Caso Kuciak: Most-Hid vuole la testa di Kalinak

L’assassinio del giornalista Ján Kuciak e della fidanzata Martina Kušnírová ha scosso l’intero continente, e non è sfuggita l’attenzione dei maggiori esponenti dell’Unione europea nel condannare l’atto, una vera e propria esecuzione, come un attacco alla democrazia e alla libertà di parola. Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha definito gli omicidi un “atto codardo”, e ha affermato che «l’uccisione o l’intimidazione di giornalisti è un atto che non ha posto in Europa, in nessun luogo». Il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani ha aperto la sessione plenaria a Bruxelles del 28 febbraio, invitando gli europarlamentari a un minuto di silenzio per rendere omaggio alla memoria del giornalista. Tajani,ex giornalista, ha espresso la sua indignazione e ha affermato che è inaccettabile che nell’Unione europea vengano uccisi giornalisti per aver svolto il proprio lavoro. Questo mentre in pochi mesi si sono registrati ben due omicidi di giornalisti, e quello di Kuciak viene dopo la bomba nell’automobile della giornalista maltese Daphne Caruana Galizia. Tajani ieri ha presentato una proposta per inviare una missione investigativa speciale del Parlamento europeo in Slovacchia, una idea degli europarlamentari del Partito popolare europeo (PPE). Secondo il capogruppo del PPE Manfred Weber, alla missione, che dovrebbe partire per la Slovacchia il 6 marzo, si affiancherà una discussione alla conferenza dei presidenti del PE per includere «un ampio e aperto dibattito» sulla situazione in Slovacchia nell’agenda della sessione di marzo del Parlamento. L’eurodeputato slovacco del PPE Ivan Stefanec ha sottolineato che una missione simile fu condotta a Malta a seguito dell’omicidio della giornalista Daphne Caruana Galizia nell’ottobre dell’anno scorso.

La Slovacchia si è svegliata all’improvviso, lunedì, al centro dell’attenzione internazionale per il barbaro e disgustoso delitto che ha freddato, ciascuno con un solo colpo di pistola, due giovani pieni di voglia di vivere, che credevano in un mondo migliore e che stavano progettando il loro matrimonio per il 5 maggio prossimo. Se l’opinione pubblica e le istituzioni si dicono preoccupate per il ripugnante crimine, e ancora di più per il sospetto di una influenza della ‘ndrangheta calabrese sul governo slovacco, in Slovacchia le autorità sembrano prenderla con più filosofia. Persino il capo del governo Robert Fico non appare, in pubblico, così sconvolto. Tanto da avere difeso i suoi vicinissimi collaboratori – l’assistente Maria Troskova e il segretario del consiglio di sicurezza Viliam Jasan, già parlamentare socialdemocratico – dalle speculazioni che li collegavano agli omicidi. Malgrado questo, appare piuttosto lampante il loro ruolo di collegamento tra gli ambienti governativi e quelli malavitosi dei calabresi dell’Est della Slovacchia, noti per fare la bella vita a spese, sembra, dei sussidi governativi elargiti con molta generosità. E questo dovrebbe essere il vero problema di Fico, che potrebbe scoppiargli in mano.


Foto Massimiliano Palla

Al governo per ora, oltre alla sospensione dei due personaggi succitati, l’unico vero scossone percepito dall’opinione pubblica è stato quello delle dimissioni del ministro della Cultura Marek Madaric, esponente di spicco di Smer-SD, per dieci anni capo del dicastero della Cultura e vice presidente dei socialdemocratici, considerato in passato molto vicino a Fico fin dalla nascita del partito nel 1999. Un Madaric sicuramente estraneo alle responsabilità e alle trame che hanno portato la ‘ndrangheta dentro all’ufficio di governo, e del tutto incolpevole del massacro di Jan Kuciak e della sua Martina. Ma un Madaric che, dopo le sue critiche recenti al partito, è forse l’unico che ha dimostrato un po’ di umanità, di vicinanza al sentire comune, e ha ritenuto di non poter sopportare l’uccisione di un lavoratore dell’informazione, di quella più scomoda e alla ricerca della verità per la quale il suo ministero avrebbe forse potuto meditare una protezione. Il suo ministero è del resto quello che ha i rapporti con la stampa, che gestisce il registro delle testate nazionali e regionali, quello che concede le licenze ai giornali.

Ma Madaric al momento è l’unico che ha mostrato dolore al punto da doverlo gridare ai quattro venti. Per il resto, la squadra di Robert Fico sembra unita, anche se ieri si è rivelato una piccola prima crepa nella coesione della coalizione a tre (Smer-SD, SNS, Most-Hid). Ed è stato il partito più piccolo della coalizione di maggioranza, Most-Hid, la “terza gamba”, che ha affermato il suo disagio a sostenere ancora un governo in cui figuri un ministro degli Interni, Robert Kalinak, che ha perso ogni credibilità agli occhi della pubblica opinione, e che da mesi l’opposizione cerca di far dimettere senza successo. La sua arroganza è considerata un ostacolo da diversi parlamentari di Most-Hid, e secondo quanto riportato dai media il leader del partito Most-Hid, Bela Bugar ha portato la questione al primo ministro mercoledì e ieri, dopo un incontro del gruppo parlamentare, ha detto ai giornalisti che Kalinak si dovrebbe dimettere. Questa è l’opinione prevalente all’interno del partito, ma la testa di Kalinak è nelle mani del suo partito, Smer-SD, ha detto Bugar, che solo dopo la risposta degli alleati deciderà cosa fare, aspettandosi che «il primo ministro Fico capisca la gravità della situazione». Bugar ritiene non utile al paese una crisi di governo con il ritiro del suo partito dalla coalizione, ma almeno un deputato ha minacciato di uscire dal gruppo parlamentare se Kalinak rimane al governo. E non è chiara la posizione della ministra della Giustizia Lucia Zitnanska, che non ha fatto mistero del suo pensiero quando ha detto «è assolutamente inaccettabile che persone che potrebbero essere in contatto con la mafia lavorino all’ufficio del governo». Bugar ha invitato tutti alla calma e alla responsabilità, non soffiando troppo sul fuoco per non creare ancora più tensione, un invito generico ma sicuramente indirizzato all’opposizione. Riguardo alle indagini sugli omicidi, Bugar ritiene necessario, per aumentarne la credibilità nei confronti dei cittadini, che la squadra investigativa venga affiancata da elementi di spicco delle polizie di diversi paesi, e si è detto pronto a promuovere modifiche legislative se sono considerate necessarie a questo scopo.


L’ambasciatore d’Italia rende omaggio a Jan Kuciak
Foto Massimiliano Palla

E mentre i socialdemocratici di Smer-SD parlano solo ormai attraverso il leader Robert Fico, l’altro partito della coalizione, il Partito nazionale slovacco (SNS), ha dichiarato tramite un portavoce che non intende commentare la situazione fino alla fine delle indagini. SNS è convito che il destino del ministro degli Interni debba essere deciso dal partito Smer.

Ma le dichiarazioni del leader di Most-Hid sono parse troppo morbide al deputato Igor Janckulik, che oggi, dopo averlo minacciato ieri, ha deciso di uscire dal gruppo parlamentare e di togliere il suo sostegno al governo. Secondo lui è inaccettabile che «persone nelle posizioni politiche più alte abbiano legami con individui estremamente loschi, sospettati di appartenenza alla mafia e che hanno procedimenti giudiziari pendenti nel loro paese d’origine». Janckulik era stato eletto al Parlamento, nel 2016, nella lista del partito Siet, che si è sciolto come neve al sole pochi mesi dopo, confluendo in parte in Most-Hid mentre una parte dei suoi deputati sono rimasti come indipendenti. Se Janckulik ora si aggiunge a questi ultimi, il vice presidente del parlamento Andrej Hrnciar e altri tre suoi compagni per il momento negano di voler uscire da Most-Hid, e dicono di volere aspettare a vedere cosa deciderà Smer riguardo al destino del ministro degli Interni Kalinak.

Anche il nuovo sindacato di polizia Nozp ha dichiarato che sarebbe il caso che Kalinak e il capo della polizia Gaspar togliessero il disturbo. Poco importa, al momento, che abbiano o meno responsabilità, ma la situazione di disagio sociale è a un livello tale che sarebbe meglio per tutti se queste persone si dimettessero. La polizia, dice il sindacato Nozp, ha bisogno della massima fiducia dei cittadini per svolgere i compiti affidatigli dalla legge. E la situazione attuale ha eroso in maniera ormai irrecuperabile la fiducia degli slovacchi nell’imparzialità, l’indipendenza e l’obiettività delle forze di polizia

Per domenica sera è stato confermato un discorso alla nazione del presidente Andrej Kiska sui canali dell’emittente pubblica RTVS. Kiska parlerà della situazione dopo l’omicidio di Ján Kuciak, il cui funerale si terrà domani, sabato, mentre quello di Martina è previsto per oggi alle 15.

Alle 17 di oggi, venerdì 2 marzo, si terrà un grande raduno a Bratislava per onorare la memoria di Jan e Martina, cui secondo alcuni potrebbero partecipare fino a 20.000 persone. Numerosi altri raduni sono previsti in diverse città della Slovacchia e all’estero. Al momento l’evento Facebook ha ricevuto l’adesione di 12.000 persone, e altre 30.000 hanno espresso interesse.

Nel frattempo, l’eventuale pista svelata ieri di intrighi e corruzione alla Corte Suprema, con giudici pagati per aggiustare le cause, e gli affari, di potenti e ricche aziende, che avrebbero portato alla condanna a morte di Kuciak, sembrerebbe avere poca consistenza. La presidente della Corte Suprema Daniela Svecova ha negato con sdegno possibili macchinazioni nell’assegnazione delle cause giudiziarie, dicendo che il processo di assegnazione dei fascicoli giudiziari viene effettuato attraverso un registro elettronico su base casuale, ed è impermeabile a qualsiasi manipolazione. A fare le accuse era stato Radoslav Branik, secondo il quale Kuciak stava investigando su questo sistema, che era stato pensato dai politici, che ne traevano profitto. Negli ultimi tempi, tuttavia, il sistema sembrava ben oliato e non avere più bisogno dei politici, che anzi lo temevano. Il capo della polizia Tibor Gaspar aveva dichiarato che queste accuse stavano per essere esaminate, e aveva detto di poter confermare che «il giornalista ha presentato una denuncia penale in merito a questo problema e che sono in corso procedure». Ma il direttore del sito web Aktuality.sk, Peter Bardy, per il quale lavorava il giornalista assassinato, ha detto che né lui né altri nella redazione, sapevano niente di queste accuse.

Omicidio Kuciak, gli ultimi sviluppi e una nuova pista

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Il procuratore assegnato al caso presso la Procura speciale mercoledì ha emesso una dichiarazione scritta in cui si concede il permesso alla polizia di fornire informazioni sugli omicidi di Kuciak e della fidanzata solo con il consenso del procuratore, al fine di proteggere i dati personali dei testimoni e delle vittime e per non creare intralci all’indagine, condannando così il briefing ai giornalisti tenuto dal capo della polizia Tibor Gaspar a Kosice ieri mattina dopo i raid per gli arresti dei sette italiani.

Con le bocche cucite degli inquirenti sarà più difficile ottenere notizie o indiscrezioni sullo stato delle indagini. Sulle quali permangono diversi interrogativi. Se è probabile, o almeno verosimile che i calabresi Vadalà, Roda e compagnia avessero interessi economici importanti nella Slovacchia orientale e non solo, e abbiano ricevuto milioni di euro di sussidi per l’agricoltura e l’energia verde, ci permettiamo di esprimere dubbi sul loro coinvolgimento nel duplice omicidio. I loro nomi sono usciti già lunedì, subito dopo la notizia dell’esecuzione di Kuciak e della compagna, ma la polizia ha atteso quasi due giorni prima di fare irruzione nelle loro case e arrestarli. Perché? Ma poi, se si sospettava che questi avessero a che fare con gli omicidi, perché si sono fatti trovare in casa, dove tutti sapevano che abitavano? E non erano invece fuggiti, magari in Ucraina, fuori dall’UE, il cui confine sta a mezz’ora di macchina dalle loro abitazioni?

Sui rapporti dei calabresi con persone vicine al primo ministro, c’è da chiedersi come sia stato possibile che Maria Troskova sia finita a fare l’assistente di Fico pur essendo pubblicamente elencata quale ex socia di Vadalà in una azienda alcuni anni fa. E il nome di Vadalà, come quelli degli altri italiani arrestati, era stato comunicato agli slovacchi, come persone degne di attenzione, dalla polizia italiana già «tempo fa», come confermato dalla procura antimafia di Reggio Calabria, secondo cui è stata «ufficialmente richiamata l’attenzione degli organi di polizia internazionale e della polizia nazionale slovacca sulla necessità di monitorare le attività del gruppo di calabresi arrestati».

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Il sostituto procuratore di Reggio Calabria, Gaetano Paci, ha confermato secondo l’Ansa che il suo ufficio aveva anche fornito informazioni sui presunti legami del trio con l’organizzazione criminale calabrese della ‘ndrangheta. Dunque la Troskova, malgrado per la sua posizione fosse sicuramente a contatto con dossier caldi e di una certa segretezza, si sarebbe scoperto che non aveva alcun nullaosta di sicurezza. In pratica: i servizi segreti non avrebbero fatto alcuno screening della sua persona. Forse si sono accontentati di cercare le sue foto hot di modella in topless. Ma anche per l’altro personaggio sulla graticola, l’ex deputato Viliam Jasan, sorgono delle domande. Lui il nullaosta ce l’aveva, e del livello massimo, tanto da divenire segretario del consiglio di sicurezza del governo, con ordini di riferire solo a Robert Fico. Malgrado la sua società Prodest di sicurezza privata fosse stata “monitorata” dall’intelligence slovacca lo scorso anno. Società che lui ha ceduto a Pietro Catroppa, dell’entourage di Vadalà, con cui il figlio dell’ex parlamentare ha continuato a fare affari. Troppe coincidenze, pare, perché nessuno si facesse delle domande, e prendesse dei provvedimenti.

(La Redazione)

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