Kiska vede i partiti, l’opposizione vuole la sfiducia al governo, Smer promette risposte

Sono iniziati oggi gli incontri del presidente Andrej Kiska per consultazioni con i leader dei partiti con rappresentanza parlamentare riguardo alla corrente e tesa situazione politica. I primi ad essere ricevuti a Palazzo Grassalkovich sono stati i leader dei partiti di opposizione Sme Rodina, Boris Kollar, e di OLaNO, Igor Matovic. Dopo l’incontro, Kollar ha detto di essere favorevole a una mozione di sfiducia nei confronti del premier Fico, con l’obiettivo di andare al più presto al voto anticipato. Il leader del partito non si è detto disponibile a sostenere nessun governo di scopo data la situazione attuale. Anche Matovic ha detto al presidente che l’unica via d’uscita dalla crisi politica, e l’unica “soluzione onesta” è andare a elezioni, perché ormai non è più sufficiente un rimpasto di governo, per quanto profondo possa essere. Matovic sa che ci vogliono 90 voti in Parlamento (il 60% dei seggi) per sciogliere la camera, una maggioranza che oggi non ha nessuno, ma conta di fare «appello alle coscienze dei parlamentari», e cercare «persone che non appoggeranno un governo che ha consegnato la sicurezza del paese alla mafia».

Nella mattinata il premier Fico ha detto che Kiska ha iniziato un’azione per rovesciare il potere nel paese e rendere nulli i risultati delle regolari elezioni del 2016. In questo modo il capo dello Stato si è arruolato con l’opposizione che ha l’obiettivo di creare caos per andare a elezioni anticipate. Ieri Robert Fico, capo del partito maggioritario Smer-SD, aveva acconsentito attraverso la portavoce all’iniziativa del presidente del Parlamento Andrej Danko (SNS) per una riunione a tre con il presidente Kiska riguardo le possibili soluzioni alla turbolenza nella scena politica slovacca. Secondo Danko l’incontro delle prime tre cariche dello Stato attorno a un tavolo può aiutare a sciogliere la matassa ingarbugliata in cui si trova il paese, la cui reputazione viene danneggiata dalla situazione corrente. L’incontro potrebbe tenersi in territorio neutro – al Castello di Bratislava – venerdì 9 marzo, ha proposto Danko.

La “terza gamba” del governo, il partito Most-Hid, ha accolto con favore l’iniziativa di Danko per mediare tra il capo dello Stato e il primo ministro e disinnescare una crisi istituzionale non facile da attenuare. Il portavoce di Most-Hid ha di nuovo invitato «tutti i partiti politici slovacchi a non ostacolare la ricerca di soluzioni costruttive aumentando in modo irresponsabile la tensione». Nè gli ultimatum né presunte teorie complottistiche aiutano la ricerca della giustizia, ha detto riferendosi alle azioni dell’opposizione e alle affermazioni rabbiose del primo ministro contro il presidente. Most-Hid ha confermato la convocazione del consiglio nazionale del partito per decidere la linea da tenere – e la permanenza o meno nel governo – dopo la richiesta insoddisfatta di dimissioni del ministro degli Interni Robert Kalinak (Smer-SD), ma ha informato che la riunione potrebbe slittare a martedì 13 marzo. Al partito aveva risposto il premier Fico assicurando che i socialdemocratici avrebbero dato una risposta alle sue richieste in tempo per quella data.

L’ultimatum, scaduto alla mezzanotte di ieri, è quello annunciato la scorsa settimana dai partiti di opposizione SaS e OLaNO, che oggi hanno iniziato la procedura per avviare una sessione parlamentare straordinaria che avrà come unico tema una mozione di sfiducia al consiglio dei ministri. Lo ha dichiarato oggi il leader di OLaNO Igor Matovic in conferenza stampa, spiegando che a questo punto non si deve dimettere solo il ministro degli Interni , ma l’opposizione ormai non ha fiducia nemmeno nel primo ministro Fico, che ha rifiutato insieme al partito socialdemocratico Smer-SD di assumersi responsabilità per la grave crisi politica in cui il paese è piombato. Fico ha venduto la coscienza del paese alla mafia, ha detto Matovic, «permettendo a persone vicine alla mafia italiana di diventare i suoi più vicini collaboratori all’ufficio del governo». Non c’è ancora una data per la sessione parlamentare straordinaria, che dovrà essere richiesta al capo del Parlamento con almeno le firme di trenta deputati, ma Matovic ha detto che si aspetterà che prima il presidente Andrej Kiska incontri per consultazioni tutti i partiti politici. Noi, ha specificato il deputato Lubomir Galko di SaS, siamo «pronti a elezioni in qualsiasi momento», perché il governo ha perso la sua legittimità e credibilità di fronte al paese. La mozione di sfiducia nell’esecutivo dovrebbe avere anche il sostegno del partito Sme Rodina e dei parlamentari indipendenti presenti in aula, numeri che tuttavia non sono in grado di scalfire la squadra capitanata dal premier senza un forte consenso da pezzi della maggioranza.

