Detti e proverbi – Zima ako na Sibíri

Gentili lettori di Buongiorno Slovacchia,

oggi il filo rosso dei nostri detti e modi di dire slovacchi ci porta nei paesi e luoghi lontani. Continueremo alla scoperta di questo genere di detti anche nelle prossime puntate.

FA FREDDO!

Ho aspettato febbraio, come mese più freddo dell’anno, per presentarvi i primi di questi detti. Non sarà certo questo il momento migliore, viste le temperature quasi primaverili, ma andiamo avanti.


Zima ako na Sibíri

Quando fa tanto ma tanto freddo, gli slovacchi dicono che „fa freddo come in Siberia“, je zima ako na Sibíri. La Siberia è una zona notoriamente fredda, nominata spesso nell’ex Cecoslovacchia per via delle notizie sulle deportazioni dei dissidenti e in generale degli avversari del regime comunista. In generale, con questo detto ci immaginiamo tanti gradi sotto zero, possibilmente accompagnati dal vento, per un divertimento maggiore. Parliamo perciò di temperatura esterna.

…lo sapevate che in Slovacchia i venti non vengono chiamati con i loro nomi come in Italia (dove poi il nome cambia da regione a regione se non erro), la tramontana, la bora, il libeccio, il maestrale, lo scirocco eccetera, ma esclusivamente con la descrizione della loro direzione? Il vento freddo proviene da nord-ovest, e si chiama severozápadný vietor, mentre quello caldo che giunge da sud-est prende il nome di juhovýchodný vietor. Naturalmente può esserci anche severnýjužný vietor (da nord o da sud).

Quando invece vogliamo riferirci al freddo all’interno di un edificio, possiamo dire je tu zima ako v psinci. La parola psinec deriva dalla parola pes, cane e descrive il luogo dove una volta venivano richiusi i cani randagi: il canile, perciò letteralmente stiamo dicendo “qui fa freddo come in un canile”. Dal nostro detto si capisce che nei canili la temperatura abitualmente non veniva tenuta molto alta; in effetti i canili di una volta non svolgevano ancora il ruolo nobile di “DOG HOTEL”, albergo o pensione per cani, dove il riscaldamento è richiesto (ma spesso a supplemento). A differenza da je zima ako na Sibíri, il detto je tu zima ako v psinci è da usarsi esclusivamente in un dialogo informale.

Fate attenzione a non scambiare questa parola, psinec, con la parola psina, che sembra quasi un psinec al femminile, invece ha un significato del tutto diverso. Approfitto di questo per fare una piccola deviazione.


Zima ako v ruskom filme

Se per qualcuno il freddo siberiano non fosse sufficiente, potrebbe sfogarsi con il detto più recente, je zima ako v ruskom filme, “fa freddo come in un film russo”. Parliamo di un freddo estremo, crudele, nella natura e forse anche da altre parti. A ognuno la propria considerazione.


Je to/tu psina. Je to/tu sranda

Significano entrambi “è una cosa/luogo/posto/compagnia divertente”. Je to psina/sranda si può benissimo usare tra amici. Cambia molto il significato se lo sentite abbinato al verbo fare, robiť: Robiť si (z niekoho, niečoho) srandu, Robiť si (z niekoho, niečoho) psinu, significa farsi beffe di qualcuno o qualcosa, in modo piuttosto bonario. Se si passa a prendere in giro qualcuno in maniera più cattiva, si dice Robiť si (z niekoho, niečoho) dobrý deň (va bene anche in un dialogo formale ma è abbastanza pungente).

Se invece doveste sentire la parola psinka, non confondetevi immaginando una psina piccola, ovvero una qualche forma di “divertimento in modalità contenuta”; psinka in realtà è una pericolosa malattia virale che colpisce i cani, il cimurro.


Smrad ako v Carihrade

Torniamo a noi, cioè rifacciamo un piccolo viaggio per i nostri detti. Questa volta andiamo a sud, o meglio a sud-est, all’antica Costantinopoli, chiamata in slovacco Carihrad e poi divenuta l’odierna Istanbul.

Deve essere stato qualche mercante dei tempi lontani, di ritorno da un viaggio d’affari, o un monaco che rimpatriava da un pellegrinaggio, a imprimere negli slovacchi l’idea che Carihrad è una città talmente puzzolente che può diventare un modo di dire. Je tu smrad ako v Carihrade, „c’è puzza come a Costantinopoli” si riferisce agli ambienti che hanno cattivo odore, senza ventilazione, probabilmente con forti e stagnanti odori corporei. Così come forse doveva risultare una megalopoli a una persona semplice proveniente dalla campagna, dove sicuramente l’odore di stalla o di letame non veniva definito “puzza”, mentre l’olezzo corporeo di un’immensità di esseri umana accalcati a vivere in poco spazio poteva risultare davvero inusuale e spaventosamente cattivo.

Non sono mai stata a Costantinopoli, ma ho visitato alcune città italiane con storia millenaria, e in pochi vicoli è possibile ancora riscontrare un odore antico, penetrato nei muri, dei bagni pubblici, se pur non più in uso. Non posso dire che fosse un’esperienza positiva, ma era pur sempre un’esperienza. Gli odori ci rimangono nella memoria come anche nelle fibre dei nostri vestiti, pensate solo all’odore del fritto della domenica, o quello dell’acetone quando verniciate la cuccia del cane, e gli ospedali sanno di disinfettante, le scuole di libri, di bambini e una volta sapevano anche di gessetto, i ristoranti ricordano tutti i pasti cucinati (anche se oggigiorno, grazie ai nuovi sistemi di ventilazione, questo non è più vero in maggior parte degli esercizi). Così in Slovacchia una volta si puzzava di fumo nel periodo in cui si affumicavano le salsicce, e di cavoli se in casa si teneva l’apposito vaso in coccio per la stagionatura di crauti. Ma anche questi, per noi nati in Slovacchia, non vengono definiti puzza, neanche odore, ma fanno parte del nostro modo di essere, e col passare del tempo diventano praticamente… aromi.

Mia mamma pochi giorni fa ha esclamato: “Ecco finalmente l’odore di una casa italiana!” Sul fornello c’era la padella con olio extravergine e uno spicchio d’aglio che lentamente si stava colorando… uno dei profumi che ho imparato ad apprezzare da quando vivo in Italia.

(Michaela Šebőková Vannini  ―  vedi il suo blog)

Foto Imilo CC0, pixabay CC0,
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