Gaspar: “non è vero che la polizia italiana ci aveva avvertito sui calabresi”

Il capo della polizia slovacca Tibor Gaspar ha consegnato ieri a un messaggio video pubblicato sulla pagina Facebook del Corpo di polizia nazionale le sue lamentele riguardo a notizie apparse sui media secondo le quali le autorità di sicurezza slovacche, o la procura, avevano ricevuto avvertimenti da parte dei procuratori italiani sui cittadini italiani arrestati nei giorni scorsi come sospetti nell’omicidio di Jan Kuciak e Martina Kusnirova (e rilasciati questa notte). Mai, dice Gaspar, abbiamo ricevuto, per quanto si possa ritrovare negli archivi, informative dall’Italia sulla necessità di monitorare certe persone di cittadinanza italiana.

Secondo Gaspar, esistono dossier che hanno visto la collaborazione della polizia e delle autorità giudiziarie italiane, ma «li abbiamo tutti iniziati noi», vale a dire la collaborazione è stata sollecitata dagli slovacchi, e non il contrario. «Noi abbiamo chiesto informazioni, attraverso l’Interpol», ma abbiamo avuto scarse informazioni, e molto in ritardo.

Come esempio, Gaspar cita un caso in cui si stava indagando su alcuni dei sette arrestati (e poi rilasciati) e la polizia slovacca ha chiesto fin dal febbraio 2014 informazioni urgenti, sollecitate più volte, e la risposta dalla Calabria è arrivata soltanto nell’ottobre 2015 – ben oltre un anno e mezzo dopo, peraltro di nessuna utilità.

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetto" nel banner a fondo pagina"

Nei giorni scorso si era appreso dalla procura antimafia di Reggio Calabria che gi da tempo i nomi di Antonino e Bruno Vadalà, e quello di Pietro Catroppa erano stati comunicati alla polizia slovacca come persone degne di attenzione. Il sostituto procuratore di Reggio Calabria, Gaetano Paci, ha confermato secondo l’Ansa che il suo ufficio aveva anche fornito informazioni sui presunti legami del trio con l’organizzazione criminale calabrese della ‘ndrangheta. «Il sospetto – spiegava Paci – era nato focalizzando i movimenti degli arrestati, tutti appartenenti e collegati a famiglie mafiose di Bova Marina e di Africo Nuovo, per l’improvviso esplodere di posizioni di grande valore economico ed imprenditoriale in Slovacchia cui erano divenuti titolari».

Qui il video dell’irruzione a casa di uno degli arrestati:

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetto" nel banner a fondo pagina"

(La Redazione)

Be the first to comment

Rispondi

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetto" nel banner a fondo pagina"

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.