Fico: non ratificherò la Convenzione di Istanbul

Il premier Robert Fico, leader del maggior partito slovacco, il socialdemocratico Smer-SD, ha confermato nei giorni scorsi la sua intenzione di non ratificare la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica, conosciuta come Convenzione di Istanbul. Fico dice di non essere d’accordo con il contenuto della Convenzione riguardo la definizione di matrimonio, che è chiaramente in conflitto con la formulazione inserita nella Costituzione slovacca alcuni anni fa, la quale stabilisce che il matrimonio è unicamente una unione tra un uomo e una donna. Fico ha affermato che la sua è una posizione condivisa dai socialdemocratici e dagli altri due partiti di governo, il Partito Nazionale Slovacco (SNS) e i moderati conservatori di Most-Hid nel contrastare lo stereotipo dell’uguaglianza di genere che vuole smantellare i ruoli tradizionali dell’uomo e della donna nella famiglia.

«Finché sarò primo ministro» «non darò mai il consenso a presentare questo accordo per la ratifica», ha detto Fico in una conferenza stampa, scandendo a chiare lettere per i cronisti: «mai e poi mai». Nonostante questo, egli si è detto disponibile a recepire nella legislazione nazionale ogni altra utile disposizione della Convenzione di Istanbul che non sia in contrasto con le leggi slovacche. Secondo la sua stessa ammissione, si tratterebbe di una percentuale del «98-99% delle disposizioni della Convenzione» su cui lui si impegna a lavorare e modificare le norme slovacche se ritenute meno garantiste di quelle internazionali per la protezione delle donne dalla violenza e gli abusi.

La Slovacchia aveva aderito alla Convenzione di Istanbul nel 2011 con il governo di centro-destra di Iveta Radicova (2010-2012), ma non l’aveva ratificata. Fico ha sottolineato il diritto del suo governo di non ratificarla, adducendo il diritto alla difesa contro norme che toccano la sensibilità e le convinzioni delle persone nei singoli Stati membri.

In precedenza, anche il partito SNS aveva fatto sentire la sua voce sulla questione, affermando attraverso il capogruppo al Parlamento Tibor Bernatak di essere decisamente a favore di una maggiore protezione delle donne, ma di essere del tutto contrario a una apertura alla teoria dei gender e alla possibile futura registrazione delle coppie dello stesso sesso. La Convenzione istituisce una distinzione tra sesso e genere, in cui un maschio può dichiararsi femmina, poi sposare un altro maschio e adottare bambini: questo, dice Bernatak è un grosso rischio. Come lo è una possibile apertura a misure di sostegno dei cambiamenti nei modelli sociali e culturali di comportamento delle donne e degli uomini, contrari ad abitudini e tradizioni radicate.

Anche il partito di opposizione OLaNO ha espresso la sua contrarietà alla Convenzione. Gli sforzi per combattere la violenza contro le donne, ha detto la presidente della commissione parlamentare per i diritti umani Anna Veresova, vanno disgiunti dai rischi di un documento che è stato «cucito con un ago rovente e un filo infuocato» e che diversi paesi vi hanno aderito in fretta ma poi non l’hanno ancora ratificato. Veresova ha gradito l’iniziativa delle Chiese cristiane nel chiedere al governo di ritirarsi dalla Convenzione che, nota, invita alle ideologie di genere.

Il Movimento Cristiano-Democratico (KDH) ha elogiato il governo di Robert Fico per la sua decisione. Il partito KDH, che era stato il promotore della modifica costituzionale sulla formulazione di famiglia, si è detto contento che il governo non ratificherà la Convenzione e chiede a Fico di onorare il suo impegno ritirando la Slovacchia dalla Convenzione.

Le Chiese cristiane, a partire dalla Conferenza episcopale slovacca, vorrebbero che il governo ritiri la propria firma dalla Convenzione di Istanbul. Dopo un accordo comune preso in una riunione il 13 febbraio, l’invito è spiegato ai fedeli nelle omelie in tutte le chiese del paese domenica 25 febbraio.

Amnesty International ha definito le dichiarazioni di Robert Fico un «modesto ritorno alla retorica del 2016», quando l’opinione pubblica slovacca era sopraffatta da dichiarazioni simili sulla minaccia di una «invasione dai musulmani», nonostante i musulmani in Slovacchia siano poche migliaia.

(La Redazione)

Foto Denis Bocquet cc by

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