Omicidio Kuciak, gli ultimi sviluppi e una nuova pista

Il partito junior al governo, Most-Hid, starebbe discutendo al suo interno su quale posizione prendere nei confronti del ministro degli interni Robert Kalinak (Smer-SD) e del presidente del corpo nazionale di polizia Tibor Gaspar. Gli uomini di Bela Bugar si sono riuniti oggi al Parlamento, dopo la riunione del consiglio della coalizione, per occuparsi della situazione politica venutasi a creare dopo l’omicidio del giornalista Ján Kuciak e della sua fidanzata. Dentro Most-Hid ci sarebbero alcuni che vorrebbero la testa di Kalinak, già molto compromesso con gli scandali e le frodi fiscali dei mesi scorsi ma sempre salvato dalla maggioranza di governo dagli attacchi dell’opposizione, anche nel caso di voti di sfiducia Non si sa se il partito ora deciderà di lasciare il governo o chiedere, per restare, le dimissioni dell’uomo di Smer che conosce tutti i segreti dello Stato. Frantisek Sebei, capo della commissione esteri e politico di lungo corso molto rispettato, ha ammesso secondo Novy Cas di condividere l’opinione del ministro della Giustizia Lucia Zitnanska sul fatto che non ci possono essere persone che lavorano con la mafia negli uffici del governo, un’idea giudicata “spaventosa”.

La questione è anche il tema all’ordine del giorno per tutta l’opposizione. Igor Matovic, leader di OLaNO, critica fortemente Fico, accusandolo di aver fatto della Slovacchia “un buco nero nel mondo democratico“. Il primo ministro “fa finta che non succeda nulla”, ha detto oggi in conferenza stampa, ma di sicuro lui non fa nulla per la costruzione di uno stato sociale e legale. «In Slovacchia, viviamo in una bolla, ci occupiamo solo di noi stessi. Ma quando guardiamo ai media di tutto il mondo, ognuno di essi riporta titoli cubitali sulla mafia nell’ufficio del governo [slovacco]». Potete guardare i giornali tedeschi, italiani o britannici, ma la cosa non cambia: non si trova un importante organo di stampa del mondo che sulla copertina non informi di quel che sta succedendo in Slovacchia», ha detto, e Fico «fa la figura del galoppino della mafia».


All’alba di questa mattina diverse unità speciali di polizia della NAKA, l’agenzia nazionale anticrimine, con il coordinamento del capo della polizia Tibor Gaspar (foto, da video Tasr), hanno fatto irruzione in diversi locali tra Trebvisov e Michalovce, nella regione di Kosice, in particolare nella casa di Antonino Vadalà, che è stato arrestato con il fratello Bruno, e nell’abitazione di Pietro Catroppa, anche lui fermato e portato in centrale. Nel complesso, i raid della NAKA avrebbero portato al fermo di sette persone, sembrerebbe tutti di nazionalità italiana.

Omicidio del giornalista Kuciak, fermati i fratelli Antonio e Bruno Vadalà e il cugino Pietro Catroppa

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Aggiornamento. Questi i nomi dei fermati: Antonino Vadalà (42 anni), Sebastiano Vadalà (45), Bruno Vadalà (40), Diego Rodà (62), Antonio Rodà (58),Pietro Catroppa (26) e un altro omonimo Pietro Catroppa (54 anni).

Nel corso di una conferenza stampa nel pomeriggio di ieri il capo della polizia Tibor Gaspar aveva confermato l’arresto e la messa sotto accusa di un uomo, in connessione con l’omicidio del giornalista Ján Kuciak e della fidanzata Martina Kušnírová. Il lavoro degli agenti, svolto la notte precedente intorno al villaggio di Velka Mača, dove i due sono stati trovati uccisi nella loro casa, era partito da informazioni provenienti dalla documentazione di altri reati, in particolare su due persone a lungo sospettate di reati di droga, che tra loro avevano sostenuto di dover prendere le armi e andare al villaggio di Velka Mača. Un residente aveva detto alla polizia di aver visto almeno una persona che venerdì ha attraversato un terreno, ha saltato la recinzione ed è salita in macchina. Ma oggi la pista è stata scartata, perché non consistente con il doppio omicidio a sangue freddo.

Slovacchia sotto shock per l’omicidio in stile mafioso di un giovane giornalista

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Questa è la casa all’indirizzo Ružová 12 a Trebišov, in cui risultano residenti, secondo il registro delle imprese, sia i due Vadalà che Pietro Catroppa.

