruppo in Parlamento, che diventerà ministro della Giustizia, il posto lasciato libero per l’appunto da Zitnanska. Pellegrini ha accettato tutti i nomi di Most e gli incarichi indicati per loro. I primi due li conosce bene dopo due anni di consiglio dei ministri, mentre Gal lo ha frequentato in Parlamento, e lo crede capace di coprire il posto alla Giustizia «con dignità», ha detto Pellegrini.

Il Partito Nazionale Slovacco (SNS) non ha invece cambiamenti in programma, e ha confermato i nomi dei suoi tre ministri, e Pellegrini, che ha incontrato il leader Andrej Danko nella sede del partito questa mattina, ha accettato la decisione senza riserve. Dunque Gabriela Matecna continuerà ad essere ministra dell’Agricoltura, Martina Lubyova dell’Istruzione e Peter Gajdos della Difesa.

Oggi pomeriggio, dopo aver composto tutti i pezzi del puzzle del nuovo governo, Pellegrini è andato al palazzo presidenziale e ha portato al capo dello Stato Andrej Kiska la lista dei ministri. Pellegrini ha poi detto ai giornalisti che tutti i nomi della lista hanno il suo sostegno, e sono stati scelti con l’intento di aiutare a calmare la situazione di divisione nella società, in base agli «impregni presi quando ho ricevuto il mandato». Pellegrini ha detto che attenderà la risposta di Kiska nei tempi che gli si addicono, «in linea con la Costituzione e le leggi» nazionali. Il portavoce di Kiska ha detto in seguito che il presidente avrebbe annunciato la sua decisione domani, martedì 20 marzo.

Pellegrini dovrebbe poi essere in grado, già mercoledì 21 marzo, di presentarsi in Parlamento per la discussione del programma e l’ottenimento della fiducia. Pellegrini ha ricordato che Robert Fico rimane il leader del partito più forte in Slovacchia, e sarà pertanto «logicamente» il primo partner per i colloqui anche con altri partiti. Una cosa simile, che è normale in Europa ma non lo è in Slovacchia, c’è stato un precedente nel governo di Iveta Radicova, che era primo ministro mentre a presiedere il partito rimaneva il leader storico di SDKU-DS Mikulas Dzurinda.

Fino a quando non avrà giurato il nuovo gabinetto, continueranno a lavorare i ministri del vecchio governo. Non c’è una scadenza per la costituzione del nuovo governo, anche se Pellegrini aveva promesso di trovare una soluzione nel giro di «alcuni giorni, e non settimane o mesi». Dopo la nomina del capo dello Stato, il nuovo governo avrà 30 giorni per ottenere la fiducia in Parlamento sul suo programma.

(La Redazione)


Foto vicepremier.gov

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