Detti e proverbi – Vrana zostane čierna, aj keby si ju v snehu vyváľal

Gentili lettori di Buongiorno Slovacchia,

oggi ritorniamo con qualche detto slovacco con protagonisti i volatili, in particolare le cornacchie.

Scrissi già l’altra volta che anni fa i campi innevati della pianura danubiana erano spesso colorati di nero: erano gli stormi di cornacchie, vrany, che vi venivano a trascorrere il periodo più freddo dell’anno. Negli ultimi anni si nota che alcune cornacchie si fermano tutto l’anno, ma anche che la quantità di questi uccelli sui nostri campi invernali è diminuita parecchio. Va considerato che vrana non è un uccello che viene cacciato, dunque i cacciatori non possono avere alcuna responsabilità in questo cambiamento, e che è un volatile che ben si adatta al territorio e difficilmente cambia abitudini. Rimane il fatto che gli inverni non sono più così freddi come una volta, e la cornacchia non sarà costretta a spostarsi verso climi più miti (che per lei era quello della pianura danubiana). Adesso affrontiamo insieme alcuni detti che – se la cornacchia non si vedrà più in giro – purtroppo presto faranno parte dei detti “d’epoca”.


Vrana zostane čierna, aj keby si ju v snehu vyváľal.

Un detto molto bianco-nero (senza alcuna allusione al Campionato italiano!) e invernale. Immaginatevi la scena: si prende una cornacchia collaborativa, si rotola ben bene nella neve bianca immacolata, dopodiché il corvoide si osserva con attenzione: vi pare che grazie a questo trattamento vrana sia diventata bianca? Certo che no! È rimasta forse un po‘ bagnata (ma neanche, visto che le penne sono ben ricoperte di grasso), ma per il resto è come prima, nera fino alla punta del becco. Questo detto è sì divertente, ma nello stesso tempo molto profondo: quello che siamo non si cancella cambiando l’aspetto esteriore, il modo di parlare o assumendo una posa. O rotolandosi nella neve. „La cornacchia rimane comunque nera, anche se tu la rotolassi nella neve!“


Biela vrana, čierna ovca.

La persona che in qualche modo è diversa dagli altri, e questa sua diversità è recepita negativamente, in italiano si indica spesso come una „pecora nera“, čierna ovca. Le pecore in generale sono di colore chiaro e avere un mantello nero sicuramente rende la pecora molto ben visibile. Se la pecora il suo mantello lo avesse tinto da sola, sarebbe certamente – oltre ad essere scansata – anche criticata per cattivo gusto ed esibizionismo. Devo ammettere che non sapevo che realmente esistessero delle pecore dal mantello nero e che non fosse solo un modo di dire.

Gli slovacchi, oltre all’espressione “pecora nera”, čierna ovca utilizzano anche la versione di colore opposto, biela vrana, “cornacchia bianca”. Ma in italiano esiste anche “la mosca bianca”, un’espressione che in slovacco non ho mai sentito… Non saprei se è più difficile per una cornacchia essere bianca o piuttosto per una pecora essere nera, in entrambi i casi la vita sarà certamente dura, in mezzo a cornacchie tutte nere o pecore tutte bianche. Ricordate la storia del brutto anatroccolo? O di Kalimero, il pulcino nero? Le persone che spiccano dalla massa sono spesso viste con un occhio di scherno, vengono giudicate e difficilmente sono capite, a volte soltanto perché sono particolari, diverse dalle altre, e perché nonostante rispettino le leggi, vivono o ragionano fuori dai canoni consueti. Ma dobbiamo pure ammettere che senza un essere umano che ha quella scintilla in più, senza le varie pecore nere o cornacchie bianche con inventiva e creatività, l’umanità non si sarebbe evoluta, non ci sarebbe la tecnologia, oppure la scienza, non ci sarebbe neppure l’arte.


Psa nepreštekáš, vranu neprekrákaš, ženu neprehašteríš.

Per questo detto è davvero difficile fare una traduzione letterale. La lingua slovacca qui si mostra particolarmente malleabile, combina la negazione (ne-, non) con un prefisso (pre-, sopra, su) e il verbo. Proviamoci: Psa nepreštekáš, „non potrai battere un cane abbaiando più forte di lui“, vranu neprekrákaš, „non potrai battere una cornacchia gracchiando meglio di lei“, ženu neprehašteríš, „non potrai battere una donna litigando con più destrezza di lei.“ Mi sono presa la libertà di inserirci alcuni avverbi che in slovacco non risultano (più forte, meglio, con più destrezza), per rendere l’idea del contenuto. La conclusione: nessuno abbia bene come un cane, nessuno gracchia bene come una cornacchia, nessuno litiga meglio di una donna. In quanto donna, su quest’ultima parte avrei da obbiettare, ma lasciamo perdere. I detti riportano sempre esempi esagerati, non è così?

(Michaela Šebőková Vannini  ―  vedi il suo blog)

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