Il presidente Kiska: “rimpasto di governo o elezioni anticipate”

Il discorso del presidente della Repubblica Andrej Kiska atteso per ieri sera sulla televisione di Stato è stato anticipato nel pomeriggio e pubblicato da diversi media. L’apparizione del capo dello Stato sugli schermi alle 19:40 non ha dunque riservato grandi sorprese, se non nel tono e nell’atteggiamento grave del presidente, che non ha nascosto la sua disapprovazione per l’operato di una parte del governo mentre la gran parte dei cittadini chiedono un cambiamento. E di questo cambiamento Kiska si è fatto portavoce, chiedendo un cambio di marcia e e di facce all’esecutivo di Robert Fico, una squadra che naturalmente dovrà ottenere il voto di fiducia in Parlamento.

Kiska ha detto di avere «parlato di persona con il primo ministro Robert Fico sulle possibili soluzioni all’attuale grave crisi politica», spiegando che la percezione della situazione e l’opinione dei due «erano diverse». «L’ultima cosa di cui la nostra società ha bisogno in questo momento di tensione è un teatrino politico in televisione da parte delle tre maggiori cariche dello Stato», ha detto Kiska riferendosi alla decisione del premier Fico e del presidente del Parlamento Danko di tenere un discorso televisivo alla popolazione dopo l’annuncio fatto dal presidente giovedì di voler parlare alla nazione. Kiska, ricordando la sua partecipazione alla marcia commemorativa a Bratislava venerdì, ha detto di essere stato testimone della tristezza e del desiderio della gente di vedere consegnati alla giustizia i responsabili del duplice omicidio di Kuciak e della sua fidanzata. Ha però «anche sentito la determinazione di iniziare un processo impegnativo, forse doloroso ma necessario, per rendere di nuovo possibile fidarsi dello Stato, dei suoi funzionari e della sua capacità di proteggerci e assicurare la giustizia».

Oggi  molte persone «non si fidano delle autorità», «per loro esperienza personale, e la loro sfiducia è giustificata. La linea è stata superata, e non c’è modo di tornare indietro. Siamo arrivati a un momento in cui possiamo sentire chiaramente l’arroganza del potere», ha detto il presidente. Malgrado questo, Kiska è convinto che il caso sia gestito dai migliori investigatori e «dobbiamo fidarci di loro». Se anche la morte di Kuciak non dovessere essere collegata al suo lavoro, «molte persone in Slovacchia credono che il crimine in qualche modo rifletta la realtà nel paese», e questo «è un annuncio terribile della condizione della nostra repubblica dopo 25 anni di esistenza: c’è qualcosa di brutto sotto la superficie, qualcosa di brutto nelle fondamenta stesse dello Stato», ha aggiunto.

Per questo, c’è bisogno al più presto di una revisione della squadra di governo che non polarizzi la società e che ottenga sostegno in Parlamento. Oppure, elezioni anticipate, che sarebbero «la soluzione più naturale in molti paesi democratici». Elezioni che secondo lui si possono organizzare velocemente e con efficacia, unendole alle elezioni municipali previste a novembre. Kiska ha detto di voler avviare colloqui con i leader dei partiti politici nei prossimi giorni, e di tenere informata l’opinione pubblica sui suoi esiti.

A quello del presidente è seguito un discorso di Andrej Danko, leader dei nazionalisti di SNS e capo del Parlamento slovacco, che si è detto pronto a convocare un congresso straordinario del suo Partito Nazionale Slovacco e a colloqui con Kiska e il primo ministro Robert Fico (Smer-SD ) per risolvere in modo costruttivo la situazione di turbolenza che si è venuta a creare in Slovacchia con l’omicidio di Jan Kuciak. Lui pensa tuttavia che sia necessaria prudenza nell’accusare persone innocenti, e ha giudicato inappropriato usare la tragedia per scopi politici invitando i cittadini a fidarsi invitato della squadra che svolge le indagini. Promettendo il suo impegno per evitare che la Slovacchia sia definita “stato mafioso” egli ha chiesto di smetterla di fare «assurdi collegamenti, cospirazioni e intrighi» che non fanno altro che «buttare benzina sul fuoco».

A chiudere il trio di discorsi, e a zittire il presidente, ci ha pensato Robert Fico, il quale ha ricordato a Kiska che non sta a lui licenziare il governo, ma piuttosto al Parlamento. Chiedendo nuove elezioni o un grande rimpasto dell’esecutivo, Kiska nega di fatto i risultati delle elezioni parlamentari del 2016, ha detto Fico, che ha sottolineato come solo i partiti della coalizione possano decidere come e se modificare alcuni nomi del gabinetto, e solo il Parlamento, con almeno 90 voti [su 150], può chiudere anticipatamente la legislatura. Fico ha contestato il tono del discorso del presidente, e in particolare si è detto scioccato dalle sue parole quando diceva se se anche l’omicidio avesse cause lontane dalle indagini di Kuciak, in qualche modo riflette comunque la situazione nella società slovacca. «Non sono d’accordo», ha detto Fico, notando che lui non intende “ballare” sulle tombe di due giovani come fanno in questo frangente l’opposizione, la stampa e il presidente.

(La Redazione)

Foto prezident.sk

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