Jan Kuciak si era occupato di legami tra la ‘ndrangheta italiana e la politica slovacca

Mentre le indagini di polizia sono appena iniziate sull’omicidio del giornalista Jan Kuciak e sulla sua fidanzata Martina Kusnirova, ed è ancora troppo presto per dire niente di serio, tendono a cadere le ipotesi fatte in un primo momento di un possibile collegamento con gli ultimi articoli pubblicati dal giornalista investigativo sul portale di informazione Aktuality.sk. In particolare si era citato un caso di grande frode fiscale in cui sarebbero state coinvolte aziende riconducibili all’imprenditore Marian Kocner, noto per essere vicino al partito di governo Smer e per passate frequentazioni poco salutari di ambienti vicini al malaffare. Si fanno invece più consistenti le voci sulle indagini che Kuciak aveva in corso da tempo, riguardo le attività della ‘ndrangheta calabrese che in Slovacchia sarebbe interessata ai fondi europei, in particolare per il settore agricolo, soldi vengono incassati qui e che poi verrebbero spediti dritti in Calabria. A questo riguardo sono stati riportati su diversi media i passati legami dei “rappresentanti” della ‘ndrangheta, che fanno base nell’est della Slovacchia tra Michalovce e Trebisov, con Maria Troskova, principale consigliera del primo ministro Robert Fico.

Dell’interesse di Kuciak per le questioni di mafia italiana in Slovacchia ne aveva accennato ieri su Politico.eu il giornalista investigativo Tom Nicholson, che aveva lavorato sul tema e fatto ricerche nella Slovacchia dell’est su un paio di famiglie che hanno diverse attività nell’area fin dagli anni ’90, e aveva dato degli spunti e suggerimenti al collega. Non aveva idea che sarebbe poi finita in questo modo. Secondo Nicholson, il capo del gruppo mafioso avrebbe pubblicato in passato su Facebook, e poi rimosso, un post in cui suggeriva ai suoi contatti tre nomi di politici da votare prima delle elezioni del 2016, tutti e tre del partito Smer-SD del primo ministro. Un segnale chiaro, secondo lui, della vicinanza di queste persone a quel partito. Che dagli anni Novanta avrebbero costruito, anno dopo anno, relazioni e conoscenze con i politici, in modo da poter influenzare, qualunque partito sia al governo, la distribuzione dei fondi europei.

Spiegando meglio il suo pensiero su un articolo per Dennik N, Nicholson diceva che al loro arrivo gli italiani avrebbero comprato le vecchie cooperative agricole, allo sbando dopo la fine del socialismo, le hanno messe insieme e poi hanno chiesto fondi europei fingendo di crescere su quelle terre cereali biologici. Com’è possibile che nessuno li abbia scoperti? Non è difficile, se nel sistema sono coinvolte anche le autorità, e il tutto funziona senza assolutamente nessun controllo pubblico. Dal registro centrale sappiamo chi è il beneficiario dei fondi, ma non vediamo la documentazione dei richiedenti e le offerte per gli appalti pubblici: è lì che “è sepolto il cane”, come si dice in slovacco. Ci sono quelle tre o quattro società e c’è sempre qualcuna di esse che vince, questi sono i gruppi che decidono e incassano tutti i fondi europei. Nicholson spiega anche il perché i politici e chi deve controllare alla fine non fa nulla. «O sono coinvolti, o sanno che è meglio lasciare fare, o avranno solo problemi».

A fare i nomi di quelle famiglie calabresi è stato questa mattina su Postoj il giornalista economico Fero Mucka, già vice direttore di diversi giornali e riviste slovacche. Lui fa un riassunto della storia di queste famiglie in Calabria, e ne racconta le vicissitudini tra affari, collusioni, manipolazione di appalti a partire dalla loro origine, a Bova Marina. Per continuare con le loro attività in Slovacchia, decine di aziende strettamente collegate, cui si aggiungono alcune altre società ‘contigue’. E le connessioni con Maria Troskova e la politica al massimo livello. Il “modello di business” di tali aziende, scrive Mucka, è semplice: incassare soldi con il minore sforzo possibile, quasi sempre fondi dell’UE dell’Agenzia per i pagamenti agricoli. E si tratta di decine di milioni di euro in sussidi per l’agricoltura locale, ogni tanto finiti anche a pagare altri sfizi, come delle fiammanti Ferrari. Un tale ammontare di fondi a imprese tra loro interconnesse, non poteva sfuggire all’attenzione dell’agenzia pagatrice o degli agenti dei servizi segreti, secondo Mucka, che ritiene coinvolto il partito Smer nel proteggere il business.

