Niente accordo tra Fico e Kiska

Il mini-summit che ha avuto luogo questa mattina al castello di Bratislava, dove si sono incontrate le tre principali cariche dello Stato, è stato quasi completamente inutile. La bozza di dichiarazione comune che il presidente Andrej Kiska aveva inviato ieri agli altri due rappresentanti, il presidente del Parlamento Andrej Danko (SNS) e il primo ministro Robert Fico (Smer-SD), è stata rigettata da quest’ultimo per una frase che ha ritenuto di non potere accettare. Secondo alcune fonti, Fico si è presentato con ud suo testo di dichiarazione, nel quale era stato depennato il passaggio in cui si concordava la necessità di smetterla – da parte dei maggiori rappresentanti politici – di fare riferimenti a teorie cospirazioniste, di citare spinte e ispirazioni provenienti dall’estero nelle proteste in corso nel paese e di un divieto del termine “prevrat”, “colpo di stato” che è stato più volte usato negli ultimi giorni da Fico e da membri del partito socialdemocratico Smer-SD con riferimento alle proteste dell’opposizione e alle richieste di Andrej Kiska di un cambio di governo. Un termine che ricorda tempi bui del passato e non fa che mettere in allarme la parte di opinione pubblica meno informata o più disposta a fidarsi dell’attuale potere politico.

Parlando dopo l’incontro, Danko ha detto che tutte e tre le figure costituzionali slovacche hanno espresso il desiderio di preservare la serenità nel paese. Faremo, ha detto, ciò che è possibile nell’ambito dei nostri rispettivi poteri «per impedire che gli eventi degli ultimi giorni siano sfruttati per speculazioni politiche». Kiska aveva annunciato ieri che l’incontro avrebbe avuto senso solo se fosse risultato in un comune annuncio dei tre maggiori rappresentanti del paese allo scopo di riportare il dialogo politico a un livello decente. Dopo l’incontro il presidente ha commentato dicendo che il primo ministro ha agito in modo inappropriato portando al castello senza preavviso un suo testo completamente diverso dalla bozza proposta.

Il conflitto tra premier e capo dello Stato, che esiste fin dall’apparire sulla scena politica di Andrej Kiska e dalla sua vittoria alle elezioni presidenziali del 2014 che polverizzò il consenso di Fico, è arrivato a limiti insopportabili negli ultimi giorni. Domenica Kiska ha tenuto un discorso alla televisione in cui chiedeva un grande rimpasto di governo o nuove elezioni, cosa che ha mandato fuori dei gangheri il capo socialdemocratico, che rivendica la vittoria elettorale del 2016 e la creazione di una coalizione di maggioranza che sostiene il suo esecutivo. Fico ha accusato Kiska di essere ispirato dall’esterno, in particolare da George Soros, accomunandosi così agli atteggiamenti già visti in questi mesi nel suo collega premier ungherese Orban. Robert Fico, sotto attacco da diverse direzioni, l’ha presa decisamente sul personale e considera anche i movimenti di protesta popolare in qualche modo manipolati, facendo finta di non vedere che a creare la situazione attuale è stato proprio il suo partito con i tanti affari poco chiari, scandali e buchi neri che si aggiungono alla dipendenza da un ministro degli Esteri che oggi nel paese pochi vorrebbero che rimanesse al suo posto. Non hanno contribuito a calmare la tensione nemmeno le continue prese di posizione di alti funzionari di Smer-SD che manifestano solidarietà con il ministro, che però sembra essere sempre più un macigno sulla strada della pacificazione politica e sociale.

(La Redazione)

 

Foto prezident.sk

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