Detti e proverbi – Keď sa šťastie unaví, sadne si aj na vola

Gentili lettori e appassionati dei detti e proverbi, oggi vi presento un paio di detti un po’ particolari.

 

Keď sa šťastie unaví, sadne aj na vola.

È uno di quei detti di cui traduzione può mettere in difficoltà i non madrelingua, come tutte le frasi contenenti la parola šťastie. Perciò prima provo a spiegarvi questa parola e del perché del dilemma della traduzione.

Šťastie può significare sia “felicità” che “fortuna”, a seconda del contesto, e per esprimere se uno è felice o fortunato in slovacco si cambia il verbo ausiliare: byť šťastný significa essere felice, mentre mať šťastie vuol dire avere fortuna. Si ci sentiamo augurare “veľa šťastia“, può benissimo trattarsi di un augurio sia di tanta felicità che di tanta fortuna (non entrambe insieme però): se vi stanno facendo gli auguri di buon compleanno, s’intende felicità; se state partendo per una gara, si parla di fortuna.

Nella frase “Ešte šťastie, že…, „Meno male/Per fortuna che…“, come anche nella frase Ten má ale šťastie! „Che fortuna che ha quello!“ parliamo di fortuna, come si capisce già dalla traduzione.

La forma negativa, nešťastie, nella maggior parte dei casi non indica la „sfortuna“, bensì una disgrazia, un disastro: stalo sa nešťastie significa „è accaduta una disgrazia“.

Torniamo dunque al nostro proverbio Keď sa šťastie unaví, sadne si aj na vola, dove la protagonista è la Fortuna. Anziché considerare che possa “essere cieca”, si presume invece che la Fortuna possa avere i suoi alti e bassi, legati forse al cambio di stagione, forse al suo umore, a noi umani non è concesso di saperlo. In ogni caso, il nostro detto dice letteralmente che “se la Fortuna si dovesse stancare, si potrebbe posare anche su un bue”.

È più facile che lo sentiate pronunciato solo nella sua prima parte (Keď sa šťastie unaví…), in special modo come espressione autoironica, oppure pronunciato con una punta d’invidia.

Chiaramente trattasi di una discriminazione e incostituzionalità, vi spiego perché. Se davanti alla legge siamo tutti uguali, anche per la statistica dovremmo avere tutti la stessa probabilità di “essere baciati dalla Fortuna”, ma i nostri avi sapevano che qui la statistica non tiene. La Fortuna copre generalmente sempre le stesse persone, sembra che alcune la attirino, insomma che ci siano delle persone fortunate. Perciò, per essere “toccato” dalla Fortuna, un “bue” qualsiasi può solo sperare che la Fortuna, mentre gli passa accanto, sia davvero molto ma molto stanca, che in quel preciso momento non ci sia nessuno dei suoi prediletti nelle vicinanze, e perciò che sia obbligata a posarsi sulla prima groppa che capita, come se fosse un uccellino, per riposarsi. Sulla groppa del nostro “bue”, appunto. E mentre riposa, che copra il “fortunato bue” della sua benefica magia.

A volte, al posto del bue, nel detto viene inserito un altro animale: un asino (osol), un somaro (somár) o anche un montone (baran). Se in Slovacchia ci fossero degli ippopotami, sono sicura che sarebbero inclusi anche loro!


Foto: Dario Fabris

Il detto Keď sa šťastie unaví… viene citato nella bellissima canzone C’est la vie di Miroslav Žbirka:

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Začínam byť zvedavý
či sa šťastie unaví
či ma osloví
ako v prísloví
či len mávne: C’est la vie!…

Comincio ad essere curioso
se la fortuna si stanca
se mi avvicina
come nel proverbio
oppure farà solo un cenno: C’est la vie!…


 

Mi ispiro a questa canzone di Miro Žbirka per presentarvi un altro modo di dire:

špliechať/striekať (komu) na maják

Quando uno ci sembra un po’ fuori testa, fuori di sé per un momento, una volta si usava dire che “gli schizza sul faro”, špliecha/strieka mu na maják. Un modo di dire davvero bizzarro considerando che la Slovacchia non ha sbocco sul mare e di conseguenza non ha neanche dei fari.

Forse il detto potrebbe essere nato grazie a qualche marinaio rientrato da lunghe navigazioni che narrava di fari e di grandi burrasche. Se immaginiamo una burrasca davvero enorme che riesca a oscurare anche la luce del faro, la razionalità, possiamo dire che uno temporaneamente “perde il lume” e di conseguenza è smarrito, si comporta in modo inusuale, senza una luce che lo guidi ed è in balia delle forze della natura, ovvero delle emozioni.

È un modo di dire forse un po’ antico, molto informale e da usarsi con attenzione: se non usato come autocritica, potrebbe risultare offensivo.

I nostri lettori più appassionati si ricorderanno che abbiamo già affrontato alcuni detti di questo tipo, nell’articolo del 27 ottobre 2017.


 

E per concludere aggiungo un altro detto usato dalle persone stressate, sperando che leggendo questo articolo un po’ spensierato vi siate rilassati un po’.

liezť (komu) na city, liezť (komu) na nervy

Letteralmente “arrampicarsi sulle emozioni (di qualcuno)”, o “arrampicarsi sui nervi (di qualcuno)”, vuol dire semplicemente che qualcuno è snervato, rotto, infastidito da qualcosa.

Qualche esempio pratico:

Lezie mi na city, že… „Mi infastidisce parecchio che…”

Lezieš mi na nervy! „Mi stai dando sui nervi! Mi stai rompendo!“

Anche questo è un modo di dire informale, usato spesso nel contesto familiare.

Chissà perché oggigiorno ci dà quasi tutto fastidio…?

 

(Michaela Šebőková Vannini  ―  vedi il suo blog)

Foto pixabay, Ben Salter cc by, wikipedia cc by, Dario Fabris, shirol50 CC0

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