Un giornalista del quotidiano Sme ha intanto testimoniato alla polizia di questi collegamenti in relazione alle indagini sull’omicidio di Kuciak. E ha parlato dei calabresi e della consigliera di Fico, la Troskova, che anni fa era in società proprio con il principale esponente dei calabresi nella Slovacchia orientale. La polizia italiana avrebbe registrato telefonate tra l’uomo della ‘ndrangheta e il boss regionale, ora in prigione, ma queste informazioni non sono bastate per aprire un procedimento contro di lui. A un’altra società, monitorata l’anno scorso dai servizi segreti, era invece legato Viliam Jasan, ex deputato di Smer ed attuale capo della gestione delle crisi e della sicurezza all’ufficio del governo. Le società del calabrese e dei suoi accoliti sono attive, oltre che nell’agrobusiness, anche nell’energia fotovoltaica, un altro settore ricco di sussidi e per i cui progetti egli avrebbe impiegato la Troskova. Che nel 2014 entra nell’ambiente politico come assistente parlamentare di Jasan. E un anno dopo arriva nell’ufficio di governo dove ora è consigliere capo. Secondo l’articolo, il primo ministro Robert Fico non ha mai spiegato come l’ha scelta e nessuno sa bene quale sia il suo lavoro.

In una conferenza stampa presso l’ufficio del governo, Robert Fico, che appariva (qui il video) accompagnato dal ministro degli Interni Robert Kalinak (entrambi di Smer-SD) e dal capo della polizia Tibor Gaspar, ha difeso la Troskova, dicendo che le informazioni pubblicate sui media nelle ultime ore sono vecchie e inconsistenti, oltre che ampiamente conosciute. Sull’ex deputato Jasan ha detto che prima di agire deve aspettare i risultati delle indagini. Alla domanda di un giornalista ha risposto che Jasan ha un’abilitazione di sicurezza a un livello strettamente segreto. Gaspar non ha voluto dire se e come la polizia stia indagando queste persone presumibilmente connesse con la ‘ndrangheta, ma ha detto che le informazioni saranno tenute in considerazione. Nella conferenza stampa, il premier Fico ha fatto anche spettacolo, mostrando su un tavolino intarsiato cumuli di banconote, cioè il milione di euro promesso a chi fornirà informazioni per arrivare all’arresto dei colpevoli del brutale omicidio di Jan Kuciak e della sua compagna, con la quale si sarebbe sposato questa primavera.

Nel frattempo, ieri, quando ancora i sospetti legati ai calabresi non erano ancora pubblici, il procuratore generale Jaromir Ciznar ha affermato «scatenerò l’inferno» se venisse confermato che Kuciak è stato assassinato per il suo lavoro. Perché allora significa che la Slovacchia non è uno Stato di diritto democratico, come molti sostengono che sia. Ciznar ha invitato i giornalisti a farsi avanti se registrano un solo accenno di minaccia contro di loro. La porta del suo ufficio sarà sempre aperta per loro, ha affermato, spiegando che il suo ufficio è occupato con il caso di un giornalista trovato morto in casa con un messaggio che “trasuda” di intimidazione. L’ufficio del procuratore generale esaminerà anche le azioni intraprese dalle forze dell’ordine sulle presunte minacce dell’imprenditrice Marian Kocner contro Jan Kuciak, anche se Ciznar considera il collegamento tra i due fatti “insensato”.

Questo pomeriggio il capo della polizia Gaspar ha detto che la squadra incaricata delle indagini ha interrogato circa 20 testimoni e si è rivolta anche alle autorità ceche e italiane e all’Europol. Intanto, gli agenti stanno esaminando le registrazioni delle telecamere di sicurezza nel villaggio di Velka Maca, dove i due sono stati uccisi, e attendono i risultati delle analisi delle comunicazioni elettroniche e delle chiamate telefoniche. Sulla linea speciale aperta dalla polizia per le informazioni sul caso, sono state ricevute 23 telefonate e anche alcune e-mail, ha detto Gaspar.

Il sito web Aktuality.sk, per il quale il giornalista assassinato lavorava, ha annunciato ieri che pubblicherà molto presto l’articolo incompleto di Kuciak sugli affari della ‘ndrangheta in Slovacchia e i suoi legami con la politica slovacca.

 

(La Redazione)

Foto sotto al titolo: Filip Struharik@twitter

 

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