Intanto i deputati del partito di estrema destra Nostra Slovacchia (LSNS) hanno criticato le accuse con teorie complottistiche del primo ministro Fico nei confronti del presidente Kiska. Lunedì Fico aveva detto che il discorso in TV di Andrej Kiska portava la firma del finanziere George Soros che vuole «destabilizzare la Slovacchia». Secondo il leader di LSNS Marian Kotleba, Fico dovrebbe prima guardarsi in casa. Nel suo governo infatti siedono due persone – il ministro degli Esteri Lajcak e la ministra della Giustizia Zitnanska – che si sono messe in luce come «promotori di valori e idee simili a quelli del signor Soros». Kotleba ha fatto notare che il suo partito non sta lucrando sugli omicidi di Kuciak e Kusnirova nel creare tensione politica, al contrario di altre formazioni all’opposizione che vogliono far saltare il governo. Milan Uhrik, capogruppo parlamentare di LSNS, ha affermato che la tirata anti-Soros di Robert Fico «serve solo a fare scena davanti alle telecamere con lo scopo di ingannare la nazione e creando l’illusione che Fico e lo Smer siano cambiati in meglio».

Oggi il ministro del Lavoro Jan Richter ha detto che il ministro dell’Interno Kalinak ha il pieno sostegno del partito Smer-SD. In ogni caso, Kalinak è persona responsabile e con sufficiente esperienza da rassegnare le dimissioni se lo crede opportuno e se pensa che la sua permanenza sulla poltrona stia danneggiando il partito. Richter non ha nascosto la sua sorpresa per la dura presa di posizione del partito di coalizione Most-Hid nei confronti di Kalinak.

Mentre il vicepremier e vice presidente di Smer-SD Peter Pellegrini insieme ad altri due vice presidenti – Martin Glvac e Richard Rasi – ha detto che all’interno del partito si sta discutendo del futuro del ministro dell’Interno Robert Kalinak, e che nei prossimi giorni sarà comunicato l’esito del dibattito, sicuramente prima della data di convocazione del consiglio nazionale del membro di coalizione Most-Hid. Nessuno dei presenti ha voluto dire la propria opinione sulla questione Kalinak, e tutti hanno garantito che il dibattito interno ha ben chiara la finalità di mantenere la stabilità del governo. Oggi Peter Pellegrini è stato al Palazzo presidenziale dove Kiska lo ha investito della carica di ministro ad interim della Cultura al posto del dimissionario collega di partito Madaric. Secondo i media, il prossimo ministro della Cultura sarà scelto tra tre candidati, tutti attualmente deputati di Smer: Erik Tomas, Jan Podmanicky e Dusan Jarjabek, al momento presidente della commissione parlamentare Cultura e media.

Domani e dopodomani, l’8 e 9 marzo, una missione speciale del Parlamento europeo sarà in Slovacchia per verificare i sospetti di connessione degli omicidi del giornalista investigativo slovacco Jan Kuciak e della sua ragazza Martina Kusnirova con le frodi nelle sovvenzioni europee da parte aziende facenti capo a famiglie di italiani residenti nella Slovacchia orientale e sospettati di avere rapporti di alto livello con la ‘ndrangheta. La missione di eurodeputati, nata da una iniziativa dei Popolari europei (PPE), dovrebbe incontrarsi con le Ong, i giornalisti, alti responsabili governativi e agenti della polizia slovacca. Tra le persone che la delegazione di Strasburgo ha in programma di incontrare ci sono il Procuratore generale Jaromir Ciznar, rappresentanti del ministero dell’Agricoltura e dell’Agenzia per i pagamenti agricoli, il primo ministro Robert Fico, il ministro degli Interni Robert Kalinak, il ministro della giustizia Lucia Zitnanska, quello alle Finanze Peter Kazimir e il vice premier per Investimenti e Informatizzazione Peter Pellegrini.