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Gli agenti di polizia avevano anche effettuato diverse visite a domicilio e sentito diverse persone, trovando tra gli altri 160 grammi di pervitina, una droga della famiglia delle metanfetamine, un proiettile e un’arma da fuoco corta che gli esperti stavano esaminando, oltre a numerose armi da taglio e di altro tipo. Gaspar aveva spiegato, rispondendo a una domanda,  che la squadra investigativa si stava concentrando «intensamente» sulla «pista più probabile, che è correlata con cittadini di nazionalità italiana». Riguardo le richieste dell’opposizione di un suo passo indietro, Gaspar ha detto che deciderà in seguito, « e vi farò sapere». Ma ha anche affermato che ognuno di quelli che chiedono le sue dimissioni «dovrebbe guardarsi allo specchio e chiedersi se non ha mai incontrato l’imprenditore più controverso in Slovacchia».


Questa mattina intanto è stata lanciata su change.org una petizione al Parlamento europeo per «l’invio di una squadra anticrimine indipendente per indagare sull’omicidio di Jan Kuciak e della sua fidanzata Martina Kusnirova». La petizione, che nel momento in cui scriviamo (le 16:00) ha già raggiunto oltre 19.000 firme su un target di 25.000, ricorda che «Jan Kuciak, un giornalista investigativo di 27 anni, era convinto che con il suo lavoro poteva cambiare il corso della corruzione in Slovacchia. Jan stava indagando sulla cooperazione tra la mafia italiana e persone chiave nel governo slovacco e in altre istituzioni governative, le loro attività, l’abuso di fondi europei e l’evasione fiscale». La petizione conclude con un invito chiaro: «Gli slovacchi non hanno fiducia nel loro governo, nella polizia e nel sistema giudiziario e quindi abbiamo bisogno dell’azione di investigatori indipendenti dell’UE».

L’iniziativa è sostenuta anche dalla famiglia Kuciak. Il fratello Jozef ha detto di volere investigatori stranieri «non soggetti all’influenza del potere del governo slovacco». In realtà il Parlamento europeo non ha tale competenza, ma potrebbe mandare in Slovacchia una missione di inchiesta come avvenuto l’anno scorso dopo l’assassinio a Malta della giornalista Daphne Caruana Galizia. Il presidente del PPE Manfred Weber ha presentato a Bruxelles la proposta di inviare una speciale missione del Parlamento europeo in Slovacchia. La Conferenza dei presidenti deciderà la cosa la prossima settimana.


Oggi la procura generale della Repubblica Slovacca ha informato di avere analizzato l’ultimo articolo di Jan Kuciak e di avere trovato nel suo testo, mai completato, ben 73 circostanze di reato.

Secondo l’ex premier Iveta Radicova, intervistata oggi da Sme, tutti coloro coinvolti nello scandalo mafia-governo dovrebbero dimettersi immediatamente dai loro posti, senza ma e senza se. Sulla bontà o meno della strategia adottata dal partito Smer-SD in questa situazione, Radicova dice che Smer-SD ha «la stessa strategia da molto tempo: marketing politico e la creazione di un nemico reale o fittizio da attaccare. Basta ricordare gli attacchi ai rom, poi c’erano gli immigrati, i giornalisti…»,  è «una politica di pressione permanente» che nella situazione attuale «è totalmente impropria».


Il ministro degli Interni, il cui futuro in questi giorni sembra più incerto che mai, scrive su Facebook: «Molti mi avete chiesto cosa significa, in particolare, che sono determinato a fare tutto ciò che è in mio potere per trovare gli assassini e i mandanti di questi omicidi. Da lunedì sono in contatto con le più importanti istituzioni investigative del mondo cui abbiamo chiesto aiuto. Lunedì la polizia ceca e quella italiana hanno preso parte alle indagini, i rappresentanti di Europol hanno confermato il loro sostegno martedì e abbiamo ricevuto la stessa risposta dall’FBI e da Scotland Yard. Nel caso di un omicidio, ogni minuto di vantaggio dell’assassino sulla polizia è molto importante. In questo caso, purtroppo, è un fatto che ci siano stati alcuni giorni tra l’omicidio e la sua scoperta. Sono convinto che scoprire gli assassini dei due giovani, grazie all’immenso schieramento della polizia e di altre forze di sicurezza, sarà un compito da svolgere il prima possibile per consegnare l’autore o gli autori alla giustizia».


Nel frattempo la vita per Mária Trošková, la 30enne modella e assistente di Robert Fico che ieri si è sospesa dal suo incarico di consigliera al governo, teme per la propria incolumità tanto da essersi barricata in casa. La ex socia di Antonino Vadalà, e pare anche fidanzata, che poi ha fatto rapidamente carriera come assistente parlamentare del deputato Smer Viliam Jasan, e poi è finita al fianco del primo ministro Fico, no esce di casa, e lo stesso fa sua madre, terrorizzata da chiamate ed sms che invocano vendetta e morte per l’assistente. Ieri si è rivolta alla polizia per denunciare le minacce, e secondo la mamma ora è sotto la protezione della polizia. Si sarebbe scoperto in queste ore che mentre il segretario del consiglio di sicurezza dello Stato. Viliam Jasan, di cui la Troskova era stata assistente parlamentare, aveva un nullaosta di sicurezza del livello più alto per accedere ai segreti più reconditi della sicurezza di Stato, la Troskova, che pure è stata fotografata mentre partecipava ad incontri del governo, non aveva invece alcun nullaosta e anzi sembrerebbe che i servizi segreti non si siano nemmeno occupati di lei quando è stata assunta nell’ufficio del primo ministro.

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E la Commissione europea ha avvertito il governo di Bratislava dell’imminente verifica di un potenziale uso improprio dei fondi europei concessi in Slovacchia per il settore agricolo, chiedendo all’esecutivo di Robert Fico la massima cooperazione. A dirlo, in una intervista al quotidiano Welt, il commissario per il bilancio dell’UE, Günther Oettinger. La nostra attenzione è sul caso,  ha detto, e «nel giro di poche settimane potremo dire se ci sono stati abusi», ovvero, come in questo caso, se «pagamenti diretti o indiretti ad agricoltori e imprese agricole dal bilancio europeo siano stati utilizzati per scopi criminali». Oettinger ha continuato dicendo che «L’indipendenza dei media non deve essere compromessa»,aggiungendo che la Commissione è in contatto con il governo slovacco e ritiene che le autorità slovacche faranno il loro lavoro. Tuttavia, ha criticato il «cattivo sviluppo» in corso nel Paese, in quanto «i principali politici in Slovacchia fanno una condanna generale dei media».

Domani 2 marzo sono confermate in numerose città della Slovacchia e anche all’estero delle marce in memoria di Jan Kuciak e Martina Kusnirova. L’evento, che porta il titolo “Non vogliamo tornare agli anni ’90“, ha raccolto l’interesse su Facebook di 28 mila persone, e quasi 10 mila hanno confermato la loro partecipazione. L’appuntamento principale sarà per le 17:00 su piazza Hviezdoslav a Bratislava, ma qui si può leggere l’elenco completo delle località in cui si svolgerà un incontro per commemorare il coraggioso giornalista e la sua sfortunata compagna. Sul sito fici.sk si trovano tutti gli eventi Facebook degli eventi nelle diverse località.


Per domenica gli organizzatori del Festival Pohoda, la più grande manifestazione musicale in Slovacchia, hanno deciso di promuovere un concerto “per la libertà di parola e Jan Kuciak” che si terrà nella piazza principale (Hlavne namestie) di Bratislava. Appuntamento domenica 4 marzo alle 17.00. Sul palco del “Concerto per Jan e Martina” saranno David Koller, Vec, Bez ladu a skladu, Korben Dallas, Živé kvety, Billy Barman, Para, Longital, Modré hory, Muzička. Jozef Lupták, e Marián Svetlík e Andrej Baran con una composizione di Marián Varga, il leggendario artista scomparso lo scorso agosto.


L’ultimo articolo di Jan Kuciak prima dell’omicidio: l’ombra della n’drangheta sulla Slovacchia

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Una nuova pista

In ogni caso, nelle ultime ore è uscita una nuova potenziale pista per arrivare a scoprire i colpevoli del duplice omicidio di Kuciak e Kusnirova, che a questo punto potrebbe non essere riconducibile ai calabresi. Si tratta di una pista che porta alla Corte Suprema, di cui ha accennato anche il capo della polizia Tibor Gaspar.

Si tratta in particolare dell’accusa di un pubblicista, tale Radovan Bránik, che in una intervista per il sito ceco Aktualne.cz ha giudicato poco credibile ricondurre l’omicidio del giornalista Kuciak e della sua ragazza a un affare di mafia, una cosa per lui priva di senso. Secondo Bránik si dovrebbe invece cercare tra i giudici della Corte Suprema intorno ai quali si è creata una “casta” di aziende potenti, che «non vorrei chiamare “mafia”», che pagano i giudici per “sistemare” le loro cause e uscirne illese con sentenze del tutto improbabili. Una manipolazione di dossier e verdetti che ha creato di fatto «uno Stato dentro lo Stato». Il sistema, creato da tempo dai politici per trarne profitto, oggi «vive di vita indipendente e anche il primo ministro Fico o il ministro degli Interni Kalinak stessi ne hanno paura». Secondo Bránik, la sfortuna di Kuciak è stata di essere una vittima collaterale e con il minimo rischio per proteggere i segreti del sistema dalla divulgazione.

(La Redazione)

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