Fico accusa Kiska di complottare con George Soros

Dopo una notte insonne e parlando «direttamente dal cuore» Robert Fico ha tenuto ieri una conferenza stampa – accade ormai quasi tutti i giorni e sui temi più vari – per accusare il presidente Kiska di essere stato ispirato dal finanziere George Soros, unendosi così al collega ungherese Orban riguardo alle accuse di presunte cospirazioni del chiacchierato miliardario.

Aprendo il discorso, un Fico molto teso ha assicurato di essere pronto a dare molto presto risposte a chi si chiede cosa farà il governo dopo l’invito di Kiska alle dimissioni, o quanto meno a una profonda “ristrutturazione” dell’esecutivo, e di volere creare le condizioni ideali per lasciare gli investigatori – centinaia di persone lavorano al caso, ha detto – agire in tranquillità per risolvere l’enigma dell’efferato assassinio di Jan Kuciak e Martina Kusnirova.

Fico ha detto ai giornalisti che dopo il discorso del presidente in televisione «non ho dormito, pensando fino a stamattina a una frase pronunciata dal presidente». Kiska ha detto che a prescindere dalla motivazione dell’omicidio, e dunque se anche non fosse correlata a una delle inchieste di Kuciak, «molte persone in Slovacchia credono che il crimine in qualche modo rifletta la realtà nel paese»: «c’è qualcosa di brutto sotto la superficie, qualcosa di brutto nelle fondamenta stesse dello Stato», ha dichiarato il capo dello Stato domenica. Fico rifiuta questa visione negativa del presidente, che, ricorda, solo quindici giorni fa in un altro discorso lodava i passi fatti in questi anni dalla giovane repubblica, giudicandoli estremamente positivi, e rispettati in tutto il mondo. Ma «all’improvviso egli viene a dire che la gente non ha più fiducia in questo Stato, e che vede solo l’arroganza del potere». Se lui ritiene che il motivo del crimine «sia irrilevante», beh, io gli dico che «per me invece è rilevante conoscere le ragioni». Se il giornalista è stato ucciso per il suo lavoro, «allora si tratta di un attacco alla democrazia e allo Stato»; se invece il motivo fosse un altro, «allora dobbiamo altrettanto chiaramente dirlo e fidarci degli investigatori slovacchi e stranieri» che stanno lavorando perché sia fatta una indagine completa e trasparente.

Domenica «il presidente si è schierato con l’opposizione, con quell’opposizione che chiede per il paese un cambiamento radicale. Ma questo paese ha un governo democratico e legittimo, uscito da una elezione parlamentare, un governo che se necessario sa risolvere all’interno i suoi problemi», e «non ha bisogno del presidente per farlo». Un presidente che «non conosce assolutamente cosa dice la Costituzione riguardo alle ragioni per cui cade il governo, o alle norme che regolano il funzionamento delle elezioni anticipate». «Da lui mi aspettavo invece, come capo dello Stato, che avrebbe pacificato la società», e non dettato delle ricette per le quali lui non ha alcun potere di azione, in base alla Costituzione, ha notato Fico.

La mano che ha scritto il suo discorso, tuttavia, viene da qualche altra parte, come “lo stile” dei fatti accaduti dopo il duplice omicidio, dopo che Kiska è rientrato a Bratislava dalle vacanze la scorsa settimana. «Vorrei qui fare una semplice domanda al presidente: perché il 20 settembre il capo dello Stato slovacco ha incontrato, in un edificio privato a New York, una persona molto controversa come George Soros. Perché non ha portato con sé a quell’incontro nessun funzionario del ministero degli Esteri [che erano nella sua delegazione – ndr], né il segretario di Stato, né l’ambasciatore». Fico ha continuato chiedendo dunque «di cosa hanno parlato in quella occasione», senza testimoni. Il fatto è che dopo l’assassinio di Kuciak, e senza alcun dubbio, «gli avvenimenti mostrano che c’è un tentativo di destabilizzare di questo Stato». Ma «qui c’è una coalizione di governo, che sa cosa fare e che vuole risolvere la questione nei modi costituzionalmente corretti».

Il discorso di Fico è stato molto criticato nelle ore successive, e diverse persone anche all’interno della coalizione di maggioranza hanno avuto da dire. Secondo la ministra della Giustizia Lucia Zitnanska (Most-Hid), che da giorni non nasconde il suo disappunto per come il partito Smer sembra abbia preso sotto gamba la situazione, dice che «il premier di un paese democratico non può assolutamente permettersi di diffondere teorie cospirazioniste». La decisione del premier di parlare “alla pancia” degli elettori è «decisamente inappropriata da parte del capo di governo di un paese democratico», e io lo ritengo «un atteggiamento inaccettabile», ha detto Zitnanska, sostenuta dal partito Most-Hid, che condanna in una nota le parole «parole incomprensibili e inaccettabili» e «la strada accidentata e pericolosa» presa dal premier, «dalla quale è difficile tornare indietro».

Il portavoce di Kiska ha avvertito Fico che le sue accuse campate in aria e la retorica cospirazionista e da fake-news non lo liberano dal suo dovere di risolvere una crisi in cui anche i due partiti minori della coalizione, Most-Hid e SNS, stanno cominciando a farsi domande sul futuro del governo.

Kiska aveva citato al suo ritorno dagli Usa l’incontro con il finanziere statunitense di origine ungherese, dicendo che si era parlato del tema dei diritti della popolazione rom in Slovacchia.  Soros stesso è intervenuto nelle scorse ore per smentire un suo qualunque ruolo nel discorso pronunciato da Kiska domenica, così come nelle manifestazioni pubbliche svoltesi nel paese la scorsa settimana.

(Red)

 


Foto vlada.gov.sk
Foto eu2016sk CC0

 

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