Sul fronte delle indagini degli omicidi di Kuciak e Kusnirova non ci sono nuove informazioni, in quanto la polizia da ieri ha chiuso tutti i canali di collegamento. «Ci stiamo concentrando sull’indagine, che è la nostra priorità», ha detto ieri l’ufficio stampa del corpo di polizia. Nel frattempo, i media continuano a scoprire nuovi elementi riguardo la “mafia connection”, ad esempio pubblicando resoconti sulla presenza incessante di Maria Troskova a incontri di alto livello al fianco di Robert Fico, pur non avendo alcun background professionale per potervi avere un ruolo, Troskova non disponeva neppure di un nullaosta di sicurezza, nonostante abbia assistito a riunioni delicate e telefonate di rilievo del primo ministro e sia stata dunque partecipe di numerose situazioni che potrebbero aver messo in pericolo segreti di Stato. Nessuno ha ancora risposto finora a domande di grande importanza come dov’erano o cos’hanno fatto i servizi segreti o l’Ufficio per la sicurezza nazionale  (NBU) quando avrebbero dovuto quantomeno fare dei normai controlli di routine sulle persone di Maria Troskova, assistente personale di Robert Fico all’ufficio di governo e presente con lui praticamente ovunque, e di Viliam Jasan, prima parlamentare per Smer e poi segretario del consiglio di sicurezza nazionale con un nullaosta di sicurezza del livello massimo. Un qualunque impiegato di tali organizzazioni avrebbe scoperto con facilità che entrambe queste persone avevano avuto rapporti d’affari (e non solo per quanto riguarda Troskova) con personaggi di nazionalità italiana su cui da tempo l’antimafia italiana aveva invitato i colleghi slovacchi a tenere l’occhio. Non ci sono del resto novità nemmeno sulla smentita da parte del ministro Kalinak e del capo della polizia Tibor Gaspar di avere ricevuto rapporti dall’Italia su queste persone, che invece i media hanno dettagliato nella corrispondenza tra la DIA (Direzione Investigativa Antimafia) italiana e l’ufficiale di collegamento della polizia all’Ambasciata Slovacca a Roma.

Antonino Vadalà, ritenuto il principale esponente delle famiglie italiane citate dal giornalista investigativo Jan Kuciak nella sua ultima indagine, e arrestate e rilasciate la scorsa settimana, ha concesso una intervista al quotidiano Korzar, nella quale ammette di avere raccomandato lui la Troskova al deputato Viliam Jasan per il posto di assistente parlamentare, ma nega ripetutamente di avere o di avere avuto collegamenti con la ‘ndrangheta calabrese. Continua ad affermare che si tratta di omonimia, e l’Antonino Vadalà di cui si è occupata l’antimafia in Italia, mato a Bova Marina come lui ma vent’anni prima, è morto nel 2013 in carcere. Questo «è un vero e proprio shock, perché non siamo mai stati citati, né in Italia né in Slovacchia, come appartenenti alla mafia», ha detto Vadalà al giornale, accusando l’opposizione di un “intrigo politico” per mandare a casa il governo di Fico. «Stanno usando me, i miei fratelli e altri italiani che vivono e lavorano qui da vent’anni ma non sono mai stati condannati». Sono diventato un bersaglio, ha detto, «perché conosco Maria Troskova. E ora vogliono dimostrare che sono un mafioso per screditare il primo ministro Robert Fico e Maria Troskova, dicendo che rubiamo fondi e sussidi e che abbiamo contratti statali per milioni». Vadalà ha detto che si sarebbe rivolto alla Corte europea di Strasburgo per ottenere giustizia e ripulire il proprio nome. Pur non avendo ancora la cittadinanza slovacca, egli ha detto di averla chiesta, perché «Mi sento slovacco dalla A alla Z».

 

(La Redazione)

Foto Juan Ramon Rodriguez Sosa cc by sa:
Il Palazzo presidenziale a Bratislava

